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(17 Febbraio 2011) Enzo Apicella

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Lettera ai partecipanti NO/Berlusconi day

(3 Dicembre 2009)

Che la manifestazione del prossimo 5 Dicembre contro il governo Berlusconi stia assumendo un connotato caratterizzato da un diffuso protagonismo di massa e da una percepibile aspettativa politica è un dato evidente. Del resto l’intera azione del governo del Cavaliere e dell’insieme dei poteri forti si sta caratterizzando, sempre più, con un segno fortemente antisociale e dal piglio autoritario il quale inizia a suscitare - finalmente – le prime e dovute reazioni di sdegno e di mobilitazione.
Ritornare, quindi, in piazza per esprimere la contrarietà a questo governo, al suo programma ed alla sua azione globale su tutto l’arco delle contraddizioni è un importante segnale di reattività e di protagonismo individuale e collettivo a cui guardiamo con attenzione. E lo è anche perchè da alcune settimane si stanno producendo importanti momenti di ripresa del conflitto sociale (la manifestazione antirazzista dello scorso 17 ottobre, lo sciopero generale del sindacalismo di base, le dure manifestazioni nei territori e nella capitale dei lavoratori delle aziende in crisi) i quali però sono ancora lungi dal sintetizzare una forte risposta generalizzata alla crisi.

L’ indipendenza della sinistra è però un valore e una prassi politica irrinunciabile

Dobbiamo però anche segnalare come il battere Berlusconi, sia un obiettivo che non può realizzarsi esclusivamente adagiandosi sulla denuncia della “malapolitica”, del conflitto di interessi o della connivenza tra il potere politico e parte dei poteri criminali. La storia di questi quindici anni, ci ha detto chiaramente quanto sia reale il rischio che tolto di mezzo Berlusconi ci si possa ritrovare con Luca Cordero di Montezemolo al comando del “governo dei migliori”, ossia di quei governi che hanno usato come una clava i vincoli europei e quelli di bilancio per massacrare i salari e i diritti sociali dei lavoratori e dei settori popolari.
Da questo punto di vista, non possiamo non segnalare come i partiti della sinistra stiano rinunciando a svolgere una funzione di orientamento e di controtendenza. Sta diventando piuttosto imbarazzante la subalternità e la marginalizzione rispetto alla capacità di egemonia esercitata da Di Pietro sull’opposizione a Berlusconi, una egemonia che porta dentro di sé e insieme a sé pulsioni tutt’altro che coincidenti con una battaglia di libertà a tutto campo.
Continuare su questa strada – e l’adesione acritica alla manifestazione del 5 dicembre così come è venuta definendosi lo conferma – significa riconoscere che avevano ragione i dirigenti e gli intellettuali provenienti dai partiti della sinistra (Zipponi, Vattimo, Tranfaglia ed altri) che sono transitati nell’Italia dei Valori

Berlusconi rappresenta determinati interessi reazionari fondati sull’odio di classe e funzionali sicuramente anche alle sue consorterie, ma dal punto di vista strategico dei poteri forti del capitalismo tricolore è diverso ma non antagonista ai settori che puntano al rilancio della cosiddetta azienda/Italia nell’ambito dell’accresciuta competizione globale.
Per cui ogni possibile alternativa deve necessariamente tenere conto di questo dato oggettivo e non rieditare, tragicamente, le disastrose esperienze di alleanze spurie con cui si è caratterizzato il corso catastrofico della sinistra nel nostro paese.
Negli ultimi anni è cresciuta una nuova generazione di militanti della sinistra che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con le contraddizioni sociali, che non hanno inteso dedicare la maggioranza della propria attività solo alle battaglie interne al proprio partito e che non vivono l’organizzazione come un mero apparato elettorale. Numerose esperienze politiche, sindacali e culturali, diffuse nei territori, hanno dimostrato che il conflitto sociale è ancora vivo e che sarebbe possibile, a determinate condizioni, costruire una alternativa a Berlusconi e alle destre fuori dall’asfissiante gabbia del bipolarismo, delle compatibilità e dei diktat del mercato capitalistico.
La manifestazione del 5 Dicembre è, comunque, uno specchio della situazione politica del nostro paese e riflette, nonostante tutto, sia le aspettative che gli errori, i ritardi e, persino, la marginalità che gran parte della “sinistra” sconta, attualmente, nel rapporto con la società e, prima ancora, con i lavoratori e i settori popolari. Questa manifestazione potrà, quindi, essere un successo di piazza, che noi ci auguriamo, ma potrà rappresentare un utile passaggio nel percorso di costruzione di una efficace opposizione a Berlusconi? Abbiamo qualche perplessità.
Se la buona riuscita del NO/Berlusconi day rimarrà lettera morta e non si intreccerà con quanti nel nostro paese sono quotidianamente impegnati, nei posti di lavoro, nei territori e nell’intera società nella battaglia democratica e anticapitalistica, gli effetti che produrrà non potranno che imbrigliarsi ed impantanarsi, di nuovo, nella paralizzante palude del politicismo, dell’ossessione elettoralista o nella logica del meno peggio.

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La redazione di Contropiano

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