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Patriottismo capitalista

(4 Maggio 2010)

In Grecia, alle prime voci di una possibile bancarotta, i patrioti con i soldi, quelli che stavano con i colonnelli e professavano il più spinto nazionalismo, sono stati notati mentre trasferivano soldi e residenza a Londra, affidandosi alla nazione che guida la speculazione sul fallimento della Grecia, in sinergia con gli USA che desiderano sopra ogni cosa l’indebolimento dell’euro che seguirebbe, inevitabilmente, al collasso greco.
A dimostrazione che le parole “democrazia” e ”socialista”, sono solo parole vuote, ecco il premier greco, “socialista”, che non ha alzato un dito per fermare la prevedibilissima fuga di capitali, si affretta, a redigere un piano di lacrime e sangue, tagliando tredicesima e quattordicesima bloccando salari e pensioni, aumentando le tariffe, socializzando gli errori politici e i trucchi contabili fatti dal precedente governo delle destre, in combutta con la banca d’affari “Goldman Sachs”.
Le “democrazie”, spesso proprio quelle guidate da socialisti (vedi Craxi), lasciano mano libera ai capitalisti, si lasciano irretire e anche corrompere da banche che organizzano flussi di capitali, che scommettono contro la propria nazione e, invece di rigettare con repulsione questi dirigenti, li lasciano al potere con il compito di fare pagare il conto ai poveracci.
Chi ha ridotto la Grecia in questo stato, come minimo, andrebbe cacciato con i forconi.

Purtroppo, dietro questo fenomeno deteriore, vi è una inconsistenza del progetto europeo, che tra, le sue innumerevoli mancanze ed omissioni, non è stato in grado di liberarsi di una nazione come l’Inghilterra che da 50 anni boicotta ogni tentativo di integrazione e finalmente oggi raccoglie i frutti del fallimento europeo, brindando insieme ad USA e banche sioniste.
L’Europa è ad un bivio: o è in grado di svincolarsi dalla sudditanza anglofona e costruire, insieme alla Russia, il 4° polo mondiale (USA-CINA-EUROPA-INDIA), liberandosi dalla Nato e da tutte le basi USA, costruendo vere politiche economiche integrate con decisioni politiche centrali e vincolanti, oppure è meglio che si dissolva.

Paolo De Gregorio

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