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(7 Ottobre 2012) Enzo Apicella
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(Imperialismo e guerra)

Anche gli “amici” di Israele sono da incolpare.

(3 Giugno 2010)

Alcuni Usamericani stanno protestando per l’attacco contro la flottiglia di aiuti per Gaza [AFP]
Forse gli Usamericani capiranno ora la vera natura dell’occupazione da parte di Israele. Non è mai avvenuta per la sicurezza. Nemmeno per un giorno. È avvenuta per la terra e il potere. Ed è a questo che siamo arrivati. E noi abbiamo reso tutto questo possibile.

Fin dalla metà degli anni settanta del Novecento, solo un paese aveva il potere di costringere Israele a rinunciare ai suoi sogni di una permanente occupazione della West Bank: gli Stati Uniti.

Dopo il successo del 1967 contro le forze arabe sostenute dall’Unione Sovietica, Israele immediatamente diventava una “risorsa strategica” – un utile alleato nel grande gioco globale contro il comunismo.

Per tre decenni gli Stati Uniti e la loro classe politica hanno simulato interesse, affetto e perfino amore per Israele; la realtà è che Israele è sempre stato uno strumento per la conquista della potenza e degli obiettivi strategici degli Stati Uniti, e nulla più.

Per tutto questo tempo, gli Israeliani con capacità di riflessione – per non parlare dei Palestinesi e di tante altre persone nel resto del mondo – hanno supplicato gli Stati Uniti di intervenire, di fermare la pazzia prima che si scatenasse un accesso di follia che avrebbe minacciato non solo lo stato ebraico, ma l’intera regione e perfino la pace mondiale.

Ma l’obiettivo degli Stati Uniti non è mai stato di “proteggere” o di “appoggiare” Israele.

[N.d.tr.: forse era meglio dire che gli Stati Uniti hanno veramente protetto e sostenuto Israele, però con l’obiettivo di usarlo come cuneo dell’Occidente in Medio Oriente alla difesa degli interessi economici occidentali; solo che a lungo andare, a parer mio, è stato Israele a strumentalizzare tutto l’Occidente per i suoi interessi di dominio in quell’area, pensata dal “popolo eletto” come la sua Terra Promessa!]

I facilitatori
Noi abbiamo simulato essere amici di Israele, ma eravamo amici nella stessa maniera in cui il vostro fornitore di droga è vostro amico, seduto con voi nel pieno della notte ad ascoltare i vostri problemi, mentre vi tiene all’amo per il vostro prossimo buco – solo con la bizzarra variazione che è il popolo degli Stati Uniti più che gli Israeliani a pagare per l’abitudine a sostenere il loro governo e e le élite delle corporation a diventare sempre più ricchi.

Noi siamo gli ultimi facilitatori di questa insana ed immorale intesa, che fa parte della nostra più seria dipendenza dalla guerra, che ora raggiunge all’anno la cifra di mille miliardi di dollari.

Noi non possiamo guardare ad Israele e all’occupazione per quello che sono, perché farlo sarebbe scorgere nello specchio l’immagine più sgradevole che si possa immaginare.

Noi siamo come il personaggio del trafficante di armi interpretato da Nicholas Cage nell’agghiacciante film Lord of War, il Signore della Guerra, solo che in realtà siamo 300.000.000 di trafficanti.
Noi informiamo che in Israele ogni cosa va bene, quando invece tutto è disastrosamente sbagliato. Noi rafforziamo ogni cattiva abitudine degli Israeliani, mentre dichiariamo i loro comportamenti in gran parte ineccepibili. Noi “difendiamo” Israele da qualsiasi critica: “No! Non c’è nessun problema!”, “Israele è la sola democrazia nella regione!”, “Noi stiamo con Israele!” – in realtà, noi stiamo a fianco di Israele somministrandogli sempre più “brown-brown” (cocaina mescolata con polvere da sparo) da sniffare, consegnandogli sempre nuovi armamenti e lo mandiamo in giro ad ammazzare e ad opprimere sempre più, per nostro conto. Ma che razza di amici!

Politicidio
L’occupazione è stata un atto di pura brutalità, che continua da decenni. Quello che è avvenuto a Gaza – quello che gli Stati Uniti e la comunità mondiale hanno consentito avvenisse, sarebbe potuto venire bloccato con una semplice telefonata dal presidente degli Stati Uniti al primo ministro di Israele – “questa è pura pazzia!”
Questo è un politicidio.

Questo significa lentamente affamare l’animo e la mente, assieme al corpo. Non il tipo di fame che produce immagini di pance dilatate, di occhi vuoti e di vestiti a brandelli, ma che corrode a poco a poco la personalità, la volontà di combattere, la potenzialità a superare gli ostacoli, questo provoca problemi medici che tormenteranno per la vita un milione di persone.

E poiché gli Stati Uniti e le altre cosiddette “grandi potenze” non hanno intenzione di fare nulla e ai Palestinesi è rimasta poca forza per resistere efficacemente, la gente di tutto il mondo, persone comuni, dai Palestinesi ai sopravvissuti all’Olocausto, hanno sentito l’impulso ad agire.

Allora per tante volte hanno inviato navi per spezzare l’assedio a Gaza. Israele non ha mai permesso che l’assedio venisse spezzato perché, se il mondo avesse visto quello che è diventata Gaza, non solamente una prigione ma qualcosa di ben peggiore e da denunciare duramente, perfino la sua tanto decantata “hasbara” o macchina propagandistica non sarebbe stata in grado di presentare le cose sotto una luce diversa. E il peggio è che i più accaniti sostenitori di Israele, quali gli Stati Uniti, non possono permettersi che il mondo veda, perché siamo stati noi a permettere che avvenga.

Turpitudine morale
I sostenitori di Israele non possono permettere che il mondo veda i risultati dell’assedio che loro hanno consentito avvenga. [AFP]
Ed ora almeno 10 persone sono state ammazzate a causa dell’infamia, a causa dell’incapacità dei migliori amici di Israele di guardarlo negli occhi e dire: “Ferma questa follia. Tratta i Palestinesi come esseri umani prima di distruggere non solo loro, ma anche te stesso.”
Noi non possiamo esprimere tutto ciò per cui siamo anche colpevoli e gli Stati Uniti si sono dimostrati solo incapaci di fare i conti con la nostra stessa colpevolezza nelle occupazioni, dall’Iraq all’Afghanistan a Gaza e, naturalmente, con il nostro peccato originale, che ha preteso milioni di Americani nativi morti per assicurare la creazione di quella nazione che ora fornisce di armi Israele e afferma che in quel paese sta andando tutto bene.

Un certo giorno, permetteremo anche ai Palestinesi (come attualmente ai Pellerossa negli USA) di gestire casinò e loro ci ringrazieranno.

È tragicamente adeguato che questo disastro dovesse accadere il 31 maggio, Memorial Day, giornata della Rimembranza negli Stati Uniti (per onorare i caduti in guerra). I martiri delle navi sono eroi, sono combattenti altrettanto meritevoli delle nostre lacrime e del sostegno ai soldati usamericani delle guerre passate e presenti. Di fatto, questi eroi delle navi sono i combattenti del futuro – gli unici che possono aiutarci a uscire dalla frana disastrosa per turpitudine morale su cui siamo scivolati come paese, noi molto più di Israele.

Bisogna confidare che gli attivisti della flottiglia per Gaza non saranno morti invano, come i 5.000 soldati usamericani che sono caduti nell’ultimo decennio nelle nostre guerre illegali ed inutili.


Mark LeVine è professore di storia all’Università della California Irvine e ricercatore “ senior visiting” presso il Centro Studi per il Medio Oriente alla Lund University di Svezia. I suoi libri più recenti soono: “Heavy Metal Islam” (Random House) e “Impossible Peace: Israel/Palestine Since 1989” (Zed Books).

Mark LeVine

Fonte

  • Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova dalla sezione Focus di Al Jazeera del 31 maggio 2010
  • email: chinino.curzio@gmail.com

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