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Fini e le truppe minzolinate

(16 Aprile 2010)

Già stamattina i quotidiani “cinghia di trasmissione” del pensiero di re Silvio titolano
che è meglio che Fini se ne vada, che si deve dimettere dalla presidenza della Camera, che la decisione finiana di costituire un gruppo parlamentare autonomo dal PDL è un tradimento.
La mia previsione è che Berlusconi vincerà anche questa partita, non solo per l’azione dei replicanti di Minzolini che sono dappertutto nel sistema informativo, ma allontanerà molti deputati provenienti da AN dalla linea di Fini, con adeguate promesse di posti governativi.
Il gruppo dei fedelissimi di Fini potrebbe rivelarsi ininfluente per la maggioranza, ma sicuramente bloccherebbe un percorso di riforme di peso costituzionale.
L’unica “chance” di Fini è quella di gridare, “apertis verbis”, la semplice verità: ossia che nel funzionamento del PDL Berlusconi e Bossi la fanno da padroni, che il disegno di Bossi è sempre la secessione, che la destra che ha in mente Fini è una destra costituzionale e legalitaria, mentre quella del miliardario di Arcore è una destra autoritaria, populista, monopolista.

Fini perderà questa battaglia, ma per la guerra è tutto da vedere.
Senza il freno della presenza di Fini, e con il suo probabile oscuramento, il ducetto miliardario sarà portato ad accentuare il suo potere e a cedere contemporaneamente alle pretese leghiste, che però stanno erodendo la sua influenza nel Nord del paese.
Potrebbe presto, da dominus incontrastato nel PDL, trovarsi solo, con una età imbarazzante e, soprattutto, senza una linea politica che prescinda dal suo personaggio e dalla proprietà delle televisioni.
Come sempre accade, i dittatori allontanano dal potere chi gli può fare ombra, si circondano di mediocri obbedienti, e in cuor loro sperano che dopo la propria scomparsa ci sia il diluvio, a conferma della propria insostituibilità.
La democrazia abita in un altro pianeta.

Paolo De Gregorio

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