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(16 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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A proposito della Firma del contratto nazionale del settore Turismo - Confcommercio

Lettera aperta al compagno Giorgio Cremaschi

(30 Marzo 2010)

Caro Giorgio
In questi giorni ho letto un volantino della rete 28 aprile nel quale si esprime il giudizio dell’ area da te coordinata in merito al contratto del Turismo, che, come sai, ho contribuito in prima persona, per conto della Filcams, a realizzare, in quanto responsabile negoziale per questo settore.

Essendo però anche firmatario, insieme a te, della mozione congressuale “la Cgil che vogliamo”, mi sarei aspettato che prima di esprimere giudizi così infamanti su quell’ipotesi di accordo, giungesse una richiesta di chiarimento al sottoscritto.

Giudico le accuse contenute nel volantino infamanti perché, evidenziata in rosso, si annuncerebbe la capitolazione della Filcams nei confronti dell’accordo del 22 gennaio sul modello contrattuale.

Premetto che da sempre mi infastidiscono “le maestrine dalla penna rossa” pronte sempre a segnalare gli errori altrui e mai i propri.
Ma in questo caso il compagno che ha steso materialmente il volantino, mente sapendo di mentire, essendo a conoscenza, come tutti in Filcams, che il riferimento all’accordo del 22 gennaio contenuto nella pagina dei firmatari e non nel testo contrattuale, è stato un refuso dell’ultimo minuto nell’assemblaggio delle pagine (dopo 36 ore senza dormire qualche svista ci sarà perdonata), per il quale vi è già stato il chiarimento scritto con tutti i soggetti, per cui nella stesura ufficiale del CCNL (come sai questa è solo l’ipotesi di accordo che andremo a sottoporre alla consultazione) quella parte scomparirà dal testo formale del contratto.

Solo chi è in malafede può pensare che anche se fossimo così a “destra” da condividere un accordo che non è stato firmato dalla confederazione, si possa sottoscriverlo formalmente in un accordo di settore!

Invece si usa questo refuso per un' “approfondita” analisi politica.

Si dice infatti:
“con la firma apposta dai dirigenti nazionali della Filcams al rinnovo del Turismo avvenuta dopo la chiusura dei congressi di base, quando la categoria era ben certa del risultato quasi plebiscitario ottenuto al congresso dal documento Epifani, hanno confermato la giustezza delle critiche contenute nel secondo documento dove si sosteneva che il diniego della CGIL nei confronti delle nuove regole contenute nell'accordo separato, era solamente formale.”
Qui due considerazioni:
la prima, seguendo la vostra analisi dei tempi, mi chiedo come mai se è vero che la firma è arrivata dopo i congressi di base, il volantino della rete 28 aprile, giunge addirittura dopo un mese, al termine dei congressi regionali di categoria, ed in alcuni casi anche confederali? C’è qualche collegamento con la definizione degli organismi dirigenti e dei delegati ai congressi delle istanze superiori?

Ma ciò che mi infastidisce di più è il collegamento con il documento congressuale: ricordo a tutti, a scanso di equivoci che la Filcams dopo la Fiom e la FP è la categoria che in termini di voti ha portato il maggior contributo alla mozione la “Cgil che vogliamo”. E chi volesse “fare le pulci” ai risultati può vedere che non tutti in Filcams, nella mozione, hanno contribuito allo stesso modo!

Nel Merito
Scrive la rete 28 aprile:
“Con la firma dell'accordo, constatiamo che malgrado l'aumento salariale sia superiore agli 86 €, richiesti nelle piattaforme di Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che sulla costruzione del salario, hanno rispettato pedissequamente il famigerato sistema di calcolo denominato IPCA, l'aumento ottenuto unitariamente, è inferiore alla già misera richiesta avanzata dalla sola Filcams”.

Ora intanto la conseguenza logica: o abbiamo “rispettato pedissequamente il famigerato calcolo dell’IPCA” ed allora abbiamo firmato a 86 euro, o “l’aumento salariale è superiore agli 86 euro” ed allora non l’abbiamo rispettato?

In queste quattro righe qualcosa non torna.
Caro Giorgio, la verità inconfutabile è che l’aumento è di 115 euro cifra superiore del 33% agli indici Ipca.
La matematica non è un’opinione: il salario di riferimento per la base di calcolo la puoi trovare nell’ultima pagina del CCNL firmato il 27 luglio 2007, pari a paga base contingenza, due scatti di anzianità e di un’ulteriore quota aggiuntiva di 51,65 euro, il tutto pari a 1465,33.

115 euro sono insufficienti? È legittimo pensarlo ed anche condivisibile in termini assoluti, ma dire “pedissequamente rispettosa” dell’accordo del 22 gennaio è una falsità!
E ciò è stato così evidente che ad un certo punto del negoziato la stessa CISL ha ritenuto eccessivo, rispetto ai parametri del 22 gennaio, l’incremento salariale ottenuto chiedendo una sospensione di qualche giorno della trattativa.

Inoltre neppure una riga viene spesa sull’ulteriore quota destinata al secondo livello di contrattazione di 210 euro che verrà erogata in caso di mancato accordo entro l’ottobre 2012. Esperienza questa che è stata anche utilizzata dal contratto dei meccanici.

Tra l’altro, invece di criticare, potreste valorizzare che una categoria debole e frammentata come il turismo, in piena crisi di settore, nel mese di febbraio, quando 300 mila stagionali sono a casa inattivi, a soli 40 giorni dalla sua scadenza, si è portato a casa un risultato superiore a quello sottoscritto, con l’accordo separato, da Fim e Uil per i metalmeccanici che si sono fermati a 112 euro e per 13 mensilità, (perché ricordo a tutti che i nostri incrementi economici sono per 14 mensilità).

Dopo di che il riferimento alle diseguaglianze, con l’esempio dei direttori che avrebbero incrementi superiori ai facchini…. è da inserire nei testi sacri della contrattazione.

Cito testualmente “Se calcoliamo che da questo rinnovo un direttore d'albergo (livello A della scala parametrale) percepirà in tre anni 163,90 €, i facchini e le cameriere (livello 6) ne percepiranno invece 102,25, ciò fornisce, una chiara lettura del rinnovo che aumenta le disuguaglianze tra gestori e produttori della ricchezza.”
Non sapevo che anche la riparametrazione fosse oggi un crimine contrattuale. Poi potremmo anche fare una dotta discussione marxiana sulla figura “del gestore” come soggetto dell’accumulazione capitalistica.

A questo proposito voglio solo rammentare all’estensore del volantino, che probabilmente vive una condizione di miglior favore rispetto a tante altre figure professionali, che il vero problema di questo settore è che nella maggior parte dei casi questo reddito si riferisce ai full time, ma che il reddito reale è drasticamente decurtato dalla stagionalità, che garantisce un reddito per soli pochi mesi l’anno, e dal lavoro part time che fa lavorare per soli 15 ore la settimana.

Se c’è un grande merito in questo accordo è quello di aver respinto l’attacco all’orario minimo dei part time, che nel settore della ristorazione collettiva sono la totalità degli addetti, dove, applicando la legge, si voleva arrivare alle 10 ore settimanali e quello di aver definito nel contratto la richiesta da portare al governo dell’erogazione della indennità di disoccupazione anche per i part time verticali operanti nella stagionalità.

Dopo una pagina e mezza sulle ”ignominie salariali” dell’accordo, il volantino giunge ad una sbrigativa sintesi della parte normativa.

Fatto strano questo perchè il dibattito tra i lavoratori e le lavoratrici si sta concentrando invece proprio su questi temi, che innegabilmente presentano luci ma anche qualche ombra.

Ancora una volta, purtroppo l’esigenza della Filcams di riappropriarci di un minimo di controllo sull’organizzazione del lavoro non è passata. Su questo terreno dobbiamo registrare un accordo “difensivo” che respinge l’attacco su molti temi e impedisce un’applicazione selvaggia delle norme di legge, ma non risponde alle giuste necessità di cambiamento.

Abbiamo, come detto, respinto la richiesta della riduzione dell’orario del part time, dell’introduzione del lavoro a chiamata aggiuntivo al lavoro “extra”, della riduzione del calcolo del periodo di comporto sulla malattia, etc. ma non abbiamo migliorato su questi temi le condizioni reali della nostra gente, e di questo ti assicuro ne siamo più che coscienti.

Sui quattro punti evidenziati in conclusione del volantino solo poche battute.

ampliamento delle competenze agli enti bilaterali del Turismo: non mi risulta che siano state ampliate le competenze dell’ente bilaterale, si rilegga il contratto precedente.

Su questo tema ti allego un documento dell’Ente Bilaterale del Turismo di Trento sul quale mi piacerebbe sapere il tuo parere su questa “buona” pratica di bilateralità (dato che questo territorio vede esponenti della rete 28 aprile in primari ruoli di direzione politica).

Anche sull'apprendistato professionalizzante ti informo che esso esiste già da qualche anno.
Se un problema sussiste, sta nella riduzione delle ore di formazione.

i contratti a termine, deroga al limite di 36 mesi massimi: vero, ma si omette di dire che è stato inserito l’accettazione del vincolo del diritto di precedenza nelle assunzioni per ottenere questa deroga. Sottolineo tra l’altro che questa norma è indispensabile per consentire ai lavoratori stagionali, anche per aziende aperte tutto l’anno, la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Disciplina degli appalti di servizi: in questo punto, caro Giorgio si aggiunge un ulteriore elemento di malafede politica.

Per continuare l’opera di denigrazione si arriva a citare la legge 30, per far intendere che si è applicata anche questa legge nefasta nel contratto del turismo.

Premesso che la legge 30 con gli appalti c’entra “come i cavoli a merenda”.
Certamente il testo contrattuale regola le modalità della esternalizzazione di servizi, che purtroppo sono una realtà quotidiana del settore.
Per tua conoscenza ti spiego quello che invece è uno dei punti qualificanti dell’intesa. Certo noi avremmo voluto la proibizione delle esternalizzazioni, ma per i miracoli non siamo ancora attrezzati.

Con l’accordo raggiunto le aziende si impegnano a discutere la possibilità di trovare soluzioni alternative alla esternalizzazione al fine di mantenere l’unicità aziendale.

Nel caso però di mancato accordo, il contratto impone che nel capitolato d’appalto si inserisca il vincolo dell’applicazione delle medesime condizioni normative, ed economiche del contratto del Turismo. Inoltre quei lavoratori non potranno successivamente essere trasferiti ad altra sede lavorativa. Infine tali condizioni dovranno essere mantenute anche per tutti i rinnovi d’appalto del futuro.

Nel Turismo, nell’anno 2010, con l’attuale crisi in atto, credo che questo risultato meriti un maggior apprezzamento, al di là delle ideologie di ognuno.

godimento del riposo settimanale. Di “godimento” in questo punto credo ve ne sia ben poco. A qualcuno però va rammentato che il 6 agosto del 2008, appena insediato, il governo Berlusconi, ha promulgato una legge che stabilisce all’art 41 punto 5 “il suddetto periodo di riposo (settimanale ndr) consecutivo è calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni”. Oggi questa è la legge dello Stato, penso anche per i compagni della rete 28 aprile. Il passato contratto aveva una limitazione che però, non avendo l’ultra vigenza su predetta norma, si è dissolta il 31 dicembre 2009, lasciando alle aziende mano libera nell’applicazione della legge. Non il contratto, ma la legge, consente alle aziende, di far lavorare i lavoratori fino a dodici giorni consecutivi. Nel contratto si è inserita una limitazione, che seppur insoddisfacente, è pur sempre una limitazione: che questo avvenga solo in presenza di cambio turno nell’organizzazione del lavoro, considerando che questa è anche una materia demandata alla contrattazione di secondo livello.

Ho voluto dilungarmi sul merito, perché è questo che in un contratto dobbiamo valutare.
Ma infine c’è anche un contesto.

L’attacco della rete 28 aprile, seppur legittimo, permettimi di dire, è sbagliato nel merito e nell’analisi.

Trovo nel volantino sia l’incapacità di leggere i contenuti per quelli che sono i pregi e i difetti (che per altro la Filcams nel suo insieme sa riconoscere) presenti nel testo.

Ma vi è anche l’incapacità di leggere il contratto alla luce della nostra mozione congressuale.

I compagni della mozione “la Cgil che vogliamo” non si sono votati alla pura testimonianza in Cgil.
Non siamo e non vogliamo essere la mozione “ degli accordi separati” a prescindere e non ci siamo chiamati “opposizione continua”.
La firma di un accordo deve essere frutto di coerenze e dei rapporti di forza dati.
La discontinuità che abbiamo richiesto è per rafforzare il ruolo della Cgil, sia sul piano politico che su quello negoziale.

Il vero problema è che la vicenda del contratto del Turismo, come quello degli altri contratti firmati sino ad ora, evidenzia come la scarsa confederalità stia in una linea che non ha governato “complessivamente” il problema del rinnovo dei contratti, attaccando frontalmente l’attuale legislazione sul lavoro e l’accordo sulle regole contrattuali.

Negli argomenti di merito sopra descritti ho voluto evidenziare come spesso ci si trova a dover mediare con la richiesta di applicare una legislazione del lavoro tutta a favore delle aziende: una pratica difensiva della limitazione del danno.
Ma per quanto limitiamo il danno, questo c’è e si fa sentire. E sommando “danno a danno”, con il susseguirsi di questa pratica contrattuale, si sta arrivando a non avere più ruolo nella vita lavorativa, perché assenti dal governo dell’organizzazione del lavoro.

Questo stato a mio avviso uno dei temi centrali che abbiamo portato nel dibattito congressuale e che dobbiamo continuare a portare all’interno la Cgil.
La continuità con una logica di isolamento delle categorie sui tavoli negoziali è una pratica perdente, che farà pagare un prezzo elevatissimo proprio della Cgil.

Lo svuotamento del contratto non avviene solo attraverso le leggi dello Stato o con accordi separati, ma anche nella pratica quotidiana, quando il sindacato diventa inutile agli occhi delle lavoratrici e dei lavoratori perchè il rapporto su turni, orari, ferie, prestazione lavorativa è un fatto individuale tra l’impresa ed il lavoratore.

Non per legge, ma con il ricatto. Ed a quel punto, volente o nolente, il sindacato nei fatti espulso dai luoghi di lavoro, è solo un soggetto di tutela e non più di rappresentanza.

Con immutata stima

Maurizio Scarpa
Segreteria nazionale
Filcams Cgil

Fonte

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