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Moody's vivendi

Moody's vivendi

(18 Maggio 2010) Enzo Apicella
Dopo la guerra finanziaria guidata dall'agenzia di rating Moody's, in Grecia ha inizio il massacro di salari e pensioni

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(Capitale e lavoro)

Lo spettro della rivoluzione.

In Grecia la bancarotta del capitalismo. Uno spettro si aggira per l'Europa...

(8 Maggio 2010)

Mentre scriviamo queste righe, nella notte di giovedì 6 maggio, le forze della repressione greca hanno disperso per l'ennesima volta l'assedio popolare al parlamento ellenico, che aveva appena approvato il piano di austerità necessario per avere accesso al prestito di oltre 100 miliardi di euro che Ue e Fondo Monetario Internazionale hanno concesso alla Grecia per evitare la bancarotta. Nel cuore dell'Europa imperialista, le masse in rivolta attaccano il massimo simbolo del potere borghese. Gli eventi di questi giorni non sono frutto di una esplosione improvvisa: la Grecia è da tempo il Paese europeo in cui gli effetti della crisi capitalista si sono fatti sentire con più violenza. Negli ultimi anni il Paese è stato teatro di scioperi, occupazioni di fabbriche, lotte a oltranza come quelle degli insegnanti, mobilitazioni studentesche e occupazioni di scuole e Università, fino all'esplosione del dicembre 2008 con le barricate erette dai manifestanti nelle principali città, scatenate dall'assassinio del giovane Alexis da parte della polizia.

La Bancarotta del capitalismo

Come scrivemmo già un anno fa, anche riportando articoli dei compagni greci dell'organizzazione trotskista Okde-Ep, dietro l'ennesima ondata di rivolta nell'anniversario dell'omicidio di Alexis c'era in realtà lo spettro della bancarotta. In questi anni i governi della borghesia (tanto quelli di centrodestra di Nuova Democrazia, quanto quelli di centrosinistra dei socialisti) hanno attaccato pesantemente le condizioni di vita dei lavoratori. Mentre si regalavano decine di miliardi di euro alle banche, si tagliavano le pensioni, l'istruzione, lo stato sociale, e si privatizzava tutto il possibile. Da sempre la borghesia conosce un'unica ricetta per uscire dalle crisi periodiche del capitalismo: far pagare il conto alle masse.
Sei mesi fa, di fronte alla bancarotta di Dubai, il premier socialista Giorgio Papandreou rassicurava che “non c'è alcun pericolo di bancarotta per la Grecia”. Oggi, di fronte ad una situazione divenuta insostenibile, per evitare la bancarotta l'unica via è stata quella del salvataggio internazionale. Il fallimento di un Paese della Unione europea avrebbe conseguenze devastanti per l'intero sistema capitalista mondiale. Basti pensare alla banca francese Bnp Paribas che ha rivelato che la sua esposizione con la Grecia è pari a 5 miliardi di euro, mentre Societé Generale ha detto di avere un'esposizione di 3 miliardi di euro. Non è un caso che il ministro Tremonti abbia dichiarato proprio stasera che “nessuno è escluso da rischi”.
Secondo molti ossevatori e analisti borghesi, Spagna, Portogallo e Italia sono i Paesi più esposti a subire il “contagio” greco. Per restituire il prestito, il governo socialista ha varato un piano di pesantissimi attacchi alle masse popolari. Nel settore privato, sarà ridotta l'indennità di licenziamento e resa più elastica la possibilità di licenziare. Nel settore pubblico, oltre ai tagli del 30% degli stipendi, verranno tagliate la tredicesima e la quattordicesima mensilità sotto i 3000 euro lordi mensili, e saranno abolite sopra questa cifra. A partire dal 2011 l'età pensionabile di uomini e donne sarà pareggiata (al rialzo, ovviamente). Mentre saranno aumentate del 10% le tasse su carburanti, alcolici, sigarette. Il ministro delle Finanze, Giorgio Papaconstantinou, ha annunciato che il Pil greco si contrarrà nel 2010 del 4%, precisando che il debito pubblico salirà fino al 140% del Pil.

Esplode la protesta

Se è vero che non esiste un legame meccanico tra crisi del capitalismo e ascesa della lotta di classe, è anche vero che era prevedibile una risposta di piazza di fronte a un attacco tanto duro alle condizioni di vita delle masse popolari (tanto più in un Paese in cui già una persona su cinque viveva al di sotto della soglia di povertà). Da giorni le principali città del Paese sono messe a fuoco e fiamme dalla folla inferocita che sfida apertamente la polizia e assedia ormai costantemente il parlamento. Durante gli scontri sono morte tre persone asfissiate in una Banca in cui è stata lanciata una molotov. Il regime borghese e la sua propaganda hanno ovviamente cercato di sfruttare questo tragico incidente (nessuno sapeva che ci fossero delle persone all'interno dell'edificio, privo di misure anti-incendio: si trattava di lavoratori minacciati di licenziamento se avessero aderito allo sciopero) per demonizzare il movimento. Non ci sono riusciti: la protesta divampa sempre più.

Facciamo come in Grecia!

Come ripetiamo da tempo, la crisi economica del capitalismo non è alle spalle perché non sono alle spalle le ragioni che l'hanno provocata (in una frase: caduta del saggio di profitto, che si manifesta in una crisi di sovrapproduzione. Le merci non trovano più sbocchi sui mercati). Il proletariato greco da anni lotta eroicamente per la propria sopravvivenza, malgrado le proprie direzioni riformiste (dal sindacato ai cosiddetti partiti della sinistra radicale - gli stalinisti del Kke e Syriza), del tutto inadeguate a formulare un programma di classe che risponda ai bisogni dei lavoratori in questa fase. E' altamante probabile che il caso greco non resti isolato ed è compito dei lavoratori di tutta Europa, anzi, fare in modo che il contagio greco si estenda.
Ad oggi non esiste ancora quel partito mondiale della rivoluzione necessario (come tutta la storia ci ha insegnato) per portare questa e le altre esplosioni rivoluzionarie che ci saranno alla vittoria (cioè al superamento del capitalismo e alla costruzione di un nuovo sistema sociale più elevato, in cui sia posto al centro l'essere umano e non più l'interesse di pochi). Per questo l'assenza di una direzione internazionale rivoluzionaria con influenza di massa, con sezioni in tutti i Paesi, è oggi il problema da risolvere urgentemente: costruendo nel vivo delle lotte quel partito, cioè la Quarta Internazionale. Per fare questo sono necessarie organizzazioni che intervengano nelle lotte con un programma transitorio di rivendicazioni (rivendicazioni, cioè, che portino i lavoratori alla comprensione della irriformabilità di questo sistema e alla necessità di rovesciare i governi borghesi di ogni colore per instaurare dei governi operai). La Lega Internazionale dei Lavoratori è impegnata in questa prospettiva.
Come abbiamo scritto nella dichiarazione di ieri del Comitato Centrale del Pdac, la cosa più importante che possiamo fare ora in Italia è mobilitare tutte le forze del movimento operaio e dei giovani, scendere in tutte le piazze d'Italia in solidarietà con la sollevazione delle masse greche, organizzare in tempi brevi una grande manifestazione di solidarietà internazionalista. E poi soprattutto estendere e organizzare le lotte nel nostro Paese: per fare come in Grecia!

Davide Margiotta - Partito di Alternativa Comunista

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