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(9 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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(No basi, no guerre)

Polvere di Nobel sulla torre pendente e i quattro mori?

Le istituzioni locali chiedono alla base USA di camp Darby una partnership economica per lo sviluppo del territorio.

(10 Novembre 2009)

In una intera pagina de “Il Tirreno” di domenica 8 novembre 2009, dedicata al varo di uno yacht del costo di 27 milioni di euro per un ristretto equipaggio di 12 fortunati naviganti, il Sindaco di Pisa comunica alla città due “importanti novità “ inerenti la base militare USA di camp Darby: la prima è che crescerà sensibilmente la sua influenza nell’area del Mediterraneo, la seconda è la richiesta di partnership economica al comando militare statunitense per la messa in sicurezza del canale dei Navicelli.

Della prima “novità “ il movimento contro la guerra parla da anni, evidenziando le strategie bipartisan delle amministrazioni statunitensi in fatto di espansione delle basi militari nel Sud Europa ed in altri continenti.
La seconda novità è relativa, dato che da anni gli amministratori pubblici di Pisa, Livorno e della Regione Toscana intrattengono trattative - ignote ai cittadini - con i comandi militari della base USA per coadiuvare la volontà di ampliamento della base. Quale migliore occasione per integrare le intenzioni del Pentagono con la crescita del locale settore cantieristico d’alto bordo?

Altra notizia emerge dalla comune volontà di Presidente della Provincia di Pisa Pieroni e Presidente della navicelli Spa Caridi di sviluppare il canale che passa nel cuore di camp Darby verso l’area dell’interporto di Guasticce. Nessuno dimentica l’ipotesi emersa nel 2006 di ampliamento della base militare in quell’area. Forse è di questo che parla Filippeschi quando parla di “importanti prospettive” della base.

Di fronte a questa realtà ci viene in mente il volume che l’economista John Maynard Keynes dava alle stampe nel novembre 1919, dal titolo “le conseguenze economiche della pace”, nel quale criticava le scelte politiche ed economiche dei paesi vincitori della prima guerra mondiale che crearono le condizioni per la seconda. Potremmo parafrasare il titolo del famoso pamplet keynesiano parlando oggi delle “conseguenze economiche della guerra”, che si celano dietro la progressiva compenetrazione dell’economia militare con quella civile sui nostri territori ed a livello nazionale, con l’insediamento di nuove basi militari come quella al Dal Molin, il rafforzamento di tutte le altre e gli affari miliardari delle industrie di armi italiane.

La guerra ed i suoi sviluppi sono l’unico motivo della presenza di questa base di morte sui nostri territori. Una guerra guerreggiata in Afghanistan e Iraq, probabili nuove guerre contro l’Iran, il Libano, i Balcani, il Caucaso. Coadiuvarne l’espansione significa esserne complici.
Lo ricordiamo ai nostri amministratori locali, impegnati in questi giorni in una serie di iniziative nella quarta edizione di "Pisa città per la pace". Sono queste le scelte di economia “etica” proposte per contrastare la crisi?

Leggere nel programma di "Pisa città per la pace" la sequela di buone intenzioni messe in fila per uscire dalle contraddizioni dell’attuale modello economico e confrontarle con le notizie che ci giungono dal canale dei Navicelli ci fa pensare alla schizofrenia di un premio Nobel per la pace assegnato ad un Presidente che ogni giorno detta le regole della guerra e dello sviluppo delle sue basi in Europa, Africa, America Latina, Estremo e Medio Oriente.

Ammantate di “polvere di Nobel” le scelte di guerra non riuscirà a nascondere la realtà dei fatti. Occorre tornare a progettare nuovi modelli di sviluppo per i nostri territori e per l’umanità tutta, nei quali le basi militari come quella di camp Darby vanno solo chiuse.

Il Comitato NocampDarby di Pisa e Livorno

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