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Next stop: Napoli

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(4 Ottobre 2012) Enzo Apicella
La Estelle forzerà il blocco di Gaza. Prossima tappa Napoli

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    Il licantropo e la foresta

    (e Bertinotti c’entra anche qui)

    (2 Giugno 2010)

    bandiera palestinese e filo spinato (2)

    Fino a quando i leoni non avranno i loro storici, i racconti della caccia glorificheranno sempre i cacciatori.
    (Proverbio africano)
    Angela Lano libera subito!
    (Tutti noi)

    L’insegnamento fondamentale della grandissima Maria Montessori, questa sì una “veneranda maestra”, la prima che lanciò una guerra totale contro lo stupro psicologico dei loro bambini (nati con la colpa!) da parte degli italiani cristiani, fu, come ripete oggi Crozza, di studiare, oltre ai fatti, soprattutto ciò che lega i fatti tra di loro. Le relazioni tra i fatti. Tutto questo nel nostro paese, spiaccicato da un’intera classe dirigente sul pavimento come una mosca, sopravvive, oltreché nel finalino ammonitore dello show di Crozza, unicamente nel quadretto della Settimana Enigmistica che invita a collegare tanti puntini per ottenere un disegno. Siamo quelli che vedono gli alberi e non capiscono il bosco. E siamo pure quelli, all’inverso, che vedono il bosco e non i singoli alberi. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Esempio: certuni che si dan un gran daffare sul bosco, dell’albero poi se ne impippano altamente. Vedi Rifondazione che smania di rabbia contro la legge-bavaglio anti-intercettazioni del tiro doppio di guitti mannari Berlusconi-Alfano, il bosco, ma al sottoscritto, l’albero, vuole estorcere una somma spropositata dopo averlo censurato, licenziato, perseguitato in giudizio. Per libertà d’espressione. Discorso analogo per il sindacato, in questo caso quello mio, la Federazione della Stampa: battaglie di Austerlitz contro la controrivoluzione asburgica del guitto mannaro, neanche una scaramuccina, un fiatarello, un ciglio sollevato, per la sorte del fantaccino napoleonico caduto preda degli ussari.

    barche palestinesi

    Passiamo, nello stesso contesto, a cose più serie. Dalla foresta è uscito in mare il licantropo demente, pazzo di sangue, e si è abbeverato al collo inerme di vittime a suo giudizio troppo piene di vita. Non è stata una sorpresa per noi, che abbiamo visto il mostro, scaturito da una voragine di perversioni, che tutte ha apprese ed esaltate, e di dolori, che tutti ha mai cessato di infliggere, all’opera quando bruciava vivi villaggi e villici. Quando, inventore e da allora padrino di tutti i terrorismi e dei relativi veli di menzogna, disintegrava col tritolo una storia millenaria e un futuro dovuto. Quando, da sempre folle di guerre, aggrediva, sterminava chiunque si trovasse nel suo raggio d’azione. Quando, rapinatore a mano armata dei veleni usciti dai laboratori dei suoi scienziati pazzi, rubava terre, occupava spazi per sostituire alle piantagioni della vita quelle dell’odio e della prevaricazione. Quando, onnipresente in tutta la foresta, lanciava le sue spire di morte a uccidere chiunque non accettasse il suo dominio universale su terre, banche, borse, droga, media, spettacolo, servizi segreti, laboratori, terrorismi. E il bosco chinava le fronde al suo imperversare. Occultava, perlopiù annuiva.

    gommone militare

    Oggi il bosco che lo accoglieva e copriva è stato scosso dal terremoto provocato dall’ imperversare degli zoccoli del mostro sulle ossa frantumate di troppi. Troppo fracasso, troppi bagliori di ossa, troppo alitare di anime sfuggite ai corpi. E gran parte del bosco ha perso le foglie e l’orrido essere ha potuto, ha dovuto, essere guardato in tutto il suo abominio. E la visione ha incontrato la cecità di taluni, ma ha affilato la vista a tanti altri. Israele, già per noi spoglio e visibile in tutte la sua purulenza, è nudo anche per chi aveva sugli occhi lenti affumicate da complicità, o dai vapori tossici emananti da chi, mentre campava di sbranamenti, si poneva come vittima perenne, ontologica, escatologica. Mentre non era che lo scatologico prodotto finale di un colonialismo divenuto, da oppressivo e sfruttatore, genocida. Ma uniamo i puntini, vediamo come compone gli alberi il bosco del fascismo e dell’imperialismo, oggi in parte divelto dal popolo di navigatori, eroi e poeti. Veri.

    Freedom Flotilla

    Enumeriamoli questi alberi e connettiamoli come Montessori insegna. E come stavolta, come già in parte a Gaza, con Piombo fuso, il licantropo demente calcolava, fallendo, di riunirli sotto la cupola delle fronde amiche, a propria dissimulazione. Laceriamo la mimetica delle connessioni e delle connivenze. Cosa si riprometteva il licantropo con una carneficina in acque di tutti, ma ambite come personale piscina di sangue? Non solo una prova di forza da far passare, ancora una volta, come autodifesa. Sul piano morale, puntava sicuramente a rafforzare e diffondere la perversione in dittatura del male dei valori di umanità che ci avevano traghettato, tra venti buoni e bufere avverse, dalle caverne alla convivenza civile, fino al sogno della libertà e dell’uguaglianza. Ma, nella congiuntura in tempi recentissimi mutatasi da positiva in negativa, mirava anche a obiettivi geopolitici di immediata urgenza. A partire dal riemergere, grazie agli accanimenti carcerari di questo secondino planetario, dell’eroico Mordechai Vanunu, fino ai documenti desecretati sui traffici atomici con gli affini del Sudafrica, dello scandalo di 400 bombe termonucleari da minacciare l’universo mondo con un olocausto di fronte al quale il proprio diventa un tamponamento automobilistico. Alla lunga, troppo lunga, la pretesa di annichilire l’Iran, fino a prova contraria alla ricerca di centrali nucleari per scopi medici e, poi, energetici, avendo in spalla un fucile in grado di desertificare il pianeta di ogni forma di vita, stava trasformandosi nello spettacolo di un finto Davide munito di lanciafiamme contro un Golia di carta velina. Tanto più che un fronte nuovo di grandi paesi, Iran, Turchia, Russia, Siria, Brasile, con alle spalle quasi tutto il continente latinoamericano, aveva con infinita moderazione proposto una via d’uscita dalla questione del nucleare persiano: consegna a paese terzo dell’uranio da arricchire, sotto controllo dell’AIEA e nelle garanzie del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (rifiutati entrambi dall’entità sionista). Proposta generosa fino alla lesione della propria sovranità, proposta in contropiede perché rispondente a quanto gli Usa avevano preteso due anni prima, e confutabile solo dalla virulenza belluina della megera del Dipartimento di Stato, nel silenzio imbarazzato di un presidente finto “comandante in capo” e vero burattino appeso a fili manovrati nel buio del cielo. Buio, ma punteggiato di stelle d Davide.

    chavez e ahmadinjed

    La proposta di Iran, Turchia e Brasile e lo schieramento geostrategico che prefigurava avevano sparigliato ogni cosa del Grande Disegno. Avevano mutato a sfavore del mostro e del suo padrino-picciotto Usa (un po’ la relazione Berlusconi-Napolitano) un equilibrio mondiale già malfermo. Un equilibrio compromesso del tutto se si osservano le squadre in campo: USraele e UE a destra, Latinoamerica, Cina, Russia, la parte più viva del mondo islamico, resistenze irachene e afghano-pakistane a sinistra. E la campagna boicottaggio, disinvestimento, sanzioni che ogni giorni acquista nuovi militanti e fa pagare un prezzo crescente a un’economia di sussistenza rapinata al lavoro e alla terra dei superstiti della pulizia etnica e foraggiata dalle donazioni dei padrini-picciotti nel Nord del mondo. Si trattava di raddrizzare la barra, dandole un colpo di maglio a destra. Il giardino delle delizie statunitensi, il cortile di casa latinoamericano se ne andava a vele spiegate verso le terre della libertà, della sovranità, e di un modello socioeconomico che suona la campana a morte al neoliberismo. A dispetto di colpi di stato e recuperi pinochettisti. L’Iraq, auspicato piattaforma di lancio verso l’Asia centrale e benzinaio degli Usa, si spappola sotto i colpi di una resistenza, occultata ma viva, e nel dilaniarsi tra sciacalli prezzolati dagli Usa, ma obbedienti al rivale persiano. La Turchia, poderosa fortezza Bastiani della Nato, all’orlo del “cuore del mondo” centroasiatico, spalla di Israele, si è letteralmente rovesciata nel suo contrario: sfuggita all’addomesticamento nell’Unione Europea, spacca l’alleanza senza la quale gli Usa restano politicamente derelitti e militarmente zoppi e si fa motore della fuoruscita dal condizionamento sionista e imperialista.

    Magari gli sconfitti cercheranno il ricambio, il golpe di recupero, ma ditelo al popolo turco, oggi portavoce di quelli islamici, liberi od oppressi. Nell’Iran, una realtà liquidabile solo con un’impensabile obliterazione atomica, è fallita, a dispetto di una minoranza di invasati integralisti eurocentrici, che di quel paese vedono solo l’artiglio posto sull’Iraq e non la contraddizione strategica con l’imperialismo, la sempre più logora e trasparente manovra di destabilizzazione chiamata “rivoluzione colorata”. Patetica la risposta della solita sceneggiata vecchia dei decenni da Pearl Harbour e dal Golfo del Tonchino, e degli anni dalle Torri Gemelle: l’affondamento di una nave sudcoreana da parte dei branditori di missili atomici nordcoreani. Uno spettacolino talmente goffo, da farci rimpiangere quell’Adriano Sofri che, contro ogni prova Onu in contrario, trasformava in serbi gli obici stragisti bosniaci sul mercato di Sarajevo. L’esplosivo del siluro, esibito dall’inchiesta Usa-Sudcoreana (di chi se no?) curiosamente integro dopo l’impatto con le corazze della nave da guerra, conteneva esplosivo Nato di fabbricazione tedesca. E il siluramento sarebbe avvenuto in zona strettamente controllata dalle flotte di Usa e Seul impegnate in manovre.
    Zona nella quale la marina Usa, preveggente, aveva collocato sul fondo mine ad emersione… Pericolo atomico finto nordcoreano a copertura delle minacce atomiche vere di USraele. Copione scadente. Poco tempo prima, un altro colossale tonfo del fiore all’occhiello del mostro. Un esercito di superagenti Mossad, quelli più bravi di tutti ad ammazzare e sparire, avvelena e soffoca un singolo palestinese di Hamas a Dubai, ma, come un cavallo ubriaco, va a sbattere contro l’apparato di sicurezza dell’emirato. Vengono identificati ben 30 superkiller israeliani e i dati dei loro passaporti. Sono passaporti sottratti a cittadini di paesi amici. Roba che neanche la Banda della Magliana. Inglesi, francesi, irlandesi, francesi, tedeschi e australiani si incazzano come babbuini e cacciano a pedate i capistazione dell’intelligence israeliana. Immunità incrinata. Dopo gli allori sanguinosi di Monaco e di Entebbe, una camionata di guano in testa al “migliore servizio segreto del mondo”.

    Così il mostro (non fatemi dire “bestia”, come tanti, ignari dell’offesa che arrecano ai più innocenti dei viventi) e i suoi padrini-picciotti hanno reagito come dettato d’impulso da una psicopatologia alimentata dalla quasi secolare immunità-impunità. Passando il segno una volta di più. E stavolta, si auspica, in misura definitiva. Se addirittura il regime saprofita del satrapo egiziano, costretto dal rumoreggiare di tuono di masse arabe in rinnovato fermento, ha dovuto aprire il suo valico per Gaza, i giorni del licantropo, certo ancora lunghi e sanguinosi, certo ancora travisati da settori di bosco sollecitati dalla comune bulimia di corpi di terra e corpi di carne, sono contati.

    E se addirittura un corifeo di USraele e delle “Grandi Democrazie Anglosassoni” come “Il Fatto Quotidiano”, per quanto inquinato da sicofanti come Saviano o Colombo, se ne è uscito con cronache dignitose, come quella di una collega, Pavone, sull’assalto dei morti viventi alla flottiglia dei vivi di Free Gaza, poco importa se uno squallido apologeta, correligionario della ghiandola tossica del mostro, Netaniahu, si contorce in un demenziale tentativo di raddrizzare il timone del vascello pirata. Furio Colombo, campione di schizofrenia, in lotta contro il fascismo di casa sua e trombettiere delle armate SS in Palestina, ha disonorato quel foglio con un editoriale che ci raffigura il pasto sanguinolento del mostro come la disperata risposta a quella che non era un flotta di pace, a pacifisti che non sono pacifisti ,ma fanatici militanti della causa palestinese, dunque terroristi, da parte di un Israele (cittadini e soldati) che vive nella paura continua della guerra, un Israele che appare debole e vulnerabile per i veri e bene armati nemici. Carino, vero? Lo stupratore è una fanciulla indifesa che vive nel terrore di essere stuprata. Si tratta di un Israele che da 70 anni conduce una guerra di sterminio al popolo autoctono titolare di quella terra, che ha lanciato sette guerre d’aggressione ai suoi vicini, che opera subdole campagne di assassinii, liquidazioni, diffamazioni, contro chiunque (vero Fiamma –Mossad -Nirenstein?) si azzardi a raggrinzare la fronte alla vista di un paese-apocalisse come non se ne sono mai visti in tutta la storia umana. Di un pogrom madre di tutti pogrom. Di un agglomerato abnorme che, con la sua ideologia e i suoi metodi, preconizza la fine della specie.

    Colombo, nei confronti di coloro che hanno riscattato la dignità umana e volevano riscattare la vita di Gaza, ha fatto meglio di Creonte quando ha infierito su Antigone, sacrificatasi per la dignità del fratello ucciso. Questo illusionista di una stampa dell’inversione della realtà, si è permesso di negare la qualifica e l’onore di pacifisti e difensori dei diritti umani agli uccisi, ai feriti, ai terrorizzati della flottiglia, compresa la mia amica incarcerata Angela Lano dell’ agenzia Infopal e compresi tutti i sequestrati da questi subumani dediti al brigantaggio (Il Frattini da esposizione Standa: “Non sono detenuti”, punto e basta, quando mezzo mondo civile richiama gli ambasciatori). Ossessivamente li ha qualificati del contrario. E si parla di militanti dei diritti umani veri che, a rischio della pelle, rasentavano il mostro per portare cibo, farmaci, mattoni, carrozzelle, ai morituri nella Auschwitz di Palestina. La Auschwitz tedesca fu aperta dopo tre anni. Gaza no. Gaza mai. Iraq, dove gli squadroni della morte del mostro praticano l’eliminazione, una per una, delle teste pensanti della nazione, neanche dopo sette anni. Iraq mai.

    Fuga in avanti

    Il razzismo e il serialkilleraggio sublimati in Stato hanno dunque tentato di bloccare subito l’onda anomala, che arrivava da tutte le parti e da coste turche non più adiacenti e compiacenti, con l’unico mezzo concepibile per questa società “impaurita dalle guerre”: lo scatenamento del Golem. Una società che al 92% sostiene il massacro all’arma di fuoco, biologica e chimica, di Gaza, al 58% degli studenti vuole tutti gli arabi fuori dalle palle, al 58% propone di mettere fuorilegge le organizzazioni israeliane dei diritti umani o che denunciano i crimini di Tsahal, al 73% vuole punire i giornalisti che criticano l’esercito o il Mossad, al 64% chiede di proibire ai media di pubblicare notizie negative, al 42% vuole impedire che si pubblichino notizie di fonte palestinese sulle nefandezze di coloni e soldati. Al quasi 100% snocciola in trance orgasmatica i grani del rosario di morte che il Mossad intreccia nei cinque continenti. E’ il paradiso come lo sognano Berlusconi, Cicchitto, Alfano, Belpietro, Gasparri, La Russa, tutta la compagnia di giro mafiofascista cui abbiamo lasciato in mano il paese. Senza neanche tentare quello che i compagni di Grecia hanno tentato. O quelli di Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador. Inorridendo al pensiero che un giorno ci toccherà di studiare da Taliban. Troppo PCI in questo paese. Troppa Chiesa.

    Un governo abietto di emuli del primatista mondiale del terrore lascia marcire in carcere con i suoi compagni, che si rifiutano di lisciare il pelo al licantropo chiedendo scusa per essere stati massacrati, Angela Lano, la migliore comunicatrice sulla Palestina in un circuito di settari, saccenti, schifiltosi. “Non sono detenuti”, ciancia il manichino Standa e lucida di smalto gli artigli del mostro. Nessun sindaco dei tanti di merda che hanno imbrattato e devastato Roma ha appeso sul Campidoglio la foto di Angela. Nessuna unità di crisi si arrabatta per sottrarre ai sequestratori l’agnello sacrificale della ragion di Stato. E’ che non sono islamici quei sequestratori. E ricordate il furibondo putiferio allestito dalla “comunità internazionale” quando dei perdenti agonizzanti, ma indomati, in acque internazionali salirono sulla nave “Achille Lauro” e mandarono in acqua Leon Klinghoffer.
    Per Yussef Al Molky (27 anni di carcere) e Abu Abbas, caro Colombo, avresti potuto trasformare in verità le tue mistificazioni, parlando di “cittadini e soldati viventi nella paura continua della guerra”, anzi della cancellazione dalla faccia della Terra. Ma non si trattava di esponenti della élite assassina della “comunità internazionale”.

    Finisco con un barbaglio che mi si è acceso a rileggere il “corpo del reato” (vedi omonimo post nel blog) , l’articolo su Cuba per il quale fui censurato, cacciato e ora condannato a dare 110mila euro, 30 denari dati non da, ma a Giuda. Dopo aver scherzicchiato sulla metempsicosi di terroristi cubani, mercenari dell’aggressore Usa, in “intellettuali democratici dissidenti”, il pezzo si concludeva così: E allora dilemma: come la mettiamo con quest’isola? Mi soccorre il TG: “In Israele roadmap di pace e governo anti-Intifada di Abu Mazen inaugurati con una strage di palestinesi a Gaza. I marines sparano sulla folla a Falluja, Bassora, Mosul, Baghdad” e superano i 30 milioni di esecuzioni extragiudiziarie di dissidenti dal 1945 a oggi. Questa è serietà professionale in democrazia.
    Che Bertinotti abbia voluto sbattermi in mezzo a una strada non solo e non tanto per i miei motteggi su quella metempsicosi da mercenari in dissidenti, quanto per un’impertinente sarcasmo sui terrorismi di Stato USraeliani? Dopottutto, non stava già a primi pioli della scala verso il coronamento di una carriera di acrobazie revisioniste con la nomina a Terza Carica dello Stato? Guai a segarglieli, quei pioli.

    Vedete cosa succede a unire i puntini, a mettere in fila gli alberi del bosco?

    Fulvio Grimaldi

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