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(10 Gennaio 2010) Enzo Apicella
Dopo la rivolta degli schiavi di Rosarno

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Rosarno. Ministri ladroni?

(13 Gennaio 2010)

I fatti di Rosarno testimoniano quanto i “ministri” romani siano lontani anni luce dalla realtà non solo italiana.

Avendo a cuore i “profitti” della grande industria alimentare hanno lasciato marcire nell'illegalità lavoratori che si spaccavano la schiena nella raccolta del pomodoro per 2-2,5 euro l'ora per oltre10 ore al giorno. Con i bassi prezzi della raccolta il margine per i prezzi industriali si è potuto ampliare a dismisura, per anni. I fatti erano noti da tempo a tutti, tanto che la trasmissione televisiva “Report” aveva fatto una “inchiesta”, ossia era andata ad occhi aperti sul posto, scoprendo anche che l'assistenza sanitaria degli immigrati, forzatamente clandestini, era lasciata dalla regione il cui deficit è da record, niente meno che a “MEDICI SENZA FRONTIERE”!!!!! E' questa la lotta alla clandestinità (di chi lavora) dei ministri “romani”!!!! Lasciato prosperare lavoro nero ed evasione fiscale ha portato alla reazione disperata dei lavoratori scaricata sulla popolazione, altrettanto abbandonata ad una illegalità nera quanto il lavoro che ministri e Pubblici Ministeri han lasciato prosperare (ma non erano per l'obbligatorietà dell'azione penale???).

Che i “ministri”, sappiano come risparmiare soldi a spese dei lavoratori ed a tutto vantaggio del profitto degli appaltatori, lo dimostrano quotidianamente “esternalizzando” attività statali in modo da dequalificarle e prevenire così la difesa salariale e normativa dei dipendenti ancora “interni”, non ultima la sanità. E non solo loro, anche i “ministri ombra”, ossia della cosiddetta opposizione applicano le varie Rosarno, sostenendo nei suddetti appalti cooperative (false, finte, fintissime, cui credono solo loro!!) delle rispettive associazioni, bianche o rosse che siano. Naturalmente non senza la complicità delle confederazioni concertative, CGILCISL- UIL, che come scimmiette omertose non sentono, non vedono e non parlano. Proprio come i lavoratori di queste attività esternalizzate, cui troppo spesso, parlando, vedendo e sentendo rischiano di perdere anche quel miserabile posto di lavoro. Posto che la romanitudine, anche e soprattutto del cosiddetti nordisti, ha provveduto a dequalificare. Solo uniti, precari e non precari, esternalizzati e interni, possiamo avere occhi, orecchie e bocca. Innanzitutto portando questi “cooperatori” davanti alla magistratura del lavoro, e, quando possibile, opponendo alla forza dei loro soldi quella del nostro numero.

Sin.Base

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