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Karl, Rosa e Spartaco

(22 Gennaio 2010)

Il 15 gennaio 1919, Karl Liebknecht, solo deputato del Reichstag ad aver votato, il 2 dicembre 1914, contro i crediti di guerra e Rosa Luxemburg, che aveva pagato la sua guerra alla guerra con la reclusione durante gli anni della prima guerra mondiale, venivano assassinati dalla soldataglia agli ordini del ministro della Reichswehr (esercito) Gustav Noske, che con Friedrich Ebert e con il cancelliere Philipp Scheidemann dirigeva la SPD, il Partito Socialdemocratico Tedesco. Il loro assassinio, preludio delle migliaia di altri assassini nei mesi che seguirono e dei milioni nei lunghi anni della peste hitleriana, non é solo il marchio d’infamia di quei dirigenti socialdemocratici, traditori della rivoluzione tedesca del novembre 1918, ma segna anche l’inizio di una serie di crimini che determineranno, a partire dalla repressione di quella rivoluzione, la divisione fratricida della sinistra di cui approfitteranno il fascismo, il nazional-socialismo ed i loro squallidi epigoni di oggi.

Uscito da una prigione maccartista dopo avervi trascorso alcuni mesi nel 1950, il celebre scrittore e giornalista americano Howard Fast – che avrebbe lasciato il Partito Comunista Americano nel 1956 - dovette pubblicare a sue spese il suo nuovo romanzo, Spartaco, sulla rivolta degli schiavi guidata da un gladiatore trace nell’Italia meridionale fra il 71 ed il 73 avanti Cristo. Il romanzo era stato ispirato dalla lettura, nella biblioteca del carcere, di un libro che aveva fatto scoprire a Fast Rosa Luxemburg e l’esistenza di un altro, anzi dello stesso Spartaco, quello al quale si richiamava il movimento degli Spartachisti, i nuovi socialisti tedeschi che, guidati da Karl e Rosa, si ribellavano come Spartaco contro l’ingiustizia, rifiutavano di sottomettersi, avevano rotto con la SPD ed avrebbero dato vita al KPD, il Partito Comunista Tedesco. Dal libro fu tratto un film, voluto e prodotto da Kirk Douglas, che vi interpreta il ruolo di Spartaco. La regia é di Stanley Kubrick e la sceneggiatura di Dalton Trumbo, uno dei “Dieci di Hollywood” condannati a pene detentive per aver rifiutato di rispondere come desiderava alla Commissione delle attività anti-americane voluta dal senatore McCarthy, inserito nella lista nera del cinema americano, impossibilitato a lavorare negli anni 50, isolato ed esiliato, costretto a nasconderesi dietro pseudonimi o prestanome: sua l’indimenticabile risposta I’m Spartacus data dagli schiavi, solidali con uno di loro, alla proposta di denunciare Spartaco in cambio della libertà.

Di Rosa Fast scriveva : Questa notevole, piccola donna era nata in Polonia in una famiglia ebrea. Inferma, tedesca acquisita, imprigionata durante la Prima guerra mondiale, era diventata dopo la sua liberazione uno dei capi della rivoluzione socialista mancata del 1918. Fu uno dei grandi spiriti della sua epoca. Era lei che aveva battezzato i nuovi socialisti tedeschi « Spartachisti », lei che osservava con un miscuglio di gioia e di disperazione quel che avveniva in Russia, lei che scrive nel 1919, alla vigilia del suo assassinio : « La libertà accordata ai soli partigiani del governo, la libertà accordata ai membri di un solo partito – quale che sia il loro numero – non é una vera libertà. La libertà sarà sempre quella dell’uomo che pensa altrimenti. Quest’affermazione non é nata da un amore fanatico per la giustizia astratta, ma dalla constatazione che tutto cio’ che la libertà politica ha di edificante, di sano e di purificatore emana dal suo carattere indipendente e che la libertà perde ogni virtù appena diventa un privilegio ».
Il 27 gennaio del 1916, fra un soggiorno in prigione ed il successivo, Rosa Luxemburg scrisse la prima delle dieci Lettere di Spartaco - che unirono la minoranza socialista opposta alla « Union sacrée » nella quale la socialdemocrazia tedesca, accecata dal nazionalismo guerrafondaio, aveva perso la sua anima – lettere nelle quali la politica é intesa come ricerca ostinata della felicità per tutti, della fraternità fra uguali, della libertà senza riserve. Il 14 gennaio 1919 Rosa Luxemburg , poco prima di essere sequestrata dai miliziani che l’avrebbero uccisa e ne avrebbero gettato il cadavere nel Landwehrkanal, scrisse su Die Rote Fahne l’articolo « L’ordine regna a Berlino », che si conclude con le sue ultime parole « Ero, sono, saro’ », una sfida poetica a tutte le paure, al terrore, al potere che ne fa commercio ed uso. Rosa Luxemburg, una donna, per giunta ebrea e polacca, é stata (é una sua battuta) uno degli ultimi uomini della socialdemocrazia tedesca e proprio lei, costretta a zoppicare da una malformazione congenita che la perseguitava dall’età di cinque anni, é rimasta una delle rare personalità politiche a mantenere un portamento eretto in un mondo sbilenco.

Il 10 gennaio 2010 erano decine di migliaia a Berlino a sfidare una temperatura rigida, neve e ghiaccio che rendevano pericolose strade e marciapiedi e, come ogni anno, due manifestazioni parallele si completavano, finendo per incontrarsi: quella di vecchi partiti comunisti testimoni di un tragico passato, glorioso quanto contraddittorio ed ormai quasi assenti dalla scena politica presente, rinforzati dal concorso di migliaia di giovani e giovanissimi militanti dei movimenti antifascisti e da quello della « Die Linke », che sfilavano in corteo dalla Frankfurter Tor all’antico cimitero dei poveri di Lichtenberg (vi sorgeva la tomba che il grande architetto Mies van der Hohe aveva progettato per Karl e Rosa e che i nazisti hanno ridotto in polvere) e quella di decine di migliaia di uomini e donne di tutte le età, alcuni con i loro bambini, di Berlino, di altre città tedesche ed europee che, in gruppo o individualmente, in silenzio, si recavano a quello stesso cimitero, tutti per deporre un fiore rosso ai piedi di una stele - che domina le lapidi con i nomi di Liebknecht, Luxemburg e di tanti antifascisti tedeschi - dove é scritto Die Toten mahnen uns (I morti ci ammoniscono).

Giustiniano Rossi

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