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Europa terra d’asilo

(17 Maggio 2010)

Nel 2009, secondo i dati recentemente forniti dall’Ufficio europeo delle statistiche, Eurostat, tre quarti delle domande d’asilo presentate in paesi membri dell’Unione Europea da persone provenienti per la maggior parte dall’Afghanistan, dalla Russia, dalla Somalia e dal Kossovo sono state respinte.

Delle 229 500 domande di asilo presentate nel territorio dell’Unione Europea nel 2009, il 73% sono state respinte, il 12% sono state accolte ed ai richiedenti é stato concesso lo statuto di rifugiati, l’11% sono state parzialmente accolte, con la concessione al richiedente di una « protezione sussidiaria », statuto che riconosce l’esistenza di rischi per i richiedenti nei loro paesi di origine e ne impedisce l’espulsione ed il 4% ha « fruttato » ai richiedenti un’autorizzazione di soggiorno per ragioni umanitarie.

Sempre secondo l’Ufficio europeo della Statistiche, nella graduatoria dei paesi che hanno registrato domande d’asilo nel 2009 la Francia é al primo posto con 47.600 domande, seguita dalla Germania con 31.800 e dal Regno Unito con 30.300 : in Francia, su 35.000 domande esaminate, oltre 30.000 sono state respinte mentre in Germania, su circa 27.000 domande esaminate 17.000 sono state respinte e solo Malta, il Portogallo e la Slovacchia hanno accettato un numero di domande d’asilo superiore a quelle che hanno respinto, mentre la Danimarca e i Paesi Bassi hanno accolto un numero di richiedenti asilo uguale a quello di coloro che sono stati respinti.

Il ministro dell’Immigrazione, dell’Integrazione, dell’Identità nazionale e dello Sviluppo solidale, Eric Besson, uno degli ex del Partito Socialista passato nelle file del clan Sarkozy, rispondendo alle critiche di quanti gli rimproverano di perseguire in Francia una politica di « irrigidimento » rispetto a quella classica in tema di immigrazione, di ricongiungimento familiare o di asilo, ha affermato che « l’obiettivo della politica migratoria in Francia é quello di arrivare ad un’integrazione riuscita » degli immigrati, aggiungendo che « aprire [ le frontiere] é facile » ed « é un errore ».

Esperto, come i suoi colleghi del governo Fillon ed il suo presidente, Nicolas Sarkozy, nell’arte difficile di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, il ministro ha sostenuto che « Non si deve credere alle stupidaggini della polemica, la Francia é una terra di accoglienza. Non é una fortezza chiusa e non esiste l’immigrazione zero » ma « si deve regolamentare il flusso migratorio.

Secondo il ministro, che qualche mese fa ha fatto molto parlare di sé per aver rispedito in Afghanistan, un paese in guerra, degli afghani che aspettavano, nella zona di Calais, l’occasione propizia per passare in Gran Bretagna, « la Francia é il primo paese al mondo dopo gli Stati Uniti per le richieste d’asilo » e, secondo i dati da lui forniti, nel 2009 il suo paese ha rilasciato permessi di soggiorno (lungo) a 174.000 stranieri ed ha concesso la cittadinanza a 108.000.

Tutto rosa, dunque ? Non é l’opinione del comitato dell’ONU contro la tortura che, in un rapporto reso pubblico venerdi’ 14 maggio, dichiarandosi preoccupato per la sorte dei richiedenti asilo in Francia, « deplora il fatto di aver ricevuto numerose prove documentate relative al respingimento di individui verso paesi dove rischiavano di essere sottoposti ad atti di tortura, pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ».

La stessa preoccupazione viene espressa nel rapporto redatto da esperti indipendenti in materia di diritti dell’uomo « per il fatto che il 22% delle richieste d’asilo presentate nel 2009 sarebbero state trattate con la procedura detta « prioritaria », che non prevede la sospensione del rifiuto iniziale da parte dell’Ufficio francese di protezione dei rifugiati e degli apolidi (Ofpra) ». « Il richiedente puo’ dunque essere rimandato in un paese nel quale rischia la tortura e cio’ prima che la Corte nazionale del diritto d’asilo abbia potuto intendere la sua domanda di protezione », sottolinea il rapporto.

Un caso, fra i tanti, ha sollevato un’ondata d’indignazione nell’opinione pubblica democratica, quello di una famiglia di kossovari sans papiers con un figlio, Andy Vrenezi di 15 anni - portatore di gravissimi handicap e curato in un istituto di educazione motrice di Freyming-Merlebach (Moselle) per una malattia degenerativa - portati il 3 maggio scorso in un « Centre de rétention », come si chiamato qui i CIE, e caricati su un aereo per il Kossovo il giorno successivo.

L’Europa sarà anche una terra d’asilo ma sembra ben difficile da raggiungere.

Giustiniano Rossi

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