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(10 Gennaio 2010) Enzo Apicella
Dopo la rivolta degli schiavi di Rosarno

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Rosarno: la rivolta degli “ultimi”

(10 Gennaio 2010)

Le dichiarazioni del ministro Maroni, uno che da sempre istiga all’odio contro i migranti e ne opera la persecuzione più feroce dall’alto del suo scranno governativo ("C'è stata troppa tolleranza verso gli immigrati"), e quelle del presidente della repubblica, che sembra svegliarsi all’improvviso dal suo torpore quirinalizio ("Fermiamo la violenza"), sono il modo con cui le istituzioni occultano la verità.

A Rosarno (e non solo lì) da anni esiste un’emergenza sociale rappresentata da migliaia di giovani africani che vivono in condizioni disumane (per ammissione delle stesse autorità socio-sanitarie calabresi).

Condizioni disumane perfino peggiori rispetto a quelle dei loro paesi di origine, per guadagnare 25 o 30 euro dopo 10 ore e più di intenso lavoro sfruttato nei campi, nella raccolta delle arance, delle verdure.
5 di questi euro vanno al caporalato, ai mafiosi che fanno il bello e il cattivo tempo in Calabria come in altre regioni del Sud e taglieggiano i lavoratori immigrati, che sono a costretti a pagare per lavorare, oltre che i lavoratori locali.

Di questo parlano in pochi, di un caporalato presente in gran parte delle attività agricole stagionali, un caporalato che permette alle aziende di usare la forza-lavoro, in particolare quella immigrata, per pochi euro.
Questa forza-lavoro si riversa in capannoni fatiscenti e nelle pinete durante la stagione estiva, senza nessuna struttura di accoglienza, con una paga da fame con cui è impossibile pagarsi un affitto e avere condizioni di vita appena decenti.

Dove sono le istituzioni, che dovrebbero garantire il rispetto del diritto, quando migliaia di immigrati al nero vengono sfruttati dalle aziende e dal caporalato, i medesimi che, al tempo stesso, appoggiano le campagne forcaiole della destra, arrivando fino a invocare la lotta per la legalità e contro l’immigrazione clandestina?

La popolazione di Rosarno, di certo manovrata dai poteri mafiosi e dalla destra contro il numero crescente di immigrati che si riversano in quella zona per lavorare, non si accorge, o non si vuole accorgere, che dietro le aggressioni e le fucilate ai danni dei migranti (da questo è scaturita la loro rivolta) c’è la lunga mano della criminalità organizzata, la stessa che sfrutta la forza-lavoro al nero e, insieme, alimenta xenofobia e razzismo tra la gente locale, la quale (tra crisi economica e sociale, salari di miseria, malasanità e mancanza di lavoro) avrebbe molte ragioni per cui ribellarsi, unendosi magari ai migranti.

E così si arriva all’aberrazione che la rivolta contro tutto e contro tutti, scatenata dagli “ultimi” non per calcolo ma per disperazione, diventa per la popolazione locale un’occasione perversa per far pagare il peso quotidiano delle proprie difficoltà sociali al capro espiatorio di turno, agli “ultimi” appunto, organizzando la caccia nei loro confronti, sprangandoli, bastonandoli, scaraventandogli contro macchine a tutta velocità, sparandogli addosso, come è successo a Rosarno, dopo che la rivolta si era già spenta.

In questa situazione, come non riconoscere che il connubio tra politica di destra e criminalità è alla base del crescente razzismo in Italia? Come non riconoscere che il sistema di sfruttamento sotto cui vivono i migranti è stretto parente di quello subìto dai lavoratori italiani in molte, troppe, aziende?
Come non farsi sfiorare dal sospetto che la società italiana si sta imbarbarendo, fino al punto che i “penultimi” si stanno scagliando contro gli “ultimi”, nell’illusione tragica di risolvere così i propri problemi, mentre chi ne è il vero responsabile non può che sghignazzare soddisfatto di avere suscitato la “guerra tra poveri” necessaria a mantenere i propri privilegi?

OSSERVATORIO SUL FASCISMO DI PISA

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