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(2 Maggio 2012) Enzo Apicella
A Torino contestato Piero Fassino al corteo del primo maggio. La polizia interviene con una carica pesante e immotivata.

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(21 Gennaio 2010)

A più di sei mesi dai primi provvedimenti cautelari, perquisizioni e indagini per costituzione di banda armata e associazione sovversiva con cui la solerte procura di Roma ha colpito diversi compagni e compagne di Milano, Roma e Sardegna, è di lunedì l’operazione propagandistica dell’antiterrorismo milanese che ha portato l’arresto di altri due compagni milanesi per la medesima inchiesta. Sin dalla notizia dei primi provvedimenti di carcerazione, emessi immediatamente prima gli incontri del G8, era evidente la pretestuosità delle imputazioni e la percezione di assistere ad una farsesca riedizione di un film già visto, “sbatti il mostro in prima pagina”.

E oggi con le redazioni dei maggiori media italiani scatenate nell’assecondare l’opera della magistratura condannando aprioristicamente chiunque si opponga allo stato di cose presenti. E’ anche per questo che il finale appare già scritto: mere supposizioni e sospetti che, anche grazie a un arretramento della soglia di punibilità offerta dalla contestazione delle “finalità di terrorismo”, assurgono a sentenze di condanna della opinione e dell’agire politico disinteressandosi della commissione eventuale di fatti specifici. Questi compagni sono infatti imputati perché “avrebbero pensato, avrebbero ipotizzato, avrebbero voluto”, un uso assillante del condizionale che dà il senso chiaro della assurdità delle accuse.

Ma questa scientifica opera di provocazione da parte degli apparati repressivi dello stato non ci deve far indulgere a qualsiasi sorta di vittimismo, perché svela ed evidenzia l'intenzione di accelerare quel processo di criminalizzazione giudiziaria e politica che punta, non tanto e non solo, ad individuare una presunta area da reprimere, ma che mira esplicitamente a colpire ogni forma di opposizione radicale o espressione di semplice dissenso di chi, praticando il conflitto, si pone al di fuori delle regole compatibili dell’alternanza di governo e del parlamentarismo borghese.

Questa repressione subisce un’accelerazione preventiva, proprio perché siamo in una fase di profonda crisi strutturale del capitalismo nel quale le voci più o meno organizzate di resistenza, politica e sociale, allo sfruttamento di classe e, in sintesi, all’impoverimento generalizzato dei lavoratori e delle lavoratrici, stanno emergendo nei territori e nei differenti luoghi della produzione del profitto. In tale contesto di perfezionamento di un controllo sociale sempre più pervasivo e di limitazione degli spazi di opposizione è ben inquadrabile il disegno di rimozione dalla stessa storia della coscienza dei movimenti di lotta dell’idea di una società altra e radicalmente alternativa, non più fondata sullo “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

A colpi tanto di teoremi giudiziari e di repressione poliziesca minuta e quotidiana, quanto di un revisionismo storico fatto proprio anche dalla stessa sinistra cosiddetta socialdemocratica, il tentativo è quello di estirpare ogni forma di immaginario rivoluzionario da un corpo sociale e di classe sempre più sfruttato e precario. Contro questo disegno continueremo a opporre la costruzione di percorsi di lotta e di opposizione per l'allargamento del conflitto sociale per la conquista e la generalizzazione dei bisogni e dei diritti continuamente erosi e sottratti, per la costruzione di una società in cui ogni forma di sfruttamento capitalista non sarà che un pallido ricordo.

CONTRO LA CRIMINALIZZAZIONE DEI MOVIMENTI NON UN PASSO INDIETRO! LIBERTA’ PER TUTTI I/LE COMPAGNI/E IMPRIGIONATI!

I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria

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