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Liste per le elezioni regionali

Liste per le elezioni regionali

(5 Marzo 2010) Enzo Apicella
Il governo approva un decreto "salva liste" per permettere al Pdl di presentare la propria lista per la provincia di Roma oltre i termini stabiliti.

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Con questa opposizione Berlusconi se la ride

(30 Marzo 2010)

Una cosa è certa: la classe dirigente della opposizione non è all’altezza di contrastare il blocco storico della destra, costituito dalla Confindustria, dalla Lega, dal Vaticano, con coordinatore Berlusconi, perché abbiamo visto che in Puglia il vincitore Vendola era stato osteggiato dallo stato maggiore del PD (leggi D’Alema) e a Roma è passato sotto silenzio il pesantissimo intervento del Vaticano che si è permesso il lusso di invitare i cattolici a non votare la Bonino, rea di aver risparmiato a molte donne la morte per aborto clandestino.
L’astuto Bersani ha addirittura affermato che la santa sede aveva le sue buone ragioni, e ora non rassegna le dimissioni nonostante la sconfitta del Pd che perde ben quattro regioni.
Il prode Di Pietro non è stato in grado di valutare la sicura sconfitta in Campania e si è sputtanato definitivamente appoggiando l’inquisito De Luca, in nome di una santa alleanza con il PD che è un partito bollito, bocciato sul campo, senza identità e senza futuro.
Un altro regalo alla destra è stato fatto da quelle sigle verdi e di estrema sinistra che hanno buttato al vento il 7-8% dell’elettorato, incapaci di sciogliersi, di vedere il proprio fallimento, e lasciare il campo libero a nuovi movimenti e a nuove strategie.
Anche Grillo con la sua lista a 5 stelle appare velleitario e non all’altezza di contrastare il potere della destra.
E tutti, a parte l’esperienza positiva di Vendola, hanno evitato di far partecipare la base alla scelta dei candidati, attraverso le primarie, che dovrebbero essere la regola ferrea e basilare della democrazia e non l’eccezione.

E’ evidente che manca una qualsiasi coesione per costruire una forza di sinistra antagonista, capace di parlare a quella classe operaia imbrogliata dalla Lega, e a tutte quelle persone che vogliono vivere in un paese dove venga rispettata la legalità e la Costituzione.
Siamo all’”anno zero”, la sinistra è caduta nel ridicolo nella irrilevanza, nella assenza dal territorio, le denunce non servono a nulla contro chi possiede un apparato mediatico capace di contrastare qualsiasi iniziativa e riescono a trasformare le denunce in campagne di vittimismo a loro favore.
In Parlamento la destra ha numeri per fare qualsiasi porcata. L’unica possibilità è trovare un obiettivo comune, qualcosa che intacchi il potere reale del monopolio mediatico, che quasi tutti pensano sia all’origine del potere della destra piduista e clericale.

Ragionando in concreto, come è mio costume, senza nessun cedimento a sogni o chimere, e dovendo partire da zero e non da gruppi strutturati, penso alla grande potenzialità di quei 3 milioni di persone che hanno seguito Santoro nella sua trasmissione televisiva autogestita, di cui cinquantamila hanno versato soldi necessari a pagare le spese. Questo significa che vi è una “massa critica”, sociale, capace di trasferire l’importo del canone pagato alla RAI, passandolo ad una “public company”, da costituirsi con garanti come Santoro e Travaglio, per fare a livello televisivo, subito, ciò che hanno fatto i giornalisti fondatori del “Fatto quotidiano”, fondando un giornale quotidiano con le quote dei loro abbonati, di cui si era preventivamente raccolta la disponibilità.
Tre milioni di persone, che esistono e desiderano una comunicazione televisiva alternativa ed autogestita, devono essere esaudite in questa esigenza. Basterebbe solo che venisse fatto un appello nei toni giusti e si chiedesse l’impegno di tutti coloro che vogliono ridimensionare il potere mediatico della destra.
Una battaglia civile che può far nascere nuovi valori e una classe dirigente senza padrini né padroni, con la cultura politica che le cose si conquistano dal basso con l’impegno personale, la militanza, la tenacia, l’autotassazione, le iniziative.

Paolo De Gregorio

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