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La borsa o la vita

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(15 Giugno 2010) Enzo Apicella
Il ricatto della Fiat: "Sopravvivere da schiavi o morire di fame"

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Si farà lo sciopero generale in Sicilia?

(23 Dicembre 2009)

"Il problema è strutturale, l'unico modo per risolverlo sarebbe spostare la Sicilia e metterla vicino a Piemonte o Lombardia", ha detto Marchionne.

Con questa arrogante dichiarazione l'enfant prodige dell'industria automobilistica mondiale, vezzeggiato nelle due sponde dell'atlantico per le sue superumane capacità manageriali di eccezionale imprenditore e finanziere insieme, l'uomo dal maglione indossato per distinguersi dal resto dei comuni e normali suoi colleghi ha chiuso la questione della presenza Fiat in Sicilia. Bontà sua è disponibile ad incassare altri soldi dalla regione siciliana per studiare un piano di utilizzazione diversa degli stabilimenti. Dal momento che, come dichiara, il problema è strutturale e riguarda la collocazione geografica della Sicilia, non c'è niente da fare. Dichiarazioni sbrigativamente sprezzanti che purtroppo non trovano la necessaria energica replica in Sicilia da un governo disastrato e da una assemblea in preda a lotte di potere tra i diversi gruppi della maggioranza.

L'arroganza della Fiat deriva dal fatto che si può permettere in lusso, in una Europa che dà il massimo di libertà e di potere agli imprenditori e sta distruggendo progressivamente le regole del diritto del lavoro, di pagare gli operai polacchi a meno di 400 euro al mese e di imporre alle sue fabbriche un clima di terrore, peggiore di quello che Valletta aveva instaurato a Torino prima del grande risveglio del 68.

La condizione degli operai fiat polacchi è tragica non soltanto per i bassi salari ma sopratutto per i forsennati ritmi di lavoro ed il regime di caserma basato sullo spionaggio interno e sull'isolamento dei dirigenti dei lavoratori più capaci e del loro sindacato. Vere e proprie campagne sono state realizzate dalla Fiat per scoraggiare la iscrizione dei lavoratori a Solidarnosc il glorioso sindacato di Lech Walesa artefice della liberazione dal comunismo ma che comunque non riesce ad impedire la deriva della Polonia di oggi verso l'autoritarismo statalista. La Fiat si comporta in Polonia come le multinazionali si comportano nei confronti di paesi affamati di lavoro e disposti a qualsiasi sacrificio e rinunzia pur di averlo. Come e peggio si comportò in Sicilia al momento del suo arrivo.

La reazione dei leaders delle tre confederazioni al "piano" presentato dalla Fiat e che, per il momento, salva Pomigliano e Melfi, è stata di sostanziale adesione. Epifani si è limitato a notare che "non "può esprimere un giudizio positivo...Angeletti ha deprecato l'internazionalizzazione dell'azienda e Bonanni ha praticamente strizzato l'occhio. Avrebbero dovuto annunziare, d'intesa con le loro strutture regionali, lo sciopero generale in Sicilia e respingere il piano al mittente. Non lo hanno fatto perchè oramai da molti anni si limitano a registrare in modo quasi notarile le decisioni degli industriali ed a sottoscriverle. Un atteggiamento questo, talmente radicato, talmente forte, che ha indotto tutte le categorie della CGIL a firmare accordi sindacali sulla base del nuovo modello contrattuale a suo tempo rifiutato dalla loro Confederazione.

Ora se la logica multinazionale della Fiat la porta a decentrare le sue produzioni all'estero questo non può significare che i suoi impegni italiani debbano subire una erosione fin quasi alla scomparsa degli stabilimenti. La Costituzione assegna una funzione sociale all'azienda che non può essere ignorata.

Si pongono diversi problemi che vanno affrontati e che comportano una strategia del tutto diversa dei sindacati e delle forze politiche a cominciare dalla lotta per livellare verso l'alto le condizioni salariali e normative dei lavoratori europei. Non dovrebbero essere ammesse differenze salariali così enormi per i lavoratori dell'ex est e si dovrebbero vincere le resistenze degli Stati che magari considerano i bassi salari della loro classe operaia una opportunità per il loro sviluppo. Bisognerebbe ottenere il Salario Minimo Garantito su base europea e norme comuni sull'orario di lavoro che percorrano all'incontrario la strada fin qui percorsa dalla UE.

Tutte le operazioni di decentramento all'estero dovrebbero essere politicamente cintrollate. Si deve garantire l'occupazione dei lavoratori Fiat e dell'indotto senza se e senza ma.

Intanto è necessaria una seduta straordinaria dell'Assemblea Regionale Siciliana per una ferma presa di posizione anche nei confronti del governo nazionale che di fatto si è piegato al diktat della Fiat che ha zittito il Ministro Scaiola.

Ma la proclamazione dello sciopero generale dovrebbe essere immediata. Si dovrebbe fare entro i primissimi giorni di gennaio. Soltanto il recupero e la messa in campo di tutta la capacità di lotta dei lavoratori siciliani può bloccare la corsa verso la disgregazione sociale e lo sfascio della convivenza civile.

Pietro Ancona

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