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L’ONU ad Haiti: repressione contro studenti e lavoratori

(26 Giugno 2009)

Il 4 giugno 2009 la Polizia Nazionale haitiana, coadiuvata dalle truppe ONU della missione MINUSTAH (Missions des Nationes Unies pour Stabilisation en Haïti), ha messo in scena una violenta repressione contro una manifestazione di studenti universitari scesi in piazza per chiedere la pubblicazione della “Legge dell’aumento salariale” adottata dal potere legislativo. Sul campo sono rimasti diversi feriti e fermati; un manifestante è stato raggiunto alla testa da uno sparo.

Gli studenti stanno protestando ormai da mesi, unendosi ai lavoratori in lotta, per ottenere da René Preval, presidente di Haiti, la promulgazione della “Legge dell’aumento salariale”, adottata dopo più di due anni di discussioni dai due rami del parlamento nazionale. Senza l’intervento presidenziale, la legge rimane però lettera morta, dal momento che affinché entri in vigore c’è bisogno della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale.

Studenti e lavoratori hanno manifestato più volte in questi mesi, andando incontro sempre ad una dura repressione, per esigere l’adozione definitiva di un provvedimento essenziale per la stessa sopravvivenza di numerosi settori della popolazione, in particolare dei lavoratori industriali. Il loro stipendio è infatti fermo ai livelli del 2003, mentre al contempo un’inflazione galoppante (che ha toccato soprattutto combustibili e prodotti alimentari) ha ridotto notevolmente il potere d’acquisto dei lavoratori. La retribuzione giornaliera degli operai dell’industria è in media di 70 gourdes (moneta locale) al giorno, l’equivalente di 1.70 dollari. Si calcola che solo per recuperare il potere d’acquisto perso a partire dal 2007 (da quando cioè l’inflazione ha raggiunto livelli altissimi) la paga giornaliera dovrebbe aggirarsi intorno ai 550-600 gourdes. Di fronte ad una situazione drammatica, la “Legge dell’aumento dei salari” prevede aumenti di circa 200 gourdes, ma è evidente che presidente ed industriali non sono disposti a concedere nemmeno questo.

Le organizzazioni imprenditoriali, in particolare quelle riunite nella ADIH (Association des Industries d'Haïti) hanno montato una campagna mediatica contro questa legge, minacciando di licenziare il 50% dei 25000 lavoratori che ad oggi impiegano.

La presenza di forze internazionali sul territorio li aiuta nell’opera di repressione di qualsiasi manifestazione di dissenso. E così già il 1 maggio ai manifestanti le forze di polizia hanno impedito di giungere di fronte al Palazzo Nazionale nella piazza centrale della capitale. Il bilancio fu allora di 70 feriti ospedalizzati e di numerosi altri manifestanti colpiti dalle forze della repressione (già prima del corteo era evidente la volontà del governo di impedire la protesta). Ancora, tra maggio e giugno forze di polizia locali e soldati della missione ONU hanno represso numerose manifestazioni studentesche, arrivando a penetrare nel perimetro della Facoltà di Medicina, contravvenendo così pure la carta costituzionale haitiana.

Da tempo ad Haiti i caschi blu dell’ONU operano senza alcun previo permesso da parte delle autorità locali disimpegnandosi in lavori “sporchi” che nella maggior parte dei casi non balzano nemmeno all’onore delle cronache. Carta stampata e televisioni sono “costretti” a parlarne solo quando di mezzo ci sono massacri o casi assolutamente particolari. Altrimenti rimane tutto coperto dal cosiddetto “segreto operativo”.

Il “modus agendi” del contingente MINUSTAH mostra una volta di più quale sia il ruolo che le missioni ONU svolgono nei più disparati angoli del pianeta. Che si tratti di Libano, ex Jugoslavia o Haiti, appare con sempre maggiore evidenza che adempiono la funzione di prevenire e/o reprimere movimenti, gruppi ed organizzazioni che cercano di opporsi alla pax democratica così “generosamente” offerta/imposta dalla cosiddetta comunità internazionale.

tratta do : http://www.kaosenlared.net/noticia/haiti-minustah-reprime-manifestacion-estudiantil-aumento-salarios

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