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Ulivo, le due facce della rimonta

commenti sui risultati elettorali in un articolo de "Il Manifesto" del 28 maggio

(29 Maggio 2003)

Fassino: «Siamo maggioranza nel paese». Rutelli: «Nella Margherita faremo una riflessione, ma siamo un partito giovane»
Piero Fassino Il leader dei ds minimizza la crisi dell'alleato esaltando il risultato della coalizione: «Lavoriamo e lavoreremo per un centrosinistra unito. Ora l'Ulivo ha la possibilità di presentarsi come credibile alternativa di governo»
Francesco Rutelli Convoca l'ufficio di presidenza del partito e ammette «una flessione che andrà discussa». Ma, dice il coordinatore ulivista, «i nostri candidati hanno fatto la differenza». Bertinotti: «La presenza della Margherita nella coalizione è fondamentale»

E' un test locale «e non siamo così sciocchi da non saperlo». Ma il successo portato a casa Piero Fassino lo assapora tutto e, al termine della riunione della segreteria, incontra nuovamente i giornalisti sciorinando i dati elaborati dall'ufficio elettorale del partito: la Quercia torna a superare il 20 per cento e raddoppia sulla Margherita alla quale nel 2001 era quasi appaiata. Ma non è questo il risultato che vuole enfatizzare il segretario dei Ds, anzi, «non è giusto parlare di crollo della Margherita», che in molte città raggiunge un consenso significativo e importante», minimizza.
Del resto i conti - anche all'interno del partito di Rutelli - si faranno più seriamente solo dopo i ballottaggi. I Ds preferiscono mantenere la preoccupazione per la deludente performance degli alleati e per i suoi possibili effetti al chiuso del Botteghino. E se i Ds vanno bene, è la battuta di Massimo D'Alema, «non diciamolo troppo in giro, sennò scoppia il finimondo».

Riconquistata l'egemonia nella coalizione, Piero Fassino vuole battere sul tasto unitario, posto che la maggioranza diessina ha anche tutto l'interesse a sdrammatizzare il risultato dei centristi dell'Ulivo a fronte di un voto che ha invece premiato l'ala sinistra dell'alleanza (a Roma il Pdci passa dall'1,2 per cento al 2,9, e si candida a ereditare parte del consenso dei cofferatiani, dopo la tregua siglata nella Quercia).
Il segretario dei Ds, paragonando le amministrative a un'elezione di «medio termine», parla di «una netta vittoria del centrosinistra che esce rafforzato in voti e percentuali», mentre «il centrodestra è più debole e fragile.
La destra frana in modo significativo, Forza Italia dimezza i voti». Conclusione: «In questo momento il centrosinistra sarebbe maggioranza nel paese, sia nel maggioritario, con il 51,6 per cento, sia nel proporzionale, con il 48,9».

Ma la rimonta della Quercia preoccupa anche i Verdi, che temono una coalizione ds-centrica.

In casa della Margherita, poi, dopo aver visto volare il voto moderato verso l'Udeur (Mastella è fuori di sé dalla felicità) e l'Udc, non tira certo un'aria allegra: l'ufficio di presidenza rimane riunito per ore, ma la discussione è solo all'inzio e viene aggiornata (il direttivo si riunirà domani), anche se i dissapori già emergono.
A metà pomeriggio, Francesco Rutelli incontra la stampa. Ammette la «flessione» e la necessità di analizzarla e discuterla nel partito. Ma l'ex sindaco capitolino vuole anche «collocare nel giusto scenario» il flop. In particolare, sottolineando che «la Margherita aiuta l'Ulivo a vincere con i propri candidati, che hanno fatto la differenza» e «subisce una flessione contenuta tipica di un partito giovane ancora senza un forte radicamento». Caustico il commento di Enzo Carra: «Non possiamo limitarci a essere un'agenzia di casting per la scelta dei candidati». Il malumore di Rutelli per il risultato romano è racchiuso in una battuta: «Cercherò di dare ai dirigenti del partito a Roma qualche buon consiglio». Per il resto, messa al bando la competition («con i Ds non ci deve essere concorrenza, ma convergenza» e «il lavoro che io posso fare è in chiave assolutamente unitaria») il coordinatore ulivista si concentra sui guai degli avversari e in prospettiva indica la strada di un Ulivo allargato e di «un accordo politico trasparente con Rifondazione».

E proprio il leader del Prc, Fausto Bertinotti, arriva in soccorso di Rutelli. In un'intervista al Messaggero esalta la «formula magica che ha fatto volare il centrosinistra allargato a Rifondazione» e loda Enrico Gasbarra come «candidato ideale». Quanto alla Margherita, continua il leader rifondatore, «sarebbe sbagliato leggere in modo univoco il risultato» di un partito «la cui presenza è fondamentale nella coalzione». Certo, non basta ricomporre la coalizione, ma «è già un segnale di cambiamento» e insieme è stata data «un'anima a questa alleanza che si è riconosciuta nella forte mobilitazione contro la guerra e nella promozione dei diritti dei più deboli, ponendosi come vera alternativa alla destra».

Parole che allertano la minoranza rifondatrice di Progetto comunista: «I commenti sul voto amministrativo richiedono una immediata chiarificazione - dice infatti Marco Ferrando - un accordo politico e di governo fra Ulivo e Prc sarebbe privo di qualsiasi base di principio e rappresenterebbe la distruzione politica di Rifondazione. Se sarà aperto un negoziato politico, programmatico e di governo tra Rifondazione comunista e l'Ulivo bisognerà andare a un congresso straordinario».

ROMA

MICAELA BONGI (Il Manifesto)

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