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La fiaba dell’occidente e del dittatore pazzo

(1 Ottobre 2009)

Il discorso del presidente iraniano Ahmadinejad all’Assemblea dell’ONU della scorsa settimana, ha fornito ai media l’occasione per riproporre la consueta fiaba del dittatore pazzo che sfida il mondo per avere l’atomica, così da poter “cancellare Israele dalla carta geografica”. Perché poi il “nuovo Hitler”, Ahmadinejad, dovrebbe voler distruggere Israele? È chiaro. Perché è un “fanatico”, parola magica utile a spiegare (anzi, a non spiegare) tutto, e il contrario di tutto.

È il mistero del “Male Puro”, da cui l’Occidente, secondo i media, sarebbe sistematicamente perseguitato. Di fronte a questo Male così radicale ed assoluto, persino i crimini delle multinazionali assumono i contorni di un male relativo, e persino di un “Bene Spurio”.

Che conta se fai fuori qualche milione di persone, quando il tuo movente sono i soldi? Anzi, c’è qualcosa di rassicurante in questa meschinità così umana, a fronte del cieco fanatismo. Perciò via Ahmadinejad, e ben vengano le multinazionali ad arraffare il petrolio ed il gas dell’Iran, che dispone di circa la metà delle risorse di gas del pianeta. Tanto più che l’ala affaristica del regime iraniano - capeggiata da uno dei maggiori esponenti del clepto-clero sciita, l’ayatollah Rafsanjani -, è d’accordo a privatizzare tutto.

Ma fin qui è tutto normale, dato che siamo nel regno della propaganda, che non conosce scrupoli, pudori e mezze misure, specialmente quando ci sono in vista affari di tali proporzioni. L’aspetto strano riguarda invece la pretesa di settori dell’opposizione di poter dissentire dai piani di “attacco preventivo” all’Iran, senza però mettere in questione la rappresentazione mediatica dominante.

Sì, d’accordo, Ahmadinejad è un dittatore fanatico e sanguinario, tipico rappresentante del “fondamentalismo islamico”. D’accordo, vuole lanciare l’atomica su Israele; ma attenti alle “reazioni sproporzionate”.

Di fronte ad una tale potenza argomentativa degli "oppositori" alla guerra, chi potrebbe mai osare ancora di giustificare un “attacco preventivo” degli USA e di Israele contro l’Iran?

Certo, anche i metodi e le mire affaristiche delle corporation sono disdicevoli, ma Ahmadinejad rimane comunque troppo indifendibile. Cosa ci si può fare se gli Americani sono così fortunati da essere sempre in grado di esibire come nemici dei dittatori molto più impresentabili di loro? Tanto più che sono proprio i media americani a presentarceli così impresentabili, quindi abbiamo la garanzia morale del giornalismo anglosassone a confortarci che si tratti proprio della verità.

È chiaro che questo paradosso dell'opposizione che non si oppone, deriva dall'impossibilità di essere anticolonialisti e, al tempo stesso, “occidentali”. L’Occidente è una categoria totalizzante che esclude la stessa possibilità del dissenso, dato che la criminalizza preventivamente. Ci sono quindi parole, come “dittatore”, che fanno scattare sull’attenti, compattando tutti dietro la bandiera dell’Occidente e dei suoi presunti ideali.

È altrettanto chiaro che non bisogna per forza essere dittatori per essere etichettati così, anzi ci sono dittatori effettivi, come l’egiziano Mubarak, che miracolosamente non sono più considerati tali, per il fatto che sono anche “moderati e pragmatici”, cioè fidi vassalli degli USA. Al contrario, Ahmadinejad non è definibile, da nessun punto di vista, un dittatore, poiché è solo un esponente di una complessa e conflittuale oligarchia, al cui interno egli svolge una funzione di mediazione.

Dalla biografia di Ahmadinejad non emana l’aura del mostro ispirato dal Male Puro, semmai il consueto tanfo di “troppo umano”. Negli anni ’80 Ahmadinejad è stato allevato alla scuola dei preti marpioni che oggi lo contrastano, Rafsanjani e Mousavi, ed ha persino collaborato con loro in vicende losche come quelle legate allo scandalo Iran-Contras; si trattò comunque di una collaborazione marginale, poiché era ancora troppo giovane e non aveva intenzione di farsi prete.

Sin da allora, il futuro "dittatore pazzo" imparò a trovare spazio barcamenandosi tra spinte diverse: il clero corrotto e ansioso di privatizzare da una parte, e dall’altra parte le istanze popolari per uno Stato sociale, che si indirizzano verso Ahmadinejad perché, almeno, non è prete. Se è vero che Ahmadinejad non ha privatizzato quanto il clepto-clero avrebbe preteso, è altrettanto vero che ha compiaciuto parecchi loro affari, prima di tutto l’importazione di benzina, e poi il programma nucleare.

L’Iran non ha ancora raffinerie, e ciò permette alla borghesia importadora - quella che manda i figli a studiare nelle Università private di Rafsanjani - di arricchirsi acquistandola dalle multinazionali anglo-americane, e rivendendola poi sul mercato interno a prezzi incredibilmente esosi per un Paese produttore di petrolio. Ma, mentre mancano le raffinerie, si mette su un programma nucleare, costoso e inutile, solo per distribuire mega-tangenti all’ala clepto-clericale, e filo-occidentale, del regime.

Il fatto che il programma nucleare - lo stesso che la propaganda occidentale ha preso a pretesto per criminalizzare il regime iraniano -, sia stato in realtà imposto proprio dai filo-occidentali del regime, costituisce una di quelle contraddizioni irritanti, su cui i media accennano e immediatamente sorvolano, poiché disturbano troppo la fiaba ufficiale. Quindi lo scenario reale non è affatto quello di un Occidente che lotta contro i dittatori, e neppure quello di un Occidente che si trova decisamente contrastato da Paesi che combattono contro la sua ingerenza coloniale.

L’Occidente è un clima pervasivo di corruzione che coinvolge le stesse colonie, alimentando sacche di collaborazionismo, che sono attirate dalle prospettive, e talvolta dai miraggi, di arricchimento personale. Anche il sedicente Occidente è composto di molte colonie, perciò parecchi di quelli che si credono “occidentali”, sono solo dei colonizzati, nel corpo e nella mente.

Nei giorni scorsi abbiamo saputo, ad esempio, che la gran parte dei soldati della "Folgore" sono di origine meridionale, quindi arruolati in base alla stessa logica per la quale la Gran Bretagna si serviva di truppe musulmane per reprimere gli Indù, e l'Italia reclutava mercenari in Eritrea per aggredire l'Etiopia.

1° ottobre 2009

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