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Pace, lavoro e libertà

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Metalmeccanici: un contratto sottocosto, “separato” dai lavoratori

(18 Ottobre 2009)

Con la sottoscrizione avvenuta nella giornata di ieri del contratto dei metalmeccanici, FIM e UIL hanno superato ogni più pessimistica previsione.

NEL MERITO trattasi di un contratto “sottocosto” nel senso che “garantisce” ai metalmeccanici un salario al di sotto della possibilità di vivere dignitosamente.

Mentre si moltiplicano presidi e iniziative di mobilitazione davanti ai cancelli delle fabbriche che, in conseguenza della crisi o utilizzandola per delocalizzare la produzione, lasciano per strada migliaia di lavoratori, Fim e Uilm rompono le righe e si alleano con Federmeccanica che, non a caso, si dichiara soddisfatta. L’assenso dato ad un contratto che nulla dice sulla necessità di bloccare i licenziamenti e di rivedere degli ammortizzatori sociali assolutamente inadeguati ad affrontare la pesante e prolungata crisi in atto, è l’atto finale di un percorso di svendita degli interessi dei lavoratori iniziato qualche decennio fa.

NEL METODO, se possibile, è ancora peggio. La firma avviene senza alcuna consultazione preventiva dei metalmeccanici e senza l’impegno a sottoporre a referendum l’accordo siglato a loro danno.

Bene ha fatto la Fiom a non firmare e a considerare l’accordo, qualora non venisse sottoposto a referendum tra tutti i metalmeccanici, un semplice sopruso. Un simile contratto è illegittimo e tale va considerato.

Ma occorre anche prendere atto che ora ci sono solo due strade possibili: ricercare nuovamente l’unità con chi ormai ha perso ogni residua caratteristica sindacale degna di questo nome o costruire un sindacato di tipo nuovo nelle fabbriche e in tutti gli altri posti di lavoro mettendo fine alla pratica della “mediazione” e dell’unità a prescindere, anche a costo di “separarsi” dai lavoratori, come hanno fatto Fim e Uilm. Ora è tempo di ricostruire credibilità, forza e conflittualità sindacale sui contenuti rivendicando il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad essere SEMPRE i veri protagonisti delle decisioni che li riguardano. Una pratica che neppure la Fiom ha garantito negli anni e tanto meno la confederazione di cui fa parte, cioè la Cgil.

Tocca quindi alle lavoratrici e ai lavoratori in prima persona dimostrare che l'unità dal basso su contenuti chiari (non fumosi e ingannevoli come quelli che per anni i vertici dei sindacati confederali ci hanno propinato) è possibile. Basta mettere nero su bianco le aspettative e gli interessi del lavoro dipendente e non guardare solo, come succede da tempo, ai profitti e agli interessi delle imprese! Quello è un compito che i padroni sanno fare bene da soli!

Brescia, 16 ottobre '09

SdL intercategoriale Brescia

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