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(25 Luglio 2009) Enzo Apicella

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Honduras: Di fronte ai golpisti, resistenza femminista!

(11 Dicembre 2009)

“El poder nos amputa la aventura, nos quiebra la utopía pero ella
se rehace y por todos imagina un rumbo sin miseria y sin espanto...../
Hay que sobremorir sobreviviendo, tratemos de archivar nuestros candores
Y sin pena ni gloria ser leales a lo que fuimos somos y seremos”
Mario Benedetti

Mentre lasciavo l’aeroporto honduregno per ritornare alla mia isola eroica, ho visto un anello che riproduceva dei simboli maya delle rovine di Copan e non ho potuto resistere: l’ho comprato, come un compromesso instaurato con il popolo honduregno, come una promessa fatta con la mia anima ad aiutarlo a conseguire la sua libertà e la sua democrazia, finalmente libero da “gorilla” assassini.

Così, quando ho visto alla televisione cubana l’intervista a Jessica Sanchez, una scrittrice e femminista honduregna, che è venuta a partecipare al I Stage regionale sulle Donne e la Comunicazione “Cambiare lo sguardo” ed ha denunciare l’orribile golpe di stato che sta vivendo il suo paese, l’ho raggiunta per poter chiacchierare con lei ed aiutarla a gridare al mondo la sua rabbia.

Ancora una volta rivivo le gloriose riunioni nel sempre belligerante STIBYS (Sindacato dei Lavoratori dell’Industria delle Bevande e Simili), dove avevo visto Jessica con il suo gruppo di Femministe in Resistenza partecipare alle assemblee del Fronte contro il Golpe di Stato, mentre, adesso, ascolto la sua voce ferma, stanca, ma ancora piena di rabbia quando dice che “fino ad oggi è stato duro e oltre a tutto sappiamo che abbiamo ancora molta lotta davanti a noi”.

Questa coraggiosa compagna ha presentato, insieme al suo gruppo di lotta “Femministe in Resistenza” in Honduras e con l’Osservatorio di Trasgressione Femminista un dossier all’udienza “Diritti umani delle donne nel contesto del golpe di stato in Honduras”, concessa dalla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), lunedì 2 novembre 2009, a Washington. Qui hanno informato sulla natura e portata delle violazioni dei diritti umani che le donne hanno sperimentato attraverso i poliziotti, militari ed altri agenti di sicurezza dell'attuale regime de facto. La delegazione di femministe ha presentato una sintesi della relazione sulle violazioni ai diritti delle donne durante il golpe di Stato.

Jessica gentilmente mi ha dato una copia del documento e resto seriamente impressionata a leggere che sono più di 400 le denunce fatte dalle donne, sapendo perfettamente che sono molte di più, perché spesso hanno paura delle ritorsioni e preferiscono non recarsi al COFADEH (Comitato dei Famigliari dei Detenuti e Scomparsi di Honduras) per rendere nota la violenza di cui sono state vittime.

Come spiegare, ancora una volta, che come donna mi insulta e mi fa ribollire il sangue quando gli uomini utilizzano il nostro corpo per offenderci ed umiliarci?

Perché a noi donne sempre si cerca di schiacciare e infangare la parte sessuale del nostro corpo come per ribadire che siamo oggetti, senza anima, nelle mani degli uomini fascisti?

E’ come se una donna dovesse pagare due volte nella vita, non solo con il corpo, ma anche con l’anima…..se per i gorilletti ne possediamo una, ricordiamoci che la loro mentalità è rimasta al Medio Evo, quando a noi donne, soprattutto le più coraggiose, quasi sempre toccava un’accusa di stregoneria e finivamo arrostite vive!!!!

Jessica è molto preoccupata di questa situazione, anche perché le donne sono circa il 70% della Resistenza e purtroppo la Comunità Internazionale non sta ottenendo nessun risultato per fermare questo governo de facto.

“Credo che per quanto le morti e la violenza denunciate siano molte, grazie alla diffusioni dei mezzi di comunicazione alternativi otteniamo che il mondo conosca la nostra tragedia e di conseguenza si arresta un poco il crimine contro noi donne e la Resistenza”, mi ha detto Jessica.

“La mia rabbia non si stanca e proprio per questo continuo a denunciare, scrivendo e protestando!”, continua la femminista in resistenza.

Ed io comprendo Jessica che mi confessa che molte volte non hanno neanche potuto piangere i morti dei delitti politici perché i famigliari sono terrorizzati e non vogliono che la Resistenza sia presente al loro funerale: per fare un esempio, il 5 luglio 2009, quando Manuel Zelaya ha tentato di atterrare a Tegucigalpa, non è morto solo Isis Obed Murillo, ma forse anche altri due ragazzi, che per paura delle ritorsioni non sono stati riportati come martiri della Resistenza.

E cosa stanno cercando le Femministe in Resistenza? Che sia fatta giustizia, che si applichino le leggi democratiche per punire i colpevoli e che in modo pacifico si possa raggiungere un’Assemblea Costituente.

Tutti sappiamo che i gorilletti sono i veri colpevoli, gli assassini feroci che stanno sterminando uno a uno coloro che non accettano di piegare la testa alla solita soluzione militare proposta dagli Stati Uniti davanti all’ennesimo golpe di stato in Honduras, tutti sappiamo che effettivamente la Resistenza ha moralmente vinto qualsiasi confronto con questo falso presidente da incubo (che, tristemente per me, è originario del mio paese, da cui ha saputo ereditare solo la parte peggiore, la nostra vergogna: i metodi sanguinari della mafia) però non succede nulla.

Come afferma Radio Progresso, in forma sarcastica nel suo notiziario “Notinulla”, “Honduras è il paese dove non succede nulla”: tutte questi omicidi e repressioni sono il modo del nuovo caro presidente per fare ordine contro la violenza organizzata.

Il fatto più grave è che la destra fascista ha rialzato la testa, quel mostro che pensavamo sconfitto in America Latina ha spazzato via il sogno del popolo honduregno “in un’alba di gorilla e di terrore, sequestrarono il presidente e violarono la Costituzione…..”, come canta l’inno della Resistenza.

Ha voluto dimostrare che è più che vivo e non è cambiato nulla da quel tragico 11 settembre 1973.

Il gorilla traditore, oltre ad uccidere e violare, ha rubato tutti i soldi che appartenevano ai progetti sociali dell’ALBA, non contento di essere tra le famiglie più ricche del paese, ha saputo far sparire, con i suoi compagni di merenda, quei soldi che l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America aveva affidato per dare finalmente un respiro al popolo del terzo paese più povero di America Latina.

Il ministro del Commercio e dell'Industria dell’amministrazione di Manuel Zelaya, Fredis Cerrato, conferma che nella banche honduregne, (prima del gorilletti) c’erano notevoli quantità di denaro dell’ALBA: grazie alle facilitazioni per l'acquisto di petrolio con Petrocaribe, il paese aveva accumulato 120 milioni di dollari, 50 milioni di dollari di vendite di buoni in Venezuela e 30 milioni di euro per programmi di sviluppo agricolo.

E adesso? Anche dal punto di vista finanziario, chi pagherà tutto questo? Come potranno, i paesi dell’ALBA, che il tiranno ha truffato, reclamare che sia arrestato e soprattutto il denaro restituito al popolo?

Tutto continua in silenzio, adesso il “nuovo” uomo del golpe, colui che ha vinto solo una farsa che il gorilla pretende chiamare elezioni, Porfirio Lobo, incomincerà il suo "viaggio della convinzione", tra i paesi latinoamericani, come sempre sotto il manto protettore del paese che solo si auto-proclama difensore della democrazia, gli Stati Uniti, chiedendo di essere riconosciuto come un presidente eletto dal popolo.

Quello stesso opportunista che cambia direzione e partito politico secondo convenienza (con un passato di studi svolti nella ex Unione Sovietica….) e quello che pretendeva sconfiggere Mel proponendo repressione e la legalizzazione della pena di morte nelle scorse elezioni, quelle vere, che fortunatamente erano state vinte dal messaggio progressista di Zelaya, quando ancora in Honduras si poteva respirare la democrazia.

E per concludere aggiungo un appello molto sentito che ha fatto proprio oggi un poeta honduregno, Fabricio Estrada, a tutti i poeti del mondo: “è urgente raddoppiare gli sforzi e la solidarietà combattiva, una permanente presenza delle vostre azioni e voci per non lasciarci soli quando appena tutto comincia. Essere contro i risultati di queste elezioni assurde è essere contro il consolidamento nel potere di questa casta primitiva, criminale ed assolutista. La nostra Resistenza non cederà ciò che ha conquistato, tuttavia, continuiamo a mantenere una posizione vulnerabile davanti alla forza bruta. La comunità internazionale deve conoscere lo spavento silenzioso che si sta sviluppando oggigiorno in Honduras, a favore della stabilizzazione del terreno che i militari pretendono.
Voi potete salvare molti dall'esilio o dalla morte.
Non abbiamo mai avuto tanta fede nella luce della parola”.


l’autrice è responsabile della pagina in italiano del sito web di Prensa Latina

Ida Garberi

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