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Caro Tremonti, un marxista La invita a Genova a parlare di precariato

(24 Ottobre 2009)

Egregio ministro Tremonti,
le polemiche scatenatesi in seguito alle Sue dichiarazioni sul “posto fisso” mi stimolano a scriverLe. Da marxista, dunque considerandola un avversario, penso che, di fronte ad un’affermazione condivisibile come la Sua, si debba sempre “andare a vedere” invece di limitarsi al sarcasmo, come fa chi vi irride e però vi chiede di “continuare a governare”. D’altra parte La giudico persona seria, che ha anche saputo esprimere dure critiche verso poteri forti del capitalismo come le banche, cosa che i massimi dirigenti del centrosinistra non farebbero probabilmente neanche sotto tortura. Eppoi Lei è pur sempre colui che tiene i cordoni della borsa: dunque quale migliore interlocutore?

La mia città, Genova, è, tra le metropoli del nord, una di quelle che ha pagato uno dei prezzi più alti alla precarizzazione del lavoro, grazie alle politiche di governi nazionali e locali di ogni colore. Per questo vorrei invitarLa qui. Potrebbe incontrare qualcuno delle centinaia di ex precari dell’Università di Genova, che per anni hanno mandato avanti servizi essenziali per l’Ateneo (c’è chi oggi, dopo decenni di contratti di ogni tipo, prende 300 euro di pensione; i più sono disoccupati). Oppure qualcuno dei mille e più lavoratori degli appalti della cantieristica a casa da mesi, dopo aver subito anni di lavoro precario nell’illegalità (ad es. la cosiddetta paga globale). Oppure quei precari degli enti locali a cui le giunte di centrosinistra non hanno ancora dato una prospettiva certa di stabilizzazione. Oppure ancora i 40 autisti che, superate le selezioni in AMT, avrebbero il posto fisso se l’azienda di trasporto pubblico, gestita con una quota di minoranza da un gruppo di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti francese (meno Stato più mercato, l’Europa…), non coprisse il 30-40% del servizio con lo straordinario. Per citare solo alcuni casi.

Mi sarei aspettato che a invitarLa fossero amministratori ed esponenti dell’opposizione più autorevoli (e sarei venuto a sentire), ma visto che non è così - sul perché potrei fare qualche supposizione - ho l’ardire di proporLe io una visita e un confronto pubblico, certo che non se ne sentirà sminuito e che molti di quei lavoratori sarebbero lieti di ascoltarLa. Coglieremmo l’occasione per chiederLe tra l’altro: perché non utilizzare le risorse da Lei messe a disposizione e rifiutate dalle banche, per cominciare a ridurre il precariato, cominciando dal settore pubblico? Si tratterebbe di una cedola ripagata da interessi preziosi: servizi pubblici, occupazione fissa e salario certo, per rilanciare i consumi di tante famiglie e l’economia. Cordialmente.

Genova, 23 ottobre 2009

Marco Veruggio
Direzione Nazionale Rifondazione Comunista

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