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(26 Febbraio 2011) Enzo Apicella
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(10 Giugno 2009)

Mi è capitato di sentire Ferrando durante la campagna elettorale. Ai due giornalisti che lo interrogavano spiegava l'essenza dell'internazionalismo proletario e l'assoluta purezza del Partito di cui è Segretario, un partito che si è scavata una nicchia nel profondo dell'elettorato comunista più intransigente ma anche più dogmatico. Mi domandavo se spera di accrescere i suoi consensi e fino a quando dal momento che i gruppi dirigenti che guidano i partiti della sinistra che ho fin qui conosciuto non amano che il loro giocattolino possa crescere fino al punto di esprimere nuovi dirigenti e di diventare "incontrollabili".

Conosco vicende che sono la prova delle responsabilità interne al partiti della sinistra dei tracolli elettorali.

Una giovane donna, ginecologa, dirigente di un centro che assiste le donne specialmente più povere e più sole, viene reclutata e proposta candidata al consiglio comunale. Tutto va bene fino a quando non viene eletta e diventa oggetto di sospettoso ostracismo della Federazione. Non viene invitata alle riunioni più importanti, non viene utilizzata per assemblee, riunioni, comizi. Si fa di tutto per cancellarne ogni traccia di presenza.

Un'altra persona viene candidata alle elezioni regionali in un paese in cui la sua famiglia gode di prestigio. Viene eletta con un mare di voti. Ma è destinata ad essere usata e buttata via dal momento che, nel gruppo dirigente del Partito (in questo caso il vecchio PCI) c'è un accordo tra sei o sette persone per spartirsi tutte le candidature, gli incarichi, arrivando a stabilire il numero di legislature che ognuno di loro dovrà fare. Quando gli accordi di questo tipo si rompono si aprono varchi temporanei per una novità oppure succede che uno del gruppo a poco a poco si "mangia" tutti gli altri e decide di regnare da solo.

Insomma, ci sono responsabilità soggettive degli apparati dei partiti comunisti nell'insuccesso elettorale anche se naturalmente non sono le sole e forse neppure le più importanti. Ascoltando in televisione il comizio che Ferrando faceva a due giornalisti mostrando quando dura, pura, adamantina fosse la sua scelta comunista e quanto ci teneva a non farsi contaminare da altri, mi domandavo a che serviva il suo Partitino dello zero cinquanta per cento e lo stesso Ferrando dal momento che non sarebbero serviti mai a niente tranne che a togliere quel pochino che magari potrebbe servire a fare scattare un seggio, un piccolo successo. Credo che ci siano componenti narcisistiche terribili che agiscano per tenere divisa la sinistra. Per quale motivo il gruppo che si riferisce a Bertinotti fa la scissione? Per il motivo che trattasi di un gruppo oligarchico che non tollera di restare in minoranza nel Partito che ha controllato fino al giorno prima del Congresso.

Una volta esisteva l'autocritica ,una sorta di rito religioso con il quale si riconoscevano i propri errori. Ma questi errori erano da cancellare sopratutto se non tollerati dal gruppo dirigente e dal suo "centralismo democratico". Ora non c'è ne più traccia e nessuno riconosce i propri errori. Forse che la Menapace ha riconosciuto di essersi comportata sulle questioni militari esattamente come coloro che aveva criticato per tutta una vita? Qualcuno ha forse riconosciuto gli "errori" compiuti prima nel governo D'Alema e poi in quello di Prodi? Qualcuno si è battuto il petto per la delusione del popolo del venti ottobre? E per i bombardamenti di Belgrado? Molti compagni che conosco da anni hanno votato Di Pietro soltanto perchè sentono in lui quello che vorrebbero sentire dagli esponenti del proprio Partito. Per me sbagliano ma come è possibile risalire dal fondo del pozzo se non facciamo i conti con la realtà e se non indaghiamo fino in fondo su che cosa siamo e come gli altri ci vedono?

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