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Freedom Flotilla

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(30 Maggio 2010) Enzo Apicella
Israele ha dichiarata che la Marina militare bloccherà le nove imbarcazioni della Freedom Flotilla, cariche di aiuti umanitari per Gaza

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(5 Giugno 2010)

L’assalto israeliano alla flotta dei pacifisti in rotta verso Gaza dimostra ancora una volta che i metodi dell’imperialismo non si discostano da quelli da Al Capone. Con l’aggravante che qui non si è assalita una banda rivale, ma una spedizione pacifica. Si tratta di una dichiarazione di guerra alla comunità internazionale, che rischia di avere conseguenze catastrofiche.

Non si tratta di un errore, di un calcolo sbagliato, di una situazione sfuggita di mano. Errore anche il candelotto sparato in faccia alla ventunenne americana Emily Henochowicz, che manifestava contro il massacro? E’ impensabile che soldati, abituati a sparare sui contadini palestinesi che raccolgono frutta o olive nei propri terreni, possano reagire diversamente al legittimo tentativo di resistere all’arrembaggio corsaro. Il ministro della Guerra di Tel Aviv Ehud Barak ha tolto ogni dubbio sulle reali intenzioni del governo, ringraziando pubblicamente l'unità Shayetet 13 che ha compiuto la strage sulla nave turca Mavi Marmara.

Il governo israeliano sa di poter agire impunemente, almeno finché gli Stati Uniti lo proteggono, palesemente o no.

Israele, come gli USA, come i principali paesi europei tra cui l’Italia, ha raggiunto da tempo lo stadio imperialistico. Poiché è un’entità territorialmente troppo piccola per essere economicamente vitale, deve basarsi su continui aiuti economici e militari, soprattutto da parte degli Stati Uniti, e deve mantenere i propri cittadini in uno stato di perenne terrore per attacchi esterni, la cui causa prima è proprio la politica aggressiva del governo israeliano. Deve specializzarsi nella guerra, perché uno stato pacifico perderebbe ogni attrattiva per gli USA, che non potrebbero più utilizzarlo per la loro politica di dominio in Medio Oriente.

La sua funzione è di rappresentare un presidio militare al servizio dell’occidente. In una prima fase, si trattava di impedire l’unificazione araba in una sola grande nazione, questo obiettivo fu raggiunto con la morte di Nasser e l’ascesa di personaggi pronti a servire la causa dell’America, come Sadat e Mubarak. Poi si trattò di contrastare e infine sconfiggere Saddam Hussein. Infine, perché ai governi israeliani, oltre all’appoggio americano, è necessario un nemico per mantenere intatta la tensione interna e internazionale, contro la repubblica islamica iraniana, con la quale si erano fatti molti accordi sottobanco, in funzione anti irachena.

Israele se ne infischia di quella grande impotenza che è l’ONU (quando non serve a coprire le azioni degli Stati Uniti) o di quel condominio litigioso che è l’Unione Europea. Quanto all’Italia, si troverà sempre qualche servile capo di governo o esponente d’opposizione che giudicherà eccellente la politica del governo israeliano, e in questa occasione Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, si è assicurato una fama da Erostrato a livello internazionale parlando di provocazione da parte dei pacifisti. (1) Quanto a Frattini, ha negato che i sei italiani arrestati fossero prigionieri, e, quando sono stati espulsi, si è detto "particolarmente grato al governo israeliano per la collaborazione offerta". Libidine di servire!

I pericoli di guerra sono di fronte agli occhi di tutti, e sono stati posti in rilievo da molti articoli. Occorre, però, riflettere anche su altri fenomeni, che hanno uno sviluppo meno evidente, e sono sottovalutati. Il più gravido di conseguenze è la rinascita dell’antisemitismo. E’ facile trovare in internet articoli che attaccano, non il sionismo, ma gli ebrei in quanto tali. Rispuntano vecchi falsi, come “I protocolli dei savi di Sion”. Un terreno fertile per il neonazismo, dichiarato o mascherato. La causa fondamentale di questo vergognoso fenomeno è proprio la politica guerrafondaia del governo israeliano, che trova nella rinascita del nemico assoluto la giustificazione per tutte le sue azioni arbitrarie.

Di qui il pericolo, a livello internazionale, ma in particolare per gli ebrei. La confusione tra ebraismo e sionismo, cioè la forma specifica dell’imperialismo israeliano, coltivata ad arte, può portare ad un odio indiscriminato anche nei confronti di quegli ebrei, d’Europa e d’America, che sono contrari a questa sciagurata serie di violenze. Gravi colpe hanno anche quei politici, che, per servilismo verso il governo israeliano, identificano antisionismo e antisemitismo.

Gli interessi degli ebrei e del sionismo non coincidono affatto, non solo perché l’avventurismo del governo d’Israele li mette in costante pericolo, ma anche perché tende a cancellare tutte le loro tradizioni e la loro storia. Michel Warschawski, un esponente della IV Internazionale in Israele, scriveva: “Israele non ha fatto nulla per la rinascita della cultura ebraica... La loro stessa lingua è stata seppellita. E’ come se Israele si vergognasse della storia del popolo ebraico dell’Europa dell’Est e volesse cancellarla dal proprio passato. Quanto alla lingua yiddish, è stato oggetto di una vera e propria guerra culturale, di una guerra che si è conclusa con la completa scomparsa di questa lingua... Un giovane israeliano ha maggiori probabilità di studiare i rudimenti del latino che di frequentare un corso elementare di yiddish. Il sionismo vuole essere “la negazione della Diaspora”. Tranne per l’antisemitismo, essa è cancellata dalla memoria collettiva.” (2)

I governi israeliani hanno diffuso in tutto il mondo occidentale un pregiudizio antiarabo (un’altra forma di antisemitismo, visto che per la Bibbia appartengono alla discendenza di Sem, e Ismaele è figlio di Abramo), ma gli stessi ebrei d’Europa e America subiscono un danno forse irreversibile. Si è creato un abisso tra ebrei e arabi. E’ noto che storicamente i rapporti tra i due popoli erano buoni, e gli ebrei, vittime di persecuzioni nell’Europa cristiana, trovavano protezione presso arabi e turchi.

Insieme, arabi ed ebrei, diedero vita a una delle maggiori civiltà del medioevo. Sempre Warschawski, diceva a proposito della Spagna araba (Andalus): “Si tratta di sette secoli di una civiltà araba, giudaico - musulmana, che ha segnato l’apogeo dell’occidente medievale, nei campi della scienza, dell’arte, della medicina, dell’architettura e della letteratura, sette secoli di rapporti per lo più armoniosi tra ebrei e musulmani, che hanno contribuito a creare, ciascuno con le proprie peculiari produzioni storiche, una cultura mista per eguagliare la quale l’Europa avrà bisogno di secoli”.

Il sionismo, come nel libro di Orwell, cancella la memoria, le tradizioni del popolo ebraico, in modo che il popolo israeliano divenga un duttile strumento nelle mani dell’imperialismo.

La lotta contro l’imperialismo è possibile se non ci si fa ingannare dalle parole falsamente nobili della retorica ufficiale. Il ministro La Russa dice che in Afghanistan i soldati italiani operano per impedire che il terrorismo giunga in Europa. Agli ebrei si parla del ritorno alla terra dei padri, dell’unica democrazia del Medio Oriente, mentre in realtà si incrementa l’oppressione e il fiume di sangue, con la complicità dei governi USA, europei e arabi.

Al sionismo danno particolarmente fastidio le proteste di ebrei, indignati per i continui soprusi, vessazioni, persecuzioni contro i palestinesi. Contro l’aggressione a Gaza, sul Gardian del 10 gennaio 2009 e sul sito della Monthly Review, apparve un appello degli ebrei inglesi per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Vi si paragonava l’assedio della striscia a quello del ghetto di Varsavia. E il viceministro della Difesa, Matan Vilnai, che aveva prospettato per i Palestinesi “una Shoah più grande”, era raffrontato al governatore generale Hans Frank nella Polonia occupata dai nazisti, che parlava di “morte per fame”.

Sulla nave turca c’erano rappresentanti degli “ebrei contro l’occupazione”. Non sono pericolosi sovversivi, ma al governo d’Israele danno fastidio lo stesso. Ho cercato informazioni sul loro sito, ma le scritte scomparivano dopo un istante. Un puro caso, o censura contro una voce scomoda?

Gli ebrei hanno dato all’internazionalismo un contributo impareggiabile. Da Marx a Trotsky, da Rosa Luxemburg e Leo Jogisches a Léviné, migliaia di ebrei hanno avuto un peso determinante soprattutto nelle lotte dei bolscevichi e degli spartachisti. E non dimentichiamo Abram Leon, morto in un lager nazista, che ci ha dato un’opera sulla questione ebraica degna di Marx. Il sionismo ha cercato di cancellare questa storia gloriosa, sostituendole un nazionalismo particolarmente estraneo al popolo cosmopolita per eccellenza.

Questa tradizione internazionalista non è completamente perduta. E sarà proprio il crescente virulento avventurismo sionista ad aprire gli occhi a molti. In Israele e nella diaspora, saranno sempre più gli ebrei che si libereranno del sanguinoso feticcio del sionismo e lotteranno senza remore contro ogni forma di imperialismo, in piena sintonia con i militanti internazionalisti di tutto il mondo.

3 giugno 2010

Note

1) Mantica dixit: “Non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico". "Possiamo discutere sulla reazione israeliana, ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda. Credo che in operazioni di guerra così delicate queste azioni spettacolari servano solo a peggiorare la situazione e a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo". "Mi pare che sia in atto una voluta provocazione per vedere fino a che punto Israele reagisce. Poi, sul merito della reazione israeliana, non do giudizi perché ancora non conosco bene i fatti ma sperare che Israele non reagisse era un'illusione. Il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo”.

Su Bersani e il PD Pietro Ancona scrive in “medioevo sociale”, 31 maggio 2010: “Viltà del PD. E' scandaloso il silenzio di Bersani e del PD sul massacro dei pacifisti ed il sequestro di settecento persone e di tutto il materiale destinato a Gaza. Bersani si dovrebbe vergognare di stare zitto per non turbare i suoi rapporti con i poteri ebraici. Questo silenzio non sarà dimenticato. Il PD è oramai perduto per sempre alla causa della democrazia e della libertà. Pietro Ancona !”

2) Michel Warschawski, “Israele – Palestina. La sfida binazionale. Un “sogno andaluso”del XXI secolo”, pag.89 e pag 37.

Altre notizie sono state prese dai siti:
http://www.arabmonitor.info/news/dettaglio.php?idnews=30713&lang=it
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/05/31/visualizza_new.html_1817836582.html
http://www.pane-rose.it/ “Lo stato di Israele si è macchiato di un ennesimo crimine internazionale orrendo.”

Michele Basso

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