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il Vaticano: preti pedofili in tribunale

(21 Marzo 2010)

Il “pastore tedesco” Ratzinger tenta di fare bella figura dichiarando che la Chiesa non tollererà più i crimini a sfondo sessuale commessi dai sacerdoti nell’esercizio delle loro funzioni, e auspica non solo la punizione divina, ma anche la via dei tribunali.
E’ sconcertante vedere defilarsi da responsabilità personali uno dei massimi responsabili della “cupola” vaticana degli ultimi 30 anni, e per di più responsabile e inquisitore dell’ex Santo Uffizio, istituzione preposta proprio a vigilare anche sull’etica dei sacerdoti.
La linea politica della Curia, da decenni, è stata sempre quella di coprire, insabbiare, tacitare, pagare le vittime (impegnandole al silenzio), trasferire i preti pedofili o molestatori sessuali (a far danno in altre diocesi), far dimenticare, occultare, minacciare talvolta gli abusati.

Eppure tutto si può imputare al Vaticano, ma non l’ingenuità e neppure il fatto di non essersi reso conto del fenomeno così diffuso al proprio interno. I preti hanno per tradizione secolare un metodo inquisitorio e spionistico che riguarda tutti, è aiutato dalle “confessioni” e nulla sfugge all’orecchio di questo sistema.
Credere che la Chiesa abbia solo ora appreso della vastità del fenomeno pedofilia e omosessualità al proprio interno è da ingenui farlocchi. Per secoli hanno abusato del rapporto di fiducia con i giovani e giovanissimi, soprattutto all’interno di “istituzioni caritatevoli”, tipo orfanotrofi e collegi educativi, ma il potere della istituzione era talmente forte e incontrastato nella società reale che qualunque “voce” di violenza e violazioni a minori è stata soffocata con abili manovre, con denigrazione dei soggetti violati (persone che vogliono denigrare la Chiesa), silenzio comprato con denaro, evocazione di vergogna e di implicita consensualità nei fatti sessuali, e via elencando.

Questo orrendo marciume è nel DNA della istituzione ecclesiastica, secondo solo ai metodi inquisitori in cui il partito dell’amore pretesco definiva “la tortura come mezzo per arrivare alla verità”, dove si torturava e si uccideva e si bruciava sui roghi, in nome di Dio,in disprezzo totale dei comandamenti e del Vangelo.
Il fronte dell’omertà si è spezzato di fronte alle migliaia di casi (una piccola parte del fenomeno), in tutto il mondo, arrivata all’attenzione dei tribunali, che hanno preso sul serio le denunce degli abusati dai preti, che hanno cominciato a ricevere giustizia e consistenti risarcimento.
Questo fatto nuovo ha fatto saltare la cinica strategia della Curia di negare, sopire, tacitare, ed ora quegli stessi che hanno negato l’evidenza, coperto i colpevoli, spesso minacciato o comprato, fanno i moralizzatori e indicano la via dei tribunali.
Il problema sarebbe quello di mandare in Tribunale i responsabili di questa omertosa operazione, Ratzinger compreso, perché hanno consentito per decenni il protrarsi e addirittura il diffondersi del fenomeno.

L’unica cura possibile di questo fenomeno sono i giudici che devono essere severi, ma, se lo si vuole estirpare, occorre che la Chiesa non definisca “sacro” il celibato dei preti, trovandosi poi collaboratori sessuofobici che diventano spesso maniaci e deviati, ma che abbia come “ministri di culto” persone normali, con figli e lavoro, uomini e donne vicini ai problemi che abbiamo tutti.

Paolo De Gregorio

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