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(25 Luglio 2009) Enzo Apicella

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Rasel Tomè: la restituzione di Zelaya sarà il risultato della lotta del popolo

(12 Novembre 2009)

“L’essenziale non sta nell’essere poeta, né artista né filosofo. L’essenziale è che ognuno metta la dignità nel suo lavoro, la coscienza nel suo lavoro, l'orgoglio di fare bene le cose, l'entusiasmo di sentirsi transitoriamente soddisfatto della sua opera, di amarla, di ammirarla, è la sana ricompensa dei forti, di quelli che hanno il cuore robusto e lo spirito pulito”.
Alfonso Guillen Zelaya, poeta honduregno

Quando sono riuscita ad avere i contatti per intervistare Manuel Zelaya, dovevo immaginarmi che il suo portavoce nell’ambasciata brasiliana in Tegucigalpa era un altro grande protagonista di questa meravigliosa lotta pacifica. E se ancora non avevo potuto comprendere il suo ruolo, quando il 13 ottobre mi ha chiamato sul cellulare per denunciare la persecuzione politica di cui era vittima, mi sono ancora più convinta che Rasel Tomé stava dalla parte del popolo, per meritare la galera, se mai si decidesse a lasciare l’ambasciata brasiliana, prima che il tiranno Gorilletti abbandonasse il potere.

Lui e Zelaya sono due “delinquenti” così pericolosi per i gorilla che non possono pensare che restino liberi per strada, se mai decidessero, in un momento di pazzia, di abbandonare il loro rifugio brasiliano, prima che si restituisca l’ordine costituzionale.

Di Zelaya sappiamo abbastanza, del suo “tradimento” alla sua classe sociale, alla parte del suo partito che oggi presenta alle elezioni il pro golpista Edwin Santos, la sua grande colpa di aver dato una voce ed una coscienza al popolo honduregno, ma Rasel non è da meno, quando decide come presidente della CONATEL (istituzione il cui scopo è promuovere lo sviluppo e modernizzazione delle telecomunicazioni in Honduras, fomentando la partecipazione dell'investimento privato nel settore, dentro un ambiente di libera e leale concorrenza, proteggendo la difesa dei diritti dell’utente e l'universalità dell'accesso al servizio) che un canale televisivo deve restare ai suoi legittimi padroni e non ai ricchi che vogliono usurpare il segnale: Rasel si è infischiato perfino di una sentenza di un tribunale corrotto.

Ma Rasel, come potevi pensare, che ti perdonassero, inoltre, di aver dato la possibilità praticamente a tutti gli honduregni di comunicarsi con un cellulare firmando il contratto con Digicel? E sì, perchè questo contratto con la ditta irlandese ha permesso di portare i prezzi ad un livello così abbordabile, che anche le altre compagnie hanno dovuto chinare la testa alla legge della concorrenza.

Tutto questo, i gorilla, non te lo perdoneranno mai.

“Io sono Rasel Tomè, un avvocato, il segretario della Coordinatrice Liberale contro il golpe di stato, un democratico autentico, e sto lottando per i nostri valori, quei principi che la cupola militare, una parte del mio stesso partito e quelle 8 famiglie dell’oligarchia, che pretendono governare il paese, si sono colpletamente dimenticati”.

“Rifiuto assolutamente le accuse contro di me e sono sicuro che durante la mia gestione in CONATEL ho adottato delle misure a beneficio della popolazione e lo stato, che hanno reso furiosi gli imprenditori che hanno visto colpiti i loro interessi”.

E come ti capisco, Rasel, io che nel mio paese ho un ministro del consiglio che si chiama Berlusconi, che sta occupando illegalmente da quasi 15 anni lo spazio del suo canale Rete 4, mentre il suo padrone legale ha vinto in tribunale tutti i possibili processi, perfino a livello europeo........e nessuno parla o fa qualcosa!!!!

L’Italia, grazie alla mafia che sta al governo, è il vero paese dove non succede nulla (non Honduras), se “cosa nostra” non è d’accordo!

Rasel continua a raccontarmi che “una elite nel nostro paese ha deciso di distruggere la legalità e la sovranità popolare con l’imposizione delle armi e sostenersi con una repressione assassina. Però, nonostante tutto, non hanno potuto detenere il popolo, non hanno ottenuto una rottura tra chi difende l’ordine costituzionale, la Resistenza e Mel Zelaya. Io stesso sto soffrendo la persecuzione politica per aver avuto il coraggio di affrontare il tiranno e cercare di difendere i sogni del popolo”.

“Io stavo solo cercando di lasciare ai miei figli un mondo migliore, più giusto, più equo e più solidario: in America Latina, unicamente Haiti è più povero di noi. Siamo il paese più povero perché? perchè l'oligarchia conservatrice non permette il diritto alla partecipazione del popolo. E la gente invece esige un futuro migliore, un paese più giusto, una società più equa”.

“Si è sempre detto che il popolo honduregno fosse un popolo sottomesso, che era un popolo ignorante, che era un popolo che non reclama i suoi diritti ed è per questo che hanno deciso di fare un golpe di Stato, queste sono le ragioni per cui hanno attaccato Mel Zelaya, hanno pensato che la gente sarebbe rimasta in casa sua, sopportando la miseria, sopportando le ingratitudini, ma il popolo ha detto NO e sono già più di quattro mesi di resistenza, di camminate, consumando le scarpe, e di camminare quasi senza mangiare e solo bevendo acqua, ma continuiamo così, decisi fine alla fine, fino all’ultima consequenza, come testimoniano i nostri martiri”.

“Voglio sottolineare ancora una volta che solo otto famiglie honduregne di risorse economiche, si sono riunite ed hanno deciso: buttiamo fuori il presidente, diamo l'ordine alla cupola militare, e così sono arrivati, hanno sparato, hanno mitragliato la sua porta, gli hanno messo le manette, lo hanno montato su un aeroplano e lo hanno portato in Costa Rica”.

Quando termina il suo discorso, Rasel mi lancia una proposta: perché non tenti di entrare all’ambasciata brasiliana, così l’intervista sarà diretta e non per telefono?

Resto solo un secondo perplessa, però subito domando se sarà una cosa fattibile.

Rasel mi risponde che sarà molto difficile, però la richiesta di una giornalista europea di intervistare il presidente eletto dal popolo e sequestrato in un’ambasciata straniera rappresenterà sempre una spina nel fianco dei gorilla.

Questa situazione, per me, non ha bisogno di molte riflessioni, se posso fare qualcosa che aiuti questo popolo meraviglioso in Resistenza, non sarò certo io che mi tirerò indietro!

Così il giorno seguente, dopo varie vicissitudini, riesco ad arrivare all’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa ed avere un’intervista con l’ispettore della polizia e portavoce del Gorilletti, pardon, portavoce della segreteria della sicurezza, Daniel Molina.

Confermo che l’ostigazione nei dintorni della sede diplomatica è veramente surreale e sembra uscire da un film di terrore (continuo a chiedermi come la comunità internazionale può permettere tutto ciò) e che Molina sembra un cinico nazista, tutto muscoli e niente cervello.

Alla mia richiesta, risponde arrogante che il governo attuale non ha nessuno interesse che una giornalista straniera veda le condizioni di vita del “signor” Zelaya ed i suoi “amici”.

Ed io ribatto che mi sembra un’attitudine poco intelligente da parte del governo attuale: ed effettivamente che cosa si poteva aspettare da un personaggio che in seguito, senza rendersi conto di essere registrato, ha confermato a dei giornalisti stranieri, che i militari hanno fatto un golpe di stato e sono quelli che comandano?

( esiste un video di queste dichiarazioni: http://www.youtube.com/watch?v=5DkvsFz7lwA)
Ed il nostro polizia imbecille adesso risulta scomparso, provabilmente sequestrato o ucciso dai suoi stessi padroni!!!!

Purtroppo ci troviamo di fronte, un’altra volta all’arroganza fascista dell’impero, al sentimento di supremazia degli Stati Uniti che vogliono fermare questa Nuestra America di Josè Martì, Simon Bolivar e Francisco Morazan: già nel 1961, a Punta del Este, in Argentina, quando Cuba non ha firmato il documento finale della Conferenza Economica a beneficio dell’alleanza per il progresso, Ernesto Che Guevara ha spiegato che gli Stati Uniti non si sono accorti che la storia sta camminando, tutti i giorni, in America Latina, e che è impossibile fermarla......però gli yankee effettivamente dimostrano una certa durezza nell’arte della comprensione, ancora oggi, nel 2009!!!

l’autrice è responsabile della pagina web in italiano di Prensa Latina

Ida Garberi, dall’Honduras

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