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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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La poesia che fermò i carri armati, ma... non l'inquinamento in Puglia

(7 Maggio 2010)

T-10 ( ex IS3 Stalin)

T-10 ( ex IS3 Stalin)

Lungomare di Bari, maggio 2012

Il colonnello Serghei Starasky , ( un noto compagno leccese che aveva sovietizzato il suo nome nel 2010 contestando le celebrazioni dell’Unità d’Italia) conosciuto anche come Chitarra Stalin, per il suo amore per lo strumento musicale che portava sempre con se nel suo Tank T-10 Stalin, assaporava la vittoria imminente incitando gli uomini all’assalto finale.

Dal mare, lievemente increspato da una fresca tramontana, giungeva l’odore dello iodio misto a quello di petrolio di cui era intrisa la spiaggia sottostante e proveniente da una falla da una piattaforma petrolifera posta a poca distanza dal porto.

Serghej, dopo anni di inutili tentativi nel cercare di consegnare alla giunta Vendola, la richiesta firmata da centinaia di associazioni e decine di migliaia di cittadini pugliesi, di moratoria senza condizioni sulle quantità di energia prodotta nella regione Puglia, bloccando altre installazioni di impianti energetici biomasse, nucleari, megaparchifotovoltaici ed eolici e megacentrali a carbone, questa volta faceva sul serio.

Caparbiamente era riuscito a mettere in piedi una vera armata di ambientalisti DOC “puri e duri”, provenienti dalle pianure leccesi e quelle Ucraine, (Questi ultimi con relativo armamentario lasciato abbandonato dall’exArmata Rossa dalle parti di Chernobyl, fatto sbarcare clandestinamente alla Fiera del Levante come materiale agricolo),ed ora si approntava a fare irruzione alla Regione.

Il cappello o meglio il colbacco con la Stella Rossa che indossava in quel momento lo aveva trovato in quel meraviglioso Stalin che ora, sferragliando e lasciandosi una puzzolentissima scia di fumo si stava facendo strada sul lungomare di Bari seguito da altri residuati bellici sovietici.

Su molti di essi era innalzata la bandiera del sole che ride, mentre su altri ,con vernice bianca, gli insorti ambientalisti pugliesi , che si erano accodati ai tovarich ucraini, avevano dipinto scritte tipo “-Energia nucleare, no grazie!”- , o anche –“ Trivellatevi Vendola!” - scritte che solo in parte coprivano altre sbiadite in cirillico -CCCP o morte- o - Viva il compagno Stalin!-

Intorno al Reichstag regionale erano state erette le ultime difese: rastrellati in città i giovanissimi della Vendolajungen ( una derivazione della fabbrica di Nichi) dopo una sommaria istruzione erano stati forniti di panzerfaust e sparpagliati nelle trincee intorno al palazzo della regione

Nel bunker blindato , dove i colpi di cannone e dei lanciagranate arrivavano attutiti, Nichi convolava a nozze avendo deciso di terminare la sua esistenza coerentemente secondo il suo credo, ovvero facendo benedire la sua unione dal povero don Angelo, il prete no-global prelevato nottetempo dalla sua parrocchia.

Nel cortile del palazzo si sprigionava un puzzo nauseabondo. Era la carogna di Pino Losappio, giustiziato per alto tradimento, che aveva pagato caro il precedente incarico all’Ambiente e i cattivi consigli al Presidente in merito alle politiche energetiche ed ambientali , che avevano messo nei guai il povero Presidente

Nicola Frantoianni , nominato capo della Guardia presidenziale, con due bombe a mano infilate nella cintola ed indosso una maglietta col comandante Marcos impresso,ricordo di un lontano viaggio in Chiapas, sputò a terra disgustato: “-Tutta colpa sua se ora mi tocca comandare questa banda di disperati!-

Poco dopo lo Stalin di Serghej sfondava l’ingresso del Palazzo mentre un paio di cosacchi pugliesi si inerpicavano sul terrazzo e sostituivano la bandiera regionale con quella rossa e verde degli antinucleari

Serghej con le lacrime agli occhi, impugnando la richiesta di moratoria e facendosi accompagnare dal capo-carro Jhoan Seclei si lanciò nell’aula di Consiglio dove, atterriti, i consiglieri si chiudevano con le mani gli occhi, il naso, la bocca in un vano tentativo di respingere la moratoria. Il vicepresidente giungeva alla estrema decisione di amputarsi le dita della mano destra pur di non firmare.

“-Nichi! Dov’è Nichi?”-

Gli uomini col colbacco piazzarono due cariche di gelatina dinanzi alla porta blindata e dopo l’esplosione penetrarono nel Bunker certi ormai di trovarsi di fronte ad uno spettacolo desolante ma la realtà superò ogni immaginazione…

Nichi , in un bellissimo completo da nozze e un garofano bianco all’occhiello con gli occhi fuori dalle orbite, circondato da un gruppo di giovanissimi fans parlava loro o meglio recitava all’infinito una poesia che raccontava di una regione piena di fiori, col cielo terso e senza nuvole , dove nelle bocche delle ciminiere erano stati infilati mazzi di garofani rossi, dove l’unico carbone esistente era quello allo zucchero che si regalava ai bambini il giorno della Befana, dove i bambini del rione Tamburi potevano giocare nei campi a pallone senza che respirassero benzene e polveri micidiali, dove gli agricoltori non avevano svenduto i loro terreni agli speculatori del fotovoltaico ed eolico selvaggio …

Serghei con un gesto di stizza gettò a terra il colbacco , calpestandolo: la forza eretica e sanguigna della rivoluzione armata era stata sconfitta dalla ipnosi poetica.

Da “Incubi ambientali nella Puglia che vogliamo”

6 maggio 2010

I racconti di Pugliantagonista

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