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Addio compagne

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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Il logo della campagna di tesseramento del prc 2010 è una scarpa col tacco a spillo

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Una verifica dovuta sul progetto della Federazione della Sinistra

(5 Dicembre 2009)

Nei passaggi del processo di costituzione della Federazione della Sinistra, ci sembra che stiano prevalendo preoccupazioni e priorità diverse da quelle che – come compagni della Rete dei Comunisti - abbiamo segnalato in questi mesi di confronto che abbiamo aperto su un progetto possibile di tenuta e ricostruzione di una sinistra anticapitalista nel nostro paese.

I punti di divergenza tra La Rete dei Comunisti e le altre forze politiche che animano il progetto della Federazione della Sinistra (PRC, PdCI, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà) sono ormai noti:

1 - Riteniamo che lo spazio politico per la sinistra nel nostro paese sia indipendente e alternativo al Partito Democratico, non solo sul piano delle scelte strategiche e di prospettiva ma anche sul piano delle alleanze elettorali,
2 - Riteniamo che nuove ipotesi organizzate sulla questione sindacale e su quella sociale siano decisive ai fini di un recupero di radicamento e credibilità tra i lavoratori e i settori popolari,
Dovrebbero essere altrettanti noti i punti sui quali la Rete dei Comunisti ritiene che già da oggi tutte le forze possano far convergere la loro azione unitaria:
1. una offensiva culturale a tutto campo che metta insieme le associazioni, le riviste e i centri studi per avviare una controtendenza profonda soprattutto in ambito universitario e nella scuola ma che cerchi di penetrare in profondità anche nel territorio e tra i settori popolari
2. terreni di sperimentazione comuni dentro il conflitto sociale a partire dalle aree metropolitane dove le condizioni dei settori popolari sono sempre più degradate e condizionate dalle ideologie reazionarie e razziste

3. la questione democratica sulle forme della rappresentanza (il sistema proporzionale come unico modello della rappresentanza democratica), la difesa e l’estensione delle libertà e la fine delle discriminazioni antisindacali, l’opposizione allo stato di polizia e la messa al bando della famigerata legislazione d’emergenza che ci trasciniamo come “normalità” dagli anni Settanta;

4. La lotta alla guerra e al ruolo imperialista dell’Italia (Afghanistan, Libano, l’alleanza strategica con la NATO e con Israele) fatta salva una severa riflessione, non formale, sulle scelte operate durante la negativa esperienza nel governo Prodi

5. La resistenza attiva all’oscurantismo del Vaticano e dell’egemonia reazionaria sulla politica, la società e la scienza;

6. La dimensione sociale e strutturalmente anticapitalista della questione ambientale (a cominciare dall’opposizione frontale al nucleare, alle grandi infrastrutture e al complesso delle speculazioni devastanti per il territorio)
Al momento ci sembra però che la questione elettorale e il deficit di indipendenza dal Partito Democratico (a differenza per esempio dalla Linke tedesca o dai partiti comunisti europei più forti), stia prevalendo su tutte le altre preoccupazioni e riproduca – attraverso gli ipotizzati accordi con il PD per le elezioni regionali – quella “coazione a ripetere” che già nei mesi scorsi avevamo indicato come errore strategico nella ricostruzione di una sinistra nel nostro paese.
A ben guardare non possiamo nasconderci che è il PD a decidere se e quando allearsi con la Federazione della Sinistra e non viceversa. Assumersi la responsabilità di sostenere questa alleanza elettorale anche in regioni come la Campania, il Lazio, la Calabria (solo per fare degli esempi in cui il PD si è dimostrato particolarmente compromesso con le peggiori scelte antisociali) rischia di produrre frutti amari che nella “migliore” delle ipotesi porteranno ad un rifiuto del PD pro UDC, e nella peggiore nel coinvolgimento di una prevedibile sconfitta elettorale vista la crisi di rappresentanza dello stesso PD.
Ne è da sottovalutare, in questo rischioso contesto di “appiattimento”, la funzione spregiudicata che sta assumendo Di Pietro, anche grazie alla mobilitazione del 5 Dicembre prossimo, come nuovo riferimento per ampi settori di elettori della sinistra.
Se questa è la situazione, impegnandoci a mantenere aperto e leale un confronto - e lì ovunque sarà possibile – una azione comune con le forze che animano la Federazione della Sinistra, riteniamo che una discussione sul progetto – seria e liberata dalle contingenze – non potrà che riprendere mettendo in conto anche la prossima verifica elettorale delle Regionali.
Riteniamo che su questo terreno il progetto la Federazione della Sinistra stia commettendo un errore strategico e di cultura politica con possibili esiti ulteriormente disgreganti per il tessuto militante. Se i fatti smentiranno questa nostra valutazione non potremo che tenerne conto e discutere in profondità. Ma se confermeranno l’analisi e le esperienze concrete che abbiamo portato come contributo in questi anni, le compagne e i compagni che stanno avviando in questo modo la Federazione della Sinistra dovranno prendere, onestamente, atto che nulla è più come prima ed arrivare a conclusioni, che non potranno che essere più approfondite e dirimenti di quelle che li hanno portati a ripercorrere esattamente una strada già fatta ma che ha portato alla perdita di credibilità e di rappresentanza tra i settori popolari.

1 dicembre

Contropiano

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