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Antifascismo e guerra partigiana

volantino diffuso alla manifestazione antifascista di Schio del 6 luglio

(8 Luglio 2003)

Per noi che viviamo nell'attuale banalità della politica - che di giorno in giorno consegue tuttavia pesanti vittorie di classe - è difficile capire le profonde passioni degli uomini e delle donne che vissero, ormai più di mezzo secolo fa: quando la Storia passò dalle mani dei normali conduttori di popoli e di eserciti a quelle del popolo di tutti i giorni ed ognuno, proprio nella sua quotidianità, si trovò a dover compiere scelte che determinarono la sua vita e quella di tutta l'umanità: poiché la Storia, che in genere riverenti usiamo scrivere con la lettera maiuscola, si compone in realtà delle azioni con cui, giorno per giorno, costruisce la vita che gli è stata data in sorte.

La convivenza civile ha stabilito che in primo luogo dobbiamo evitare la violenza ed ha indicato alle relazioni tra i popoli la via del rispetto reciproco: così di recente il popolo italiano, inascoltato, ha chiesto unanime all'imperialismo tracotante e feroce il mantenimento della pace.

Ma ci sono circostanze storiche in cui la violenza armata diventa necessaria per scongiurare mali maggiori: per quanto terribili siano stati i mali provocati dalla guerra contro il nazismo, la sorte del genere umano sarebbe stata peggiore, se essa non fosse stata combattuta. E, per i partigiani della Resistenza antifascista, impugnare le armi e spargere anch'essi il sangue fu l'unica alternativa al dover subire una totale degradazione umana. Solo allora si manifestò la netta rottura tra la nazione e il fascismo, che fu sconfitto non solo per opera delle armi anglo-americane, ma anche per l'azione armata degli italiani. Spontaneamente si formarono le prime bande di 'ribelli', come vennero chiamati, attorno a uomini amati e rispettati per il loro passato antifascista e per la chiarezza con cui capirono subito quale dovere imponeva loro la Storia.

Ma questa spontaneità aveva la sua radice nella coscienza popolare: operai, contadini, intellettuali e impiegati, che diventarono organizzatori e comandanti e si ordinarono poi in organiche formazioni partigiane. Vi entrarono anche molti ufficiali di complemento; ma non vi entrarono mai la struttura tradizionale e la teoria dell'esercito regolare. La disciplina partigiana non si basava sull'obbedienza dovuta per regolamento al superiore in grado, ma sulla fiducia che spontaneamente si riconosceva al più degno, che, per questo, diventava comandante, senza che si rompesse la fraternità di una vera uguaglianza democratica; per cui, chi comandava doveva sempre rispondere ai compagni dell'uso che egli faceva del comando.

Problemi gravissimi si presentarono ai partigiani: dell'unità d'azione, dei rifornimenti, dell'equipaggiamento, dei viveri. A tutti questi essi fecero fronte con l'aiuto costante della popolazione, montanara e contadina. Fu un'esperienza fondamentale per una classe lavoratrice che mai aveva potuto partecipare alla vita politica da protagonista, costretta, com'era stata fino ad allora, alla soggezione al padronato. Ma i contadini sentirono la lotta partigiana come quella per la loro redenzione sociale e dettero rifugio, viveri, cure e indicazioni preziose ai combattenti, sfidando i bandi che comminavano la morte ai favoreggiatori dei 'ribelli'. Sentivano che la guerra stavolta bisognava farla sul serio, perché era la loro guerra, e che i partigiani bisognava amarli e aiutarli, perché erano i loro soldati.

Fu questo legame stretto col popolo ed insieme l'autonomia acquisita nella guerra partigiana che determinarono la ribellione all'inutile attesa di una giusta punizione e produssero l'assalto alle carceri.

Fu un fatto deprecabile, ma comprensibile, in quel clima di acquiescenza generale verso cui si avviava l'Italia pacificata, che, ricostruita dai partigiani, presto sarebbe stata riconsegnata agli antichi padroni.

Noi oggi abbracciamo in un unico sentimento di profonda gratitudine tutti i partigiani d'Italia che, con il loro impulso generoso, costruirono quella nazione che, nonostante la mai completamente distrutta eredità del passato, tuttora ci permette di compiere oggi l'attuale manifestazione.

Associazione marxista rivoluzionaria Progetto Comunista
(sinistra del P.R.C.)

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