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CILE: La guerra dell'acqua nel Paese con la maggior riserva idrica planetaria

(21 Marzo 2010)

Il progetto di HydroAysen di costruzione di centrali idroelettriche in Patagonia, sostenuto dalla UE e da ENDESA (e quindi da ENEL ITALIA), porterà una pioggia di miliardi alla borghesia cilena e privatizzerà le maggiori riserve d'acqua dell'intero pianeta Terra

Lo Stato del Cile è balzato agli onori della cronaca al termine dello scorso mese di febbraio, quando un devastante sisma del nono grado della scala Richter ha devastato il Paese, causando centinaia di morti (452 accertati al momento in cui scrivo) e migliaia di feriti e sfollati. A seguito di tale disastro naturale, le immagini degli sciacalli mediatici hanno cominciato ad inondare gli schermi televisivi e le prime pagine dei quotidiani, per abbandonarli (quasi) del tutto con eguale rapidità e cinismo dopo un paio di settimane di informazione serrata e gara a chi fosse arrivato prima e con più clamore con i "propri" aiuti.

Ciò che non si può fare a meno di notare è quella grossa incongruenza per cui nei giorni immediatamente successivi al sisma si registrasse un' agghiacciante carenza di acqua potabile nelle metropoli come nelle più defilate periferie. Nel Paese attraversato dalla Cordigliera delle Ande e dalle centinaia di ghiacciai che costellano il territorio. Nel Paese che condivide, nel tratto confinante con l'Argentina nella regione della Patagonia, la più grande riserva d'acqua dell'intero pianeta.

Celebre è il Campo de Hielo Sur, con un estensione fisica pari al doppio della Corsica con i suoi 16.800 chilometri quadrati e registrato come la terza calotta glaciale mondiale per dimensione e portata dopo Antartide e Groenlandia; il Campo, peraltro, è ben noto all'Italia per essere stato studiato a lungo dal nostrano esploratore e sacerdote salesiano Alberto Maria De Agostini, vissuto a cavallo tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento, che alla Terra del Fuoco ed alla Patagonia ha dedicato la sua vita. È questa la più grande riserva d'acqua del sub-continente sudamericano, tuttora non completamente esplorata. Beninteso, riserva d'acqua dolce, dunque immediatamente potabile senza essere trattata.

Altrettanto celebre e strategico in termini di riserve idriche è il ghiacciaio Bruggen, anch'esso esplorato e studiato da De Agostini (lo battezzerà "ghiacciaio Pio XI, in onore del Papa in carica all'epoca) e riconosciuto come il più esteso in lunghezza dell'intero emisfero meridionale.

L'enorme riserva idrica presente nella parte meridionale del Paese compensa la storica aridità del Norte Grande, ovvero la parte settentrionale del Cile. L'equilibrio biologico venutosi a creare col tempo è stato, molto probabilmente in maniera irreversibile, devastato dall'intervento dell'uomo e del suo incontrollato sviluppo: il ghiacciaio Bruggen è messo a dura prova dagli allevamenti intensivi di salmoni così come le foreste al di là della Cordigliera andina sono state spazzate via per fare posto, dall'epoca coloniale in poi, alle innumerevoli fonderie per lo sfruttamento delle risorse minerarie del Paese.

Rame ed acqua sono beni assolutamente finiti: all'alba del ventunesimo secolo appena avviato ancora di più. La rivoluzione industriale ha mangiato più della metà delle risorse terrestri in due secoli, senza peraltro dare eguale sviluppo per tutti.

Appena un mese prima del devastante sisma, il Cile si è mobilitato per sensibilizzare il neo-eletto Presidente Sebastiàn Pinera circa lo sfruttamento delle risorse idriche (ed in senso più lato ambientali) della nazione.

La IdroAysen (o HydroAysen) ha avanzato da tempo un progetto di costruzione selvaggia in Patagonia, secondo il quale la regione verrebbe tagliata in due longitudinalmente da oltre 2000 chilometri di cavi atti a trasportare 2355 MegaWatt di energia idroelettrica, generata da cinque enormi dighe da sistemare sul Rio Pascua e sul Rio Baker.

Il grande coordinamento per il diritto al libero accesso all'acqua passa trasversalmente dalla politica, ai movimenti indipendenti sino al clero: noto infatti è Luis Infanti, italiano, vescovo di Coihaique e cileno d'adozione a seguito di oltre trent'anni di residenza, uno dei più rappresentativi artefici dell'ennesima dura lotta tra Davide e Golia.

Il progetto in cantiere della IdroAysen viene indirettamente avallato dall'Unione Europea e dalla sue politiche di recepimento del Protocollo di Kyoto: in sintesi, i Paesi che superano i limiti fissati dalla UE pagano sanzioni economiche; queste vanno poi a sostenere "progetti di sviluppo di centrali idroelettriche", esattamente come quello della IdroAysen in Patagonia. Va ricordato come, secondo stime governative del 2007, soltanto il 17% dell'energia prodotta su suolo nazionale cileno vada effettivamente a beneficio della popolazione contro il 37% diretto all'industria mineraria ed estrattiva. Anche il lato "filantropico" dell'impresa, che IdroAysen ha già provato a sostenere, è irrimediabilmente sfatato. Senza contare inoltre come sia assurdo a rigore di logica costruire un impianto per energia idroelettrica ad oltre 2000 chilometri dalla prima struttura utile.

Ciò che si va a verificare in una delle ultime aree incontaminate del pianeta è l'ennesima speculazione con il capitale come unico obiettivo: la più grande multinazionale dell'energia a capitale interamente privato, Endesa, presente anche in Italia dopo avere assorbito la sigla E.ON, già si sfrega le mani e collabora a stretto giro con IdroAysen. I grandi mezzi di informazione, così come molti più piccoli, non hanno nemmeno accennato al futuro che si sta delineando in un'area così delicata per l'intero ecosistema terrestre, o almeno di quel che ne rimane.

Tutto può ancora essere fermato per tempo. Alquanto difficile però pensare che Sebastiàn Pinera, leader della destra più conservatrice e liberista cilena, capace di nominare nuovamente personaggi collusi con la dittatura di Pinochet ad inarichi governativi, possa interessarsi della questione e bloccare un'operazione che frutterebbe una vera e propria pioggia di miliardi per la borghesia cilena.

La guerra dell'acqua che attraversa il Cile interessa ogni angolo di questo mondo, o comunque di quel che ne rimane. È interesse globale fermare la mano speculativa sulla risorsa più preziosa per la vita sul pianeta.

Mattia Laconca (CUB Pavia)

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