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Un pensiero per Carlo

(20 Novembre 2009)

Sono passati ormai tanti lunghi anni, e tu rimani sempre nella memoria, non solo di chi ha avuto la fortuna di conoscerti, ma anche di moltissimi altri che quella fortuna non la hanno mai avuta.
Tu, un ragazzo come tanti altri, con i tuoi tempi, con i tuoi modi, alla ricerca di passioni possibili, ma senza nessuna fretta, come son usi fare, nel nuovo secolo, i tuoi coetanei.
Giovani con i piedi ben piantati per terra, poco inclini a scorciatoie di altri tempi, e proprio per questo ben più solidi nelle proprie motivazioni.
Dovevi andare al mare, un giorno come tanti altri, e in famiglia cosi' pensavano, ma decidesti di esserci anche tu, di andare a manifestare contro i potenti della terra.
Con le loro squallide ed inutili zone rosse, con il loro sfarzo organizzativo dilapidante somme di danaro senza problema alcuno, con un clima provocatorio creato ad arte, per difendere i loro egoistici privilegi creati con un sistema ingiusto, che chiamano, ironia della sorte, libero mercato capitalistico.
Dove per libero, si intende ben altro.
Come sia andata ,è inutile ricordarlo raccontandolo, ma alcune cose non si può ometterle, pena l'oblio.
Non ricercavi il gesto eclatante, non eri pronto all'assalto finale, ma non credesti giusto vedere cariche scriteriate e lanciate a casaccio.
La rabbia di fronte al vedere l'ingiusto ,ti portò al difendere il pezzo di corteo nel quale eri collocato, raccogliesti l'estintore trovato per terra per lanciarlo su un mezzo delle forze dell'ordine, da te e non solo, percepite, come forze del disordine.
Il colpo che ti colpi', vide seguire urla ed imprecazioni, e di converso, uno squallido tentativo di depistaggio.
La memoria va al tentativo di dire che ti colpi' un sasso, con annessa individuazione del colpevole lanciatore, o al colpo deviato da un altro sasso e altre tragiche montature, con cui per mesi l'informazione asservita al potere, ha cercato di ingannare al meglio.
Il tuo assassino però dovette essere individuato lo stesso e tanto altro segui'.
Processo, processi, in cui la giustizia ingiusta condannò a secoli gli "sfasciatori di vetrine" e a pene risibili i veri violenti di quelle tragiche giornate, in cui esponenti politici di destra frequentavano le stanze di regia degli avvenimenti che si succedettero.
Stessi politici che candidarono alle comunali il tuo assassino,elezioni comunali di Catanzaro, lista di Alleanza Nazionale, stessi politici che dicono di ispirarsi a Dio ,Patria e Famiglia.
Non gli bastava minimizzare, cercavano di capovolgere i fatti concreti.
Ed ora che, lo stesso Placanica è indagato per violenza su minore per seguenti fatti avvenuti nel 2007, sai bene che faran finta di nulla.
Tanto, ma tanto tanto, gli devono al Placanica ed alle sue versioni di casualità dei fatti di allora.
Poco importa loro che una bambina oggi si vergogni di quel che le è capitato, che voglia rimuoverlo annullandolo,che veda la sua vita con ben altri occhi.
Ora i "difensori" dei valori, i promotori dei Family Day, non chineranno la testa, sentono lo stesso la loro coscienza "pulita".
Vedi Carlo, sembrebbe che cosi' sia tutto a posto, tutto finisca a tarallucci e vino, ma cosi' non è, tu giovane ragazzo fatto passare per teppista criminale non vivi più, l'altro , bravo ragazzo con reazione "legittima" continua a crear disastri.
E si permette anche di non affrontare i giudici, mandando il suo avvocato all'interrogatorio della sua nuova giovane vittima.
E allora in momenti come questi, il pensiero non può che andare a te, Carlo Giuliani ragazzo, al tuo slancio di vita, al tuo ribellarti all'ingiusto, al tuo sogno per un altro mondo possibile.
Di fronte, ai nuovi fatti che coinvolgono chi ti ha sparato, il pensiero non può che andare a te, sapendoti ben altra cosa , ben altra persona, con differente umanità, vorrei abbracciarti, ma tu non ci sei purtroppo più.
Ci hai dovuto lasciare soli, ma con un messaggio di lotta e di speranza, che ci fa sentire soli un poco meno.
Convinti di averti al nostro fianco anche i deboli diventano forti, e questo nonostante tutto l'ingiusto possibile, ci riporta ad acennare ad un sorriso, forse un poco amaro, ma sempre di sorriso si tratta.
Un sorriso che il " povero Mario " non potrà forse mai capire, nè lui e nè i suoi burattinai, con annessi fili, ormai diventati marci e non più utilizzabi

Enrico Biso

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