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(10 Gennaio 2010) Enzo Apicella
Dopo la rivolta degli schiavi di Rosarno

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    (Capitale e lavoro)

    Sui fatti di rosarno. Intervista ad Edgar Galiano del Comitato immigrati Roma

    (24 Gennaio 2010)

    Quale è la tua valutazione sui fatti di Rosarno?

    Dopo la rivolta dei lavoratori immigrati di Rosarno la borghesia e il governo (che è collegato alla mafia), si sono preoccupati di far vedere come la vicenda fosse legata alla clandestinità, al razzismo, alla legge sulla sicurezza. Ma il problema non è come la borghesia ha trasformato questo fatto per i suoi fini, è come noi, dall’altra parte, dalla parte dei lavoratori, riusciamo a valorizzare quello che è emerso da Rosarno. Un elemento molto importante che è emerso è il diritto all’autodifesa. Non si è trattato di una risposta “selvaggia” e violenta e poi il “pogrom”. Bada che in questo tranello sono caduti anche settori della sinistra. L’autodifesa e l’auto-organizzazione devono essere così: un colpo, e poi andare in ritirata. Perché i lavoratori sarebbero dovuti rimanere lì a difendere un posto schifoso? In fondo la gente sa che si è trattato di autodifesa.

    Quindi il segnale importante che è arrivato agli immigrati è: “Se ci aggrediscono, rispondiamo. Non passi in mente alla borghesia di metterci nei centri lager”. D’altra parte il 60% di quei lavoratori ha il permesso di soggiorno, un 20% lo sta aspettando, solo il 20% è composto da irregolari.

    Lo Stato li ha mandati via subito per eliminare un elemento di contraddizione, infatti non mi sembra ci sia stato un allontanamento coatto e violento; la cosa importante è che è tornata la “santa pace “ capitalista, la macchina continua a funzionare così come vogliono la borghesia, lo Stato e la mafia.

    La cosa positiva, però, in termini di classe, è che i lavoratori di Rosarno hanno dato un segnale agli immigrati e anche ai lavoratori italiani i quali ricordano come anche gli italiani siano stati sfruttati nel bracciantato. Un segnale che dice: è così che si combatte la mafia.

    Lo Stato è il garante della macchina produttiva. Solo nel momento in cui questa macchina non funziona bene perché qualcuno la inceppa, allora lo Stato interviene con le leggi, con le forze dell’ordine ecc. Adesso è tornata la “santa pace”, i mezzi di comunicazione non ne parlano più e altri (marocchini e bulgari) torneranno lì a lavorare alle stesse condizioni.

    Come si inserisce il lavoro di Rosarno nella catena della produzione, in questo momento?

    All’interno della crisi del sistema capitalistico, anche l’agricoltura ha la sua crisi, con sue caratteristiche specifiche. Da una parte ci sono i grandi proprietari di terra, e poi ci sono i piccoli produttori. Sono i piccoli produttori quelli che si sono indebitati con le banche, mentre le grandi aziende agricole hanno una produzione più “industrializzata”. In questo quadro c’è una questione che penso vada analizzata e cioè la questione della presenza della mafia. La mafia, in questo Paese, ha giocato e gioca un ruolo fondamentale affinché la crisi non si sviluppi. Questo è uno dei pochi Paesi in cui nessuna banca è fallita e nessuna banca fallirà. I grossi capitali che sono entrati, con lo scudo fiscale, copriranno tutto, non c’è mancanza di liquidità. Nella produzione agricola il caporalato gioca con la ‘ndrangheta un ruolo nel controllo dei lavoratori, ma anche della produzione e del mercato.

    Credo che il corteo che si è svolto a Rosarno sia stato importante, sia perché in una popolazione di 15mila abitanti sono scesi in piazza 2000 manifestanti, e sia perché, secondo me, era presente una critica alla mafia. E’ chiaro che la situazione è contraddittoria.

    Guarda, io vengo da un Paese dove il rapporto tra mafia e popolazione è stretto: la mafia non è stupida, si crea una sua base sociale. Ad esempio, in Colombia, la mafia faceva fognature nei piccoli paesi, portava l’acqua potabile, dava direttamente soldi alla popolazione.

    D’altra parte esiste un collegamento tra Stato e mafia. Il fatto che sia generalmente riconosciuto che uno dei più grandi businnes, in Italia, è quello della mafia vorrà pur dire qualcosa; la presenza della mafia è legalizzata.

    Lì, a Rosarno, abbiamo visto che non c’è nessun compromesso con i sindacati e i partiti politici... la compravendita della forza lavoro è nuda. Ma è avvenuto che questa macchina si sia inceppata perché è scattato il seguente meccanismo: “io ti do le mie braccia per lavorare, ma ha anche una dignità; posso venire dalla merda del mondo, ma io sto lavorando per te, ti sto facendo guadagnare e allora mi devi rispettare...” In questo senso vedo la risposta positiva dei lavoratori perché soltanto se hai un odio di classe puoi capire...

    Quale il ruolo dei partiti, dei sindacati e delle forze della sinistra?

    Mi chiedo perché i sindacati e i partiti della sinistra non vadano lì a dire: “raddoppiamo il salario”. Perché non vanno lì a verificare se i lavoratori sono iscritti nei libri paga, fermandosi, presidiando i territori di sfruttamento, denunciando attraverso i media? Dove sono stati in tutti questi anni i sindacati, dove sono i compagni? Si può permettere che a Rosarno ricominci tutto come prima?

    I lavoratori di Rosarno potevano soltanto dare l’avvio. Ripeto, la rottura della macchina capitalista è stato l’aspetto positivo. Questo fatto ci ha dato la percezione che le condizioni oggettive della rivoluzione, in questo Paese, cominciano sempre più a farsi vedere. In ritardo siamo noi. Auspico che arriverà un momento in cui le forze rivoluzionarie faranno un appello per organizzarsi. Spero che il nostro congresso possa far accelerare questo processo. Noi immigrati, infatti, stiamo cercando di fare un salto politico e stiamo organizzando un congresso degli immigrati per il 24 e 25 aprile. Lanceremo un appello a tutte le strutture di sinistra che vedono positivamente questo percorso e vogliono sostenerlo.

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    Commenti (1)

    Melissa chiama Rosarno

    Il primo ministro dell’agricoltura dell’Italia liberata, il Calabrese Fausto Gullo, con l’emanazione dei Decreti sulle utilizzazione delle terre incolte e sul riparto dei prodotti agricoli, aveva avviato le prime riforme per l’applicazione della Costituzione Repubblicana – che pone un limite alla proprietà privata e ne impone una “funzione sociale “ ;l’azione di massa per la terra , con il suo carattere non violento ebbe subito uno sviluppo impetuoso.
    Esse rappresentavano le prime vere disposizioni contro la mafia, tante è vero che Placido Rizzotto viene fatto sparire dalla Mafia proprio perché dalla Camera del lavoro di Corleone si batteva per l’applicazione dei decreti Gullo.
    A rimpiazzare Placido Rizzotto nella Camera del Lavori di Corleone arriva un giovanissimo Pio La Torre.
    Fausto Gullo, significativamente, viene sostituito, nel breve periodo in cui i Comunisti sono stati al governo, dall’agrario Antonio Segni.
    I decreti Gullo modificati da Segni vendono ostacolati ed osteggiati dal governo in ogni modo : le assegnazioni si riducono drasticamente per cui si intensificano le lotte: il 29 ottobre 1949 vengono uccisi sul fondo di Fragala’ usurpato dal barone Berlingieri. Il governo De Gasperi
    riunito il 15 novembre ( a 16 giorni dai fatti di Melissa), prende finalmente la decisione di presentare al Parlamento la prima legge di riforma agraria. “Considerato la particolare distribuzione della proprietà in alcune zone della Calabria, regione ove l’accentramento della proprietà è tale che 262 proprietari posseggono assieme circa un quarto della superficie agro forestale , considerati altresì i modi di conduzione delle terre e l’insufficienza del reddito delle famiglie contadine, il Consiglio dei Ministri delibera di autorizzare il Ministro dell’Agricoltura di concerto con i ministri interessati a presentare immediatamente al Parlamento un disegno di legge concernente la distribuzione della terra della Sila e zone contermini.
    Pio la Torre fu negli anni 80 fu promotore con Virginio Rognoni promotore della legge per la confisca dei beni mafiosi e questa è stata la causa principale della sua morte.
    A distanza di 60° anni la Calabria, il Governo torna nuovamente ad occuparsi della Calabria, ma di interventi per quando attiene al lavoro e alla funzione sociale che la proprietà privata e in primo luogo della terra non se ne parla proprio.
    La cosa che più amareggia è che la risposta che si prefigura è una risposta tutta impostata sulla repressione e sulla confisca dei beni, cosa importantissima, ma che da sola non può rappresentare una soluzione.
    All’indomani del delitto Furtugno il vescovo di Locri Mons. Bregantini ha detto tra l’altro: La politica deve dimostrare che lo Stato c’è: non la polizia, ma gli investimenti, e il lavoro lo dimostreranno realmente e renderanno credibile tale dichiarata presenza di cui abbiamo disperato bisogno :
    Le proposte del PD appaiono improvvisate e fumose e non affrontano il vero nodo del problema.

    (27 Gennaio 2010)

    Pereira50

    pereira50@live.it

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