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Il PD lascia cadere il tentativo di Fini

(22 Aprile 2010)

Sbaglia Fini a restare nel PdL perchè non avrà alcuna possibilità di condizionare o modificare il programma di governo che Berlusconi, appoggiato da Bossi e Bossi, appoggiato da Berlusconi realizzeranno. Avrebbe dovuto rifare subito il gruppo parlamentare di AN e ricostituire il Partito che, prima della esperienza maggioritaria e governativa, aveva un notevole radicamento nel territorio.

Restando nel Pdl sarà soltanto prigioniero e non gli sarà concesso neppure di cambiare qualche virgola come è successo finora. Ma probabilmente non tutti i suoi amici erano disponibili ad uscire dal PDL.

Comunque, I 75 parlamentari AN che si sono dissociati da Fini e riconosciuti "lealisti" non avranno vita facile nel Pdl. Oramai sono nelle mani degli altri. L'iniziativa degli ex colonnelli ed ora pretoriani di Berlusconi è stata soltanto un gesto di servilismo. Cicchitto e Bondi potranno disporre per loro quello che riterranno più conveniente.

Se Fini scegliesse di tagliare nettamente il nodo gordiano i reclutati di La Russa e Gasparri potrebbero entrare in crisi. Insomma, una qualche strada per il successo strategico della sua iniziativa potrebbe aprirsi.

Bisogna tenere conto della sofferenza dell'elettorato meridionale di destra. Mentre Bossi gonfia il petto tronfio di successi e drena risorse su risorse nella Padania anche ad opera del fidatissimo amico Tremonti, le fonti statali per il Mezzogiorno si sono inaridite da un pezzo. Il fiume è stato deviato e gli specchietti per le allodole della Banca del Sud e del Ponte sullo Stretto hanno cessato di funzionare. Un pezzo dello stesso PDL capeggiato da Miccichè è pronto alla costituzione di un Partito per il Sud. Berlusconi non sarà in grado di fermare l'emorragia perchè deve fare ingrassare l'oscena mignatta leghista che si è attaccata al collo dell'Italia. La Lega assume connotazione sempre più nazifasciste. Lo vedremo nel corso di questo 25 aprile che sarà popolato da manifestazioni contro La Resistenza e di rivalutazione della memoria della destra. Anche Napolitano ha dato una mano per questo quando ha deciso di santificare le Foibe ed ignorare i lagers italiani in Jugoslavia.

E' in corso la campagna di criminalizzazione di Fini da parte degli uomini del Caudillo. Il 20 aprile è equiparato al 25 luglio, alla seduta del Gran Consiglio Fascista che mise in minoranza Mussolini. Fini non ha messo in minoranza Berlusconi, ma ha attaccato il suo dominio assoluto sul PdL. Non gli sarà perdonato anche se forse domani alla riunione della direzione pdl si troverà un escamotage per sterilizzare per il momento la crisi.

E' stupefacente in questo contesto la reazione del PD. Bersani, Letta e gli altri sembrano sconcertati e seccati per l'iniziativa di Fini ed dissimulano a stento malcelata ostilità. Sostengono che, con queste divisioni, non si potranno fare le "riforme" come se queste fossero essenziali per l'Italia. A rivedere una per una tutte le posizioni che Fini ha messo insieme nel corso di questi mesi viene fuori un programma di scelte condivibili che vanno dalla integrazione degli immigrati, alla giustizia, al ruolo del Parlamento. Il PD non offre alcuna sponda a queste scelte, non decide di sostenerle anche se sono compatibili con quelle di una sinistra democratica se non proprio socialista. La sua ala liberal si riunisce a Val Montone e si pronunzia su tre punti assai vicini alle richieste berlusconiane: no allo Statuto dei Lavoratori, si alla "sicurezza", si alla riforma della giustizia. Il vice Segretario del PD Enrico Letta presenta un programma in dieci punti che è un mero supporto della Confindustria. Il gruppo senatoriale del PD deposita il ddl Nerozzi-Marini che introduce in Italia il CPE respinto da grandi lotte della classe operaia e degli studenti francesi. Lo chiamano CUI e prevede l'abolizione dell'art.18 e la precarizzazione di tutti i contratti. Bersani ha liquidato il contrasto Fini-Berlusconi così: "pensano ai loro problemi e non agli italiani"!

Non mi pare che si possa liquidare la questione sollevata da Fini con queste parole che mostrano incomprensione e financo fastidio.

Forse avevano una sceneggiatura già pronta per alcuni minuetti da fare con Berlusconi attorno alla Costituzione italiana e sono irritati per la "complicazione" Fini.

Se il PD fosse davvero un partito di opposizione, una sinistra democratica, l'azione di Fini potrebbe innescare un processo di riconquista della libertà, della democrazia e del benessere che l'Italia ha perso.

Pietro Ancona

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