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Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
E' morto Stefano Chiarini, un giornalista, un compagno,un amico dei popoli in lotta

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Ai compagni e alle compagne della Federazione della sinistra: perché non dirsi la verità?

A proposito delle interviste di Paolo Ferrero

(24 Dicembre 2009)

Cari compagni e compagne,
Le recenti interviste di Paolo Ferrero su il Manifesto e su la Repubblica hanno sospinto una discussione molto animata e partecipata presso la base dei partiti della Federazione e nel più vasto ambito dei suoi elettori. Data l’enormità delle dichiarazioni in questione, non c’è da sorprendersi. Sorprende invece l’ostinazione di diversi compagni nel negare, a se stessi, l’evidenza: la relazione tra l’apertura di Ferrero a un governo Casini e la pratica degli accordi regionali di governo col centrosinistra, allargati anche alla UDC.

L’APERTURA AD UN GOVERNO CASINI: UN FATTO ABNORME, SENZA GIUSTIFICAZIONE.

L’apertura ad un governo d’emergenza con Casini premier è francamente clamorosa. E non reggono giustificazioni di sorta. L’argomento secondo cui si tratterebbe “solo” di un governo a termine, impegnato “solo” su misure democratiche, è un non senso: quale che fosse la sua durata, quel governo, come ogni governo borghese, varerebbe la legge finanziaria, finanzierebbe le missioni di guerra, darebbe soldi a Vaticano e Confindustria, gestirebbe le ordinarie leggi antimigranti. Per non parlare del fatto che proprio Casini continua a rivendicare la necessità di una nuovo intervento strutturale sulle pensioni e di maggiori regalie alle scuole private, lamentando l’inerzia di Berlusconi sulle “ vere questioni serie”. O della vocazione reazionaria dell’UDC in fatto di diritti civili ( a proposito di “fronte unico per la democrazia”).
L’argomento “rassicurante” secondo cui la Federazione della sinistra “non entrerebbe” nel governo Casini, non rassicura un bel nulla. Il sostegno esterno ad un governo borghese non comporta l’esenzione dalla complicità e dalla responsabilità. Lo dimostra la storia: dal sostegno esterno del PCF stalinista al governo Blum che sgomberava le fabbriche occupate nel 36, sino al recente sostegno esterno dei partiti comunisti stalinisti indiani ad un governo di centrosinistra che ha accresciuto del 20% le spese militari. Ma soprattutto lo dimostra la storia del PRC: quando nel 96-98, l’allora maggioranza dirigente di quel partito ( Bertinotti, Cossutta Ferrero, Diliberto) sostenne dall’esterno il primo governo di Romano Prodi. Anche nel 96 si era detto ai militanti con fare “rassicurante” :”Tranquilli, sarà solo un accordo elettorale contro Berlusconi”, “giudicheremo il governo caso per caso in piena autonomia”ecc. Anche allora coloro che denunciavano l’inevitabile compromissione politica venivano accusati di “ fare processi alle intenzioni” o di fare “confusione strumentale”. Ma la verità non tardò ad emergere: per due anni, dall’esterno, senza ministri, il PRC votò le leggi di precarizzazione del lavoro ( Pacchetto Treu), il record di privatizzazioni in Europa, finanziarie di pesantissimi sacrifici( “per entrare in Europa”), i campi di detenzione per gli immigrati ( i famigerati CPT della legge Turco- Napolitano). Persino peggio e di più di quanto gli stessi dirigenti avrebbero votato 10 anni dopo, in cambio di ministri, nel secondo governo Prodi.
L’argomento secondo cui questa volta andrebbe diversamente (“per i maggiori margini di autonomia del governo garantiti dall’attuale premio elettorale di maggioranza”) è del tutto inconsistente. Il punto non è sapere quanto il governo Casini sarebbe autonomo dal PRC, ma quanto il PRC sarebbe autonomo dal governo Casini. In realtà Ferrero avrebbe, già oggi, un modo elementare per cercare di dimostrare la reale autonomia del PRC da quell’eventuale governo: dichiarare che il PRC sarebbe all’opposizione del governo Casini, a partire dal voto contrario alla fiducia. Ma Ferrero si guarda bene dal farlo, e per la ragione più semplice: quella sola dichiarazione seppellirebbe il fronte comune elettorale con PD e UDC che proprio Ferrero rivendica in caso di elezione anticipate. Non può esservi alleanza politico- elettorale con Bersani e Casini senza un impegno a sostenere, in qualche forma, il loro eventuale governo. Proprio come ha dimostrato l’alleanza politico-elettorale del 96.
Andiamo dunque al sodo: Ferrero, Diliberto,Salvi, Patta ( tutti ex ministri o sottosegretari nei governi di centrosinistra) sono disponibili a sostenere un eventuale governo Casini in cambio di una futura legge elettorale sul modello tedesco ( proporzionale con sbarramento al 5%) . Ma a parte ogni considerazione di merito sugli sbarramenti elettorali antidemocratici ( varati in Germania contro “i comunisti”), come è possibile barattare le ragioni di classe con una legge elettorale? Come si può sostenere un governo Casini contro i lavoratori e i diritti civili, in cambio di una futura ( eventuale) rappresentanza parlamentare più consistente? Sarebbe questa la nuova versione del cosiddetto “partito sociale”, “più impegnato nelle lotte che nei palazzi”?

IL VERO SCOPO DELL’APERTURA A CASINI: SBLOCCARE LE ALLEANZE REGIONALI CON PD E..UDC

Ma la vera “ciccia” dell’intervista di Paolo Ferrero è un’altra. Non riguarda il futuro ma il presente. E richiama un dato di fatto, non una “interpretazione”. Si tratta del via libera agli accordi di governo col centrosinistra, allargati ovunque possibile all’UDC, in vista delle imminenti elezioni regionali : si offre la disponibilità a sostenere nazionalmente un eventuale governo Casini chiedendo in cambio alla UDC e al PD il “lasciapassare” per la Federazione nelle alleanze regionali di centrosinistra. Questo è il messaggio delle interviste Ferrero. E che questa sia la verità lo dimostra il processo politico in corso in larga parte d’Italia. La Federazione va realizzando un’alleanza con PD e UDC in Liguria. Va realizzando un’alleanza con PD e UDC nelle Marche. Rivendica l’estensione dell’alleanza di centrosinistra all’UDC in Calabria. Non pone preclusioni a possibili estensioni all’UDC ( per quanto improbabili) in Puglia e Piemonte. Ovunque chiede una cosa sola: non essere “discriminata dal centrosinistra”. E siccome è la UDC che spesso pone problemi al PD circa l’alleanza con PRC-PDCI, occorre dare un segnale alla UDC per liberare ovunque la disponibilità del Pd ad “accogliere” il PRC-PDCI. Semplice, no? Non è la Federazione a porre l’elementare discriminante di classe nei confronti di partiti come il Pd e la Udc che , anche su scala locale, gestiscono e rappresentano gli interessi dei poteri forti. Non è la Federazione che rifiuta, come dovrebbe fare, ogni compromissione con i Bassolino, i Loiero, i Burlando, talmente interni alla gestione del malaffare da essere inquisiti dalla magistratura. No, accade l’opposto. E’ la federazione che supplica i partiti dominanti e i loro uomini a non escludere PRC-PDCI da quelle giunte dove peraltro siedono da anni.
Il caso Penati in Lombardia, richiamato proprio da Ferrero, è in questo senso emblematico. Tutti sappiamo chi è Penati. E’ l’ex presidente della giunta provinciale milanese che per anni, con la presenza di due assessori del PRC, ha gestito, tra le altre cose, le peggiori politiche anti Rom e antimigranti, sino a ricevere i complimenti pubblici della Lega. Lo stesso Penati ha successivamente scaricato il PRC alla vigilia delle ultime elezioni provinciali per dare le maggiori credenziali moderate all’elettorato reazionario di cui ricerca il voto. Oggi Penati ha scalato i vertici nazionali del PD al seguito di Bersani e per questo viene candidato in Lombardia contro Formigoni. Bene. Cosa fa Paolo Ferrero? Chiede a Penati di riassumere il PRC nella sua coalizione, ed anzi chiede a Sinistra e Libertà di farsi paladina di questa richiesta del PRC in Lombardia in cambio del sostegno del PRC a Vendola in Puglia. C’è da meravigliarsi se, su queste basi, si registra un riavvicinamento tra la Federazione e Sinistra e Liberta? Non c’entra nulla la retorica sull’unità della sinistra. C’entra il patto di mutuo soccorso a sostegno delle rispettive ambizioni assessorili. Dirigenti che ieri stavano uniti come un sol uomo a sostegno delle politiche di Prodi, possono tornare a unirsi a sostegno dei Loiero , dei Bassolino, dei ..Penati. C’è una logica? Certamente. Ma non è quella dei lavoratori e neppure della lotta a Berlusconi ( quanto carburante dà alle campagne populiste e reazionarie della destra l’immagine di una sinistra avvinghiata agli assessori e coinvolta nelle ammucchiate spartitorie con il personale politico del malaffare? ). E’ più semplicemente la logica autocentrata di gruppi dirigenti senza principi.

L’ALLEANZA CON PD E UDC, NEL MOMENTO IN CUI CAPITOLANO A BERLUSCONI?
C’è peraltro un paradosso ulteriore in questa storia. La massima apertura di Ferrero a PD e UDC coincide con la massima apertura di PD e UDC a Berlusconi. Dopo i fatti di Milano, Berlusconi incassa non solo la “solidarietà” delle opposizioni liberali, ma la loro disponibilità a negoziare col governo sia un salvacondotto giudiziario per sé ( “legittimo impedimento”), sia una “riforma istituzionale” per l’ulteriore rafforzamento del potere esecutivo. Non vi sarebbe allora la necessità, tanto più oggi, e proprio nel nome della lotta contro Berlusconi, di denunciare frontalmente la capitolazione di Bersani e Casini a un governo reazionario? Non sarebbe tanto più oggi il momento di rompere con PD e UDC, e di assumersi la responsabilità di un’opposizione di classe indipendente al governo per la sua cacciata, cercando di capitalizzare lo sconcerto o lo sdegno di tanta parte del popolo della sinistra, e persino democratico, per l’”inciucio” tra D’Alema e Berlusconi? Invece no. Invece proprio adesso, e proprio nel nome della “lotta a Berlusconi”, Ferrero e Diliberto invocano l’alleanza con chi capitola a Berlusconi: sia a livello nazionale, sia a livello regionale; e sino al punto da annunciare il sostegno a..un possibile governo Casini.

ROMPERE COL TRASFORMISMO. UNIRSI ALLA SINISTRA CHE NON TRADISCE

E allora, cari compagni, è inevitabile giungere ad una conclusione. Gli attuali gruppi dirigenti della sinistra italiana non sono cambiati. Lo stesso ceto dirigente della cosiddetta sinistra radicale che per 15 anni ha usato un patrimonio grande di energie e aspettative per negoziare ciclicamente assessorati e ministeri, è quello che oggi ritorna sul luogo del delitto. Con una forza negoziale molto minore, ma con una faccia tosta ancora maggiore. Cosa deve ancora accadere perché migliaia di militanti onesti della sinistra, già critici, si decidano ad “elaborare il lutto”, rompendo finalmente con quei gruppi dirigenti, e investendo le proprie energie nella “sinistra che non tradisce”?
Il Partito Comunista dei Lavoratori- oggi in espansione in tutta Italia- propone a tutti questi compagni di costruire insieme un comune progetto comunista e rivoluzionario. Capace di rompere definitivamente con la lunga tradizione del trasformismo della sinistra italiana, per ripartire dai principi. Senza i quali e contro i quali, non solo non sarà possibile risalire la china, ma si è destinati a ripercorrere, uno dopo l’altro , tutti i sentieri già battuti. Ieri in tragedia, oggi in farsa.

Marco Ferrando (Partito Comunista dei Lavoratori)

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