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L’etica capitalista

(15 Febbraio 2010)

Mi sembra strano sentire parole sdegnate sulla conversazione tra due imprenditori intercettata dagli inquirenti (benedette intercettazioni e maledetti e delinquenti quelli che vogliono abolirle!), in cui si parla delle disgrazie degli altri come un affare per se stessi, a proposito del terremoto de L’Aquila.
Con le stesse parole l’allora ministra degli esteri USA, Condoleeza Rice, a proposito dello tsunami in Thailandia e dintorni, parlò di una tragedia che “può tradursi in una splendida opportunità”, pensando alle speculazioni possibili su territori abbandonati e spopolati.
Non è forse vero che i gruppi economici multinazionali, che elessero il criminale Bush, per mettere le mani sul petrolio irakeno, tramarono per fabbricare prove false per poter aggredire l’Iraq, infichiandosene delle centinaia di migliaia di morti, anche americani, che avrebbero provocato?
Dalle tragedie ci sarà sempre chi lucra, fino a quando le logiche capitaliste domineranno il mondo, e la gente dovrebbe averlo capito. Ecco perché mi meraviglio di questo sdegno, che dovrebbe valere tutti i giorni.

Si specula sulla salute, creando medicine che non curano, ma attenuano gli effetti e danno dipendenza, dagli psicofarmaci ai tranquillanti (anche un lassativo procura dipendenza), e così invece di curare le malattie si curano gli interessi dei gruppi farmaceutici internazionali, con la complicità e il comparaggio dei medici di base, opportunamente foraggiati. E voi credete che gli industriali farmaceutici ignorino quegli studi scientifici che dimostrano che vi è uno stretto rapporto tra il massiccio uso di pillole fin da bambini e il ricorso in età adulta a sostanze stupefacenti, con le conseguenti tragedie?
Non bisognerebbe forse indignarsi tutti i giorni contro quel sistema industriale, che poi è la somma di singoli capitalisti, che per avidità affidano i rifiuti tossici alla camorra che poi li sversa dove capita provocando inquinamenti irreversibili nelle falde acquifere e provocando morti per tumori? Credete forse che questi industriali ignorino di uccidere con il loro comportamento?
E i rifiuti tossici e radioattivi affidati alla “’ndrangheta” affondati davanti alle coste della Calabria?
Non sanno forse i palazzinari, che usano lavoro nero e risparmiano sulle norme di sicurezza, che i loro maggiori profitti costano la vita di molti operai?
Credete che quegli industriali che chiudono le loro attività e delocalizzano all’estero, lasciando senza lavoro un sacco di gente non sappiano che ci saranno molti disperati e anche suicidi? Lo sanno e se ne fregano.
Non sanno forse le multinazionali del tabacco che la loro attività uccide legalmente milioni di persone ogni anno? E la dipendenza dal fumo è in aumento e con essa la pubblicità occulta.
E pensate che non lo sanno le multinazionali come la Monsanto che hanno invaso l’India con sementi OGM, causando la rovina di tanti contadini, con la conseguenza di 70.000 suicidi?,
E che dire della costosissima “formula uno”, macchina infernale che gira tutto il mondo per convertire al mito della velocità milioni di giovani, che come effetto diretto produce migliaia di morti sulle strade? Chi lucra sul mito della macchina veloce ben sapendo ciò che produce, se non industriali capitalisti in carne ed ossa?

Le logiche del profitto capitalista, così coincidenti e presenti dappertutto (Cina compresa), non sono la somma di singole responsabilità, sono un sistema criminale che sta portando il mondo al collasso.
Oggi si parla di crisi e della idiozia che per uscire da questa bisogna produrre di più, aumentare il PIL, conquistare nuovi mercati, senza riflettere che questo sistema globalizzato, enormemente irrazionale ed inquinante, produce più merci di quante se ne possono acquistare. Merci che non arrivano a quel miliardo di persone che soffrono la fame.

Oggi invece ogni nazione deve perseguire l’obiettivo di una economia sostenibile, che si fonda principalmente sulla autosufficienza energetica con le rinnovabili (eolico, fotovoltaico, geotermico) e sulla autosufficienza alimentare ristrutturando l’agricoltura per i consumi interni, e, soprattutto per il terzo mondo, cercando con una politica sociale e fiscale di limitare le bocche da sfamare per avere un rapporto sostenibile tra risorse del territorio e numero di abitanti.
Il capitalismo e le religioni, alleati di ferro, sono nemici irriducibili di questa necessaria svolta, e lo sono in coerenza con la loro storia, che ha prodotto solo guerre, ingiustizie, cinismo, distruzione ambientale.
Oggi non vi è più distinzione tra destra e sinistra per quanto riguarda la struttura economica. Entrambe sono subalterne al modo di produrre capitalista.
La nuova opposizione antagonista, che deve nascere, è quella che mette ambiente e sostenibilità al primo posto, insieme alla autosufficienza alimentare ed energetica e sostiene che ogni nazione deve pensare a se stessa, che nessuno esporti il proprio modello sociale o religioso, che siano aboliti gli eserciti offensivi, e che queste cose diventino nuova cultura e nuovi orizzonti politici e sociali.

Paolo De Gregorio

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