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(10 Gennaio 2010) Enzo Apicella
Dopo la rivolta degli schiavi di Rosarno

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La rivolta degli schiavi. La caccia al negro

(12 Gennaio 2010)

A pochi mesi dall’approvazione del pacchetto sicurezza, i fatti di Rosarno sono l'ennesimo atto di intolleranza e di inciviltà di un paese che sta scivolando nel razzismo e nella barbarie. La protesta dei migranti a Rosarno - avvenuta dopo che due braccianti sono stati feriti dai colpi di una carabina ad aria compressa - è il sintomo delle gravissime condizioni di malessere e di totale mancanza di diritti dei cittadini migranti in Italia, in particolare in un contesto sociale come quello di Rosarno, dove il caporalato e la mafia utilizzano la condizione di clandestinità di migliaia di uomini e donne migranti per imporre loro condizioni di lavoro e di vita inaccettabili, riducendoli a merce da sfruttare e corpi da schiavizzare. (...)

La rivolta degli schiavi di Rosarno nasce da condizioni di vita inumane e umilianti, dove chi lavora non ha nessun diritto, percepisce paghe da fame e può aspettarsi, da un momento all’altro, che qualcuno gli spari contro. Per questo riteniamo la loro rivolta giusta e esprimiamo loro la nostra più totale solidarietà. Ribellarsi a una condizione di schiavitù è non soltanto giusto. E’ un diritto. Che a Rosarno, poi, alla protesta dei migranti sia seguita una vera e propria guerra civile contro di loro da parte della popolazione locale è il segno dell’intolleranza di un paese in crisi. La guerra tra poveri di Rosarno - dove, lo ricordiamo, il Comune è stato sciolto per mafia - è l’effetto di un paese in mano a un governo razzista e di un territorio in mano alla andrangheta. Quanto è accaduto a Rosarno riguarda tutte e tutti. C’è una Calabria migliore di quella di Rosarno. Come c’è un Nord migliore di quello della Lega. Noi apparteniamo a quella Calabria e a quel Nord. E siamo da una parte sola, dalla parte di chi si ribella al razzismo.

Sabato 09 Gennaio 2010

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