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Atene. Ordine pubblico

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(4 Maggio 2010) Enzo Apicella
Grecia. Il Fondo Monetario Internazionale si scontra con la resistenza popolare

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I fatti di Grecia e il loro generale contesto

(17 Maggio 2010)

Abbiamo ricevuto all'indirizzo di n+1 una gran quantità di materiale sui fatti di Grecia. La quasi totalità è di origine e impostazione movimentista, ma vi sono anche prese di posizione diversissime, dai riformisti ai gruppi che si richiamano alla Sinistra Comunista "italiana".

In generale il ritornello è quello che si legge in occasione di terremoti e alluvioni: "E' il capitale che uccide", o che "provoca" o qualcosa del genere. Un esempio eclatante è nella lettera aperta dell'impiegato bancario che è circolata in Internet.

Ora, è verissimo che la "colpa" di tutto quello che succede è del capitalismo, compresi gli effetti di eventi naturali, ma il fatto di ripeterlo fino alla nausea non spiega niente di quello che succede. Tra l'altro in molti casi si parla dei morti nella banca incendiata sorvolando sul fatto che le molotov qualcuno le ha pur gettate (si ventila anche l'ipotesi che le abbia gettate qualche provocatore, cosa non impossibile ma non necessaria: come sappiamo, le pulsioni viscerali del movimentismo fanno sognare "passamontagna calati" anche a esimii professori).

Questo generale atteggiamento ibrido, fatto di ordinaria truculenza verbale e rabbia distruttiva ma anche di straordinario legalitarismo non appena succede qualcosa di grave, è stato chiamato dalla Sinistra Comunista Lebbra dell'illegalismo bastardo. E anche l'opposto atteggiamento movimentista estremo che dice dei tre morti: "In fondo erano crumiri e in guerra sono inevitabili gli incidenti" è una povera cosa, prima di tutto perché la guerra di classe è ben altro rispetto al generale, disperato tentativo greco di far quadrare il rivendicazionismo sindacale con la politica estera, con l'economia in crisi, con la rabbia giovanile anarchicheggiante e con parole d'ordine rivoluzionarie.

Disperato, perché i manifestanti greci, proletari in testa, capaci di uno sciopero generale preventivo e di una grande potenzialità di lotta meriterebbero di non essere così isolati nel paludoso panorama europeo.

E' questo che conta, il potenziale di lotta nell'insieme. Se esistesse oggi la possibilità che vi fu in passato, quella di saldare le battaglie del proletariato con il partito rivoluzionario che le rende coscienti, non verrebbe neppure in mente di entrare nel merito di ogni singolo episodio che la borghesia o i riformisti o i gruppi politici adoperano per i propri fini. Ma nel suo isolamento totale il movimento antigovernativo greco causato dalla situazione al limite del collasso è costretto ad essere troppo interclassista e orientato al gioco democratico per poter essere classificato come scontro di classe. In questo caso più che mai occorre tener presente a mo' di bussola le situazioni in cui si fece valere la specificità del potenziale classista vero, quello che ad esempio il PCd'I ricordava ai proletari nel 1921 di fronte a un episodio ben più grave di quello odierno e in presenza di squadre fasciste (Per i funerali delle vittime del Diana).

Per una valutazione non soggettiva degli avvenimenti, conviene sempre osservare i fenomeni con il criterio che oggi si chiama della "scatola nera". Vale a dire trattare il sistema come un tutto che permette di leggere solo degli input e degli output, i quali offrono però molta utile informazione indipendentemente dai singoli eventi che avvengono all'interno della scatola e che possiamo anche non "vedere". Solo in un secondo tempo potrebbe essere utile indagare la "molteplicità" del reale" (eh, sì, l'aveva già detto il solito Marx).

Abbiamo dunque un capitale globalizzato completamente autonomo rispetto ai governi (come dimostra ad esempio l'impotenza dell'Europa nei confronti della Grecia) che fa saltare qualche anello debole (Piigs) e scatena una semplice anteprima di ciò che potrebbe succedere a livello molto più generale. Generale quanto? Dipende. Il nostro catastrofico modello, per quanto rudimentale rispetto a quelli sofisticatissimi con cui si attrezza la borghesia, dà le risposte che abbiamo elencato nel n. 24 della rivista. Ebbene, gli eventi sociali sono maturati più velocemente di quanto il modello suggerisse. Proprio per questa ragione è necessario non lasciarci trascinare dagli impulsi emotivi dettati dalle imbastiture dell'apparato ufficiale di comunicazione.

C'è molta violenza sociale nei fatti di Grecia, ma c'è anche molta sovrastruttura mediatica e anche una certa dose di gioco delle parti. La scena con poliziotti avvolti dalle fiamme è fotogenica, ma le molotov, seppur pericolose per gli individui, sono innocue dal punto di vista dei risultati sociali. Le devastazioni sono fini a sé stesse e dominano le simbologie anarco-situazioniste, mentre passa in secondo piano l'importantissimo travaglio di tipo "sindacale". In fondo l'hanno vinta epifenomeni che assumono un significato solo nel contesto generale, che è quello della crisi sistemica internazionale potenzialmente in grado di sollevare una risposta sociale altrettanto internazionale. Le masse si scontrano con la polizia, si avanza, si indietreggia e volano mazzate, ma in realtà nessuno sa bene cosa fare.

Questa è la cosa tremenda: nessuno sa che cosa fare. E volano stupide molotov, e muoiono tre poveracci, una morte senza senso come senza senso è la vita sotto il Capitale trionfante. Per il momento tutto è ambiguo, avvolto nell'incertezza.

Per il momento. Infatti i governi europei hanno racimolato ulteriori 750 miliardi di dollari per prevenire la speculazione. Il Sole 24 Ore avverte sul suo sito web: un estintore da mille miliardi va bene per spegnere le fiamme più alte, ma covano bracieri un po' dappertutto. Le borse hanno esultato un momento per subito precipitare, perché c'è poco da stare allegri: la Banca Mondiale calcola che i prodotti finanziari derivati ammontino ad almeno un milione di miliardi di dollari di cui il 70% OTC. L'acronimo vuol dire Over The Counter, cioè scambiati in modi non ufficiali, ad esempio al telefono via computer. In realtà le cifre sono date come "notional" cioè stime, proprio per l'impossibilità di controllo. Non c'è più nessuno in grado di sapere cosa possano combinare capitali fittizi in tali quantità. Se appena si muovono per un millesimo del loro ammontare, travolgono qualsiasi barriera. E si osservi la velocità a cui procede l'autonomizzazione del Capitale anche in un mondo abbastanza controllato come la borsa:

Flash crash mish mash

Quest'immagine paradigmatica dovrebbe essere terrificante per gli Stati. Essa mostra il declino dei capitali che si muovono nel sistema borsistico ufficiale (New York Stock Exchange, NYSE) e si spostano massicciamente su un ventaglio di mercati elettronici paralleli, fuori da ogni controllo (titolo: Flash sul crash-guazzabuglio). L'autonomizzazione del Capitale non è una pensata di Marx, è la natura di questo sistema, e qui ne vediamo solo una parte, che comunque alla borsa di New York significa il passaggio dall'80% delle transazioni totali al 20% in poco più di sei anni. Il grafico tuttavia dà solo una pallida idea di ciò che succede veramente, perché la borsa di New York capitalizza in totale 14.000 miliardi di dollari circa (più 7.000 di provenienza estera), vale a dire in totale circa la cinquantesima parte dei capitali investiti solo in derivati. I capitali "resi liberi" nella società sono dunque mine vaganti in grado di far saltare altro che la Grecia.

L'Inghilterra, che se ne intende di capitali finanziari, s'è tirata fuori dalla cordata di salvataggio intereuropea. Non poteva fare altrimenti, dato che non partecipa all'eurozona; ma s'è messa in guai molto seri. Infatti la situazione è questa: durante un massiccio bombardamento alcuni paesi dell'area euro si rintanano in un rifugio di fortuna rischiando di finire sepolti dalle macerie, mentre i paesi di area non euro vanno a spasso sotto le bombe senza neanche un ombrello. Ricordiamo che nel 1992 il grande speculatore Soros mise in ginocchio Inghilterra e Italia in un colpo con "soli" 10 miliardi di dollari.

E' in un una situazione del genere che i proletari greci scioperano preventivamente e chiedono lo sciopero generale internazionale. Erano in duecentomila in piazza, ma il mondo ha visto solo le molotov. Sono gli unici che si oppongono sul serio al sistema facendo quel che possono per dare la loro impronta al movimento sociale. Le assemblee proletarie sono meno fotogeniche delle fiamme, ma sarebbe ben più interessante avere un detector da quelle parti piuttosto che davanti alle vetrine rotte. La piccola borghesia studentesca, interclassista e romantica, ci interessa, ma solo come il coperchio che si muove sulla pentola segnalando l'acqua in ebollizione.

n+1
Rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente"

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