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Vittorio vive

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(17 Aprile 2011) Enzo Apicella
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Internazionalismo o idolatria?

(31 Ottobre 2009)

Il cinico smaschera con il suo esempio gli idoli privati e pubblici. Esemplare, a questo proposito, quel filosofo cinico trascinato in giudizio perché si rifiuta di accettare i misteri. Se i misteri sono cattivi, egli dice, il filosofo deve dire la verità su di loro. Se sono buoni, dovrà attirarvi più gente possibile. In ogni caso deve conoscerli e quindi non possono darsi misteri.
(Michel Foucault)

Diverse volte mi sono pronunciato, anche a rischio di scomuniche (ma a quelle ci ho fatto callo e scaglie), sulla confusione che quasi tutti fanno tra solidarietà con un popolo, paese, Stato, lotta, e l’incondizionata approvazione, quasi sempre in forma di panegirico, di ciò che vi fanno i dirigenti. Io penso che la vera solidarietà sia prima con il popolo e i suoi obiettivi, e poi con i capi. E con i capi solo nella misura in cui a nostro avviso (sempre relativo, ovvio, basta che sia studiato e sincero) essi corrispondono a quei bisogni, a quegli obiettivi. Sempre che sia muovano sui binari della rivoluzione conclamata. Tacere, per esempio, sul Fidel, che tutti onoriamo ed ammiriamo, e sulle sue improvvide e improprie esternazioni su quanto sarebbe stato “positivo il Premio Nobel a Obama”, cioè a colui che sta massacrando mezzo mondo su mandato dei suoi padrini cannibali e sta assaltando quell’America Latina per la quale Fidel e Cuba sono da mezzo secolo faro, ispirazione e operativa fratellanza, è come il credente che, nel nome della fede, tace sui peccati del parroco, o il prete che sorvola sulle aberrazioni oscurantiste e collaborazioniste del papa, occultandole alla critica del libero arbitrio della sua comunità, cioè all’intelligenza del reale. Si spazza l’inconveniente sotto il tappeto e il salone risplende della sua perenne immacolatezza. Ingannando il colto e l’inclita e impedendogli di pensare e dire il giusto, cosa necessaria a qualsiasi cammino in avanti. Posso dire che la cacciata “con indegnità” dalla direzione del governo e del partito di due illustri e universalmente stimati dirigenti come Carlos Lage, vicepresidente, e Felipe Perez Roque, straordinario e amatissimo ministro degli esteri, non mi è piaciuto né nella forma opaca, né nella sostanza gossipara, per niente convincente? Posso dire che Fidel ha abusato del suo ruolo quando, nel pieno di una feroce offensiva imperialista e uribista contro le FARC colombiane, si è inserito nel coro di biasimo e di presa di distanza dalla lotta di liberazione dal narcotraffico e dall’imperialismo di un paese altro? E che con ciò ha fatto un favore, sicuramente contro la sua volontà, al narcofascista presidente e ai narcocolonizzatori che in quel paese stanno impiantando sette basi militari d’assalto ai popoli latinoamericani? Posso dire che a Cuba, nel tessuto di una società che ha insegnato ai popoli come liberarsi e progredire, si stanno diffondendo i germi di una corruzione endemica che minaccia di preparare il terreno al ritorno degli yankee e della loro mafia? Certo che lo posso dire, perché queste cose le ho viste e perché temo che non favoriscano la salute di quella rivoluzione dalla quale dipende la felicità, il benessere e la sovranità di quel popolo. E io con quella rivoluzione sto.

Gianni Minà è un incondizionato sostenitore di Cuba e ha sbaragliato negli anni tutti i provocatori e disinformatori politici e mediatici sguinzagliati dai nemici del popolo cubano e delle sue libere scelte. Sarebbe più credibile, avrebbe ancora maggiore impatto se si pronunciasse anche su qualcuna delle cose cui ho accennato sopra. In un recente numero del “manifesto”, nell’ultima pagina (potete ritrovarlo in internet), l’autorevole giornalista amico di Mohammed Ali e di Fidel Castro, ha sciolto un’inno di potenza gregoriana a Lula Da Silva, presidente del Brasile. In tutto il paginone neanche un accenno di critica, una piccola riserva su otto anni di governo, ma una sinfonia di elogi assolutamente incondizionati, esaltati, da stordire il più entusiasta dei trombettieri. Eppure dal e sul Brasile, cui si riconosce un’inedita autonomia dall’invadente vicino nordamericano e un buon rapporto con gli esponenti della più avanzate esperienze latinoamericane, non è che non escano voci, degne di rispetto, che tratteggiano un quadro non del tutto abbagliante, anzi, invaso da forti ombre. Non è balenato all’amico di tutti i popoli latinoamericani oppressi e sfruttati dagli yankee che la via imboccata da Lula, più che puntare a una rovesciamento dei rapporti di forza e di potere tra i suoi milioni di umili ed esclusi e le poche migliaia di oligarchi, terratenientes, manager multinazionali, stia allestendo un Brasile subimperialista sul piano economico e nuovo soggetto nel “libero” mercato dei protagonisti della competizione capitalista? E’ sfuggito al compagno Minà il crimine contro l’umanità commesso in complicità da Bush e Lula quando hanno votato grandi pezzi di Brasile, prima, al nutrimento con gli agro(necro)combustibili del principale elemento di distruzione del pianeta, i veicoli a motore, sottraendoli al nutrimento degli affamati, e poi alla sterilità da ipersfruttamento?

Qui sotto riproduco un testo del maggiore esponente delle rivendicazioni e lotte di massa del Brasile, il leader dei Sem Terra, Joao Pedro Stedile. Senza i Sem Terra, che ancora attendono una riforma agraria promessa da Lula decenni fa, Lula non starebbe dove sta. Se ne ricordi Gianni Minà. E tutti i corifei al seguito di carri di trionfo.

PESTICIDI NEL VOSTRO STOMACO
Di João Pedro Stedile

I RICCHI SANNO DI COSA STIAMO PARLANDO E CONSUMANO PRODOTTI BIOLOGICI. VOI DOVETE DECIDERE. DA CHE LATO STATE?

I portavoce della grande proprietà e delle imprese transnazionali sono pagati molto bene per sostenere, parlare e scrivere tutti i giorni che in Brasile non ci sono più problemi agrari. Alla fine, la grande proprietà è diventata molto più produttiva. Quindi il latifondo non è più un problema per la società brasiliana. Sarà vero?

Nonostante questo, voglio affrontare il tema dell'ingiustizia sociale della concentrazione della proprietà della terra che fa sì che il solo 2% dei proprietari, ossia 50.000 latifondisti, siano padroni della metà di tutte le nostre terre, mentre abbiamo 4 milioni di famiglie senza diritto alla terra.

Parlerò delle conseguenze, per voi che abitate in città, del modello agricolo dell'agrobusiness. L'agrobusiness è la produzione su larga scala, con monoculture, con l'uso di pesticidi e macchinari. Usano veleni per eliminare altre piante e non assumere manodopera. In questo modo distruggono la biodiversità, alterano il clima e espellono sempre più famiglie di lavoratori rurali dalle loro terre.

Al momento dell'ultimo raccolto, le imprese transnazionali, e sono poche (Basf, Bayer, Monsanto, DuPont. Sygenta, Bunge, Shell chimica...), hanno festeggiato perché il Brasile è diventato il maggior consumatore mondiale di veneni agricoli. Sono stati utilizzati 173 milioni di tonnellate. Una media di 3700 chili per ogni brasiliano. Questi veleni sono di origine chimica e restano nell'ambiente. Inquinano il suolo. Contaminano le acque. E, soprattutto, si accumulano negli alimenti. Le coltivazioni che più utilizzano i veleni sono: La canna da zucchero, la soia, il riso, il mais, il tabacco, il pomodoro, la patata, l'uva, le ciliegie e gli ortaggi. Tutto questo lascerà residui nei vostri stomaci. Nel vostro organismo le cellule si ammalano e, un giorno, potranno trasformarsi in cancro.

Domandate agli scienziati del nostro Istituto Nazionale del Cancro, centro di riferimento della ricerca nazionale, qual è la principale origine del cancro, dopo il tabacco?

La Anvisa (Agenzia Nazionale di Vigilanza Sanitaria) ha denunciato che esistono nel mercato più di venti prodotti agricoli non raccomandabili per la salute umana. Tuttavia, nessuno inserisce informazioni sulle etichette degli alimenti, né li ritira dagli scaffali. In passato era permesso che la soia e l'olio di soia avessero solo 0,2 mg/kg di residui del veleno glifosato per non causare problemi di salute. Improvvisamente, la Anvisa ha autorizzato che i prodotti derivati dalla soia potessero contenere fino a 10,0 mg/kg di glifosato: 50 volte di più. Questo è avvenuto certamente per pressione della Monsanto, poiché il residuo di glisofato è aumentato nella soia transgenica di sua proprietà.

La stessa cosa sta succedendo ora con i derivati del mais. Dopo che è stata approvata la coltivazione di mais transgenico, il che ha aumentato l'uso di veleni, vogliono ampliare la possibilità di residui da 0,1 mg/kg (attualmente permesso), a 1,0 mg/kg.

Esistono molti altri esempi delle conseguenze dei pesticidi. Il dottor Vanderley Pignati, ricercatore della UFMT (Universidade Federal do mato Grosso), ha rivelato nelle sue ricerche che nei comuni dove c'è grande produzione di soia, in seguito a un uso intensivo dei pesticidi, gli indici di aborti e malformazioni di feti sono un quarto di più della media dello Stato.

Noi abbiamo sostenuto che è necessario valorizzare l'agricoltura familiare contadina, che è l'unica che può produrre senza veleni e in modo diversificato. L'agrobusiness, per ottenere vantaggi di scala e grandi guadagni, riesce a produrre solo con veleni e espellendo i lavoratori verso le città.

E voi pagate il conto con l'aumento dell'esodo rurale, delle favelas e con l'aumento dell'incidenza del veleno nei vostri alimenti.

Per questo, sostenere l'agricoltura familiare e la riforma agraria, che è una forma di produrre alimenti sani, è una questione nazionale, di tutta la società. Non è più un problema dei senza terra. E è per questo che sempre più il MST e Via Campesina si mobilitano contro l'agrobusiness e contro le imprese transnazionali; è per questo che i loro mezzi di comunicazione e i loro deputati e senatori ci attaccano tanto. Perché sono in conflitto due modelli di produzione. E' in discussione a quali interessi la produzione agricola deve rispondere: solo il profitto o la salute e il benessere della popolazione?

I ricchi sanno di cosa stiamo parlando e consumano solo prodotti biologici.

E voi dovete decidere. Da che parte state?

* Membro da coordenação nacional do MST e da Via campesina Brasil

Fulvio Grimaldi

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