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La borsa o la vita

La borsa o la vita

(15 Giugno 2010) Enzo Apicella
Il ricatto della Fiat: "Sopravvivere da schiavi o morire di fame"

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Pomigliano: "la trattativa"

(7 Giugno 2010)

Bisogna avere una gran bella faccia di bronzo, qualità che non manca certo ai giornalisti, per definire “trattativa” quella tra la FIAT e gli operai di Pomigliano, dove Marchionne dice: o mi date la flessibilità che chiedo o vado a produrre fuori dall’Italia.
Siamo in questa situazione di aperta dittatura grazie a questa famigerata globalizzazione che ha annullato ogni dialettica sindacale, unificato ogni conquista, con la possibilità offerta all’industria di delocalizzare fuori dall’Italia qualsiasi attività, di esportare liberamente capitali prodotti dal lavoro degli operai italiani. Cosa di cui hanno già approfittato migliaia di imprese, fenomeno che accentua la crisi finanziaria, aumenta la disoccupazione in Italia, e rende una chimera la “ripresa”.

Dobbiamo tenere a mente che questa invocata “ripresa” non si manifesterà per motivi strutturali, e non certo per quelle idiozie su ottimismo contrapposto a catastrofismo, e questi impedimenti sono:
-80 miliardi di Euro ogni anno vengono assorbiti per pagare gli interessi sul nostro debito pubblico (arrivato al 116 del PIL). 80 miliardi di Euro sottratti ad investimenti nella economia reale
-120 miliardi di Euro l’anno di evasione fiscale, favorita da un governo che ha depenalizzato il falso in bilancio, riattivato la possibilità di pagamento in contanti, che ha fatto un condono-regalo agli evasori, ecc. ecc,
-la emersione di paesi come la CINA e l’India che ci hanno sottratto per sempre interi settori di mercato nel segmento della bassa tecnologia, e che molto presto svilupperanno la propria egemonia anche nei settori dell’alta ed altissima tecnologia, grazie a università e istituti di ricerca zeppi di cervelli e finanziamenti, a fronte di una situazione in Italia di decadenza, scetticismo, dominio baronale nelle università, con giovani ricercatori precari, a spasso o con la valigia in mano.

Se sommiamo a questi fattori indiscutibili una pressione della finanza internazionale, anglofona e sionista, volta a far fallire l’EURO e a rimettere il dollaro come moneta internazionale di riferimento, ecco che le categorie del pessimismo o dell’ottimismo, evocate da quel capo-comico del nostro premier, si rivelano sciocche e banali, e testimoniano la mostruosa mediocrità del loro inventore, ormai ridimensionato anche dal suo ministro del Tesoro, Tremonti, che lo ha richiamato alla dura realtà dei conti.
La cosa che fa veramente paura, almeno a me, è avere un capo di governo totalmente incapace di valutare il peso di una crisi, che solo pochi giorni fa egli giudicava già finita, con esternazioni di psicologia e non con i dati economici, il cui sorriso beota è stato spento dai conti della finanziaria che Tremonti gli ha sbattuto sotto il naso.

Credo che Berlusconi non si riprenderà più da questa figuraccia, l’illusionista non illuderà più nessuno,il suo partito si è rivelato un contenitore di rifiuti,il cassonetto dove si sono riciclate le cricche della prima repubblica, sempre più ladre e fameliche, senza più alcun collante ideologico o morale, destinato a finire come i suoi predecessori democristiani e socialisti, nel nulla eterno.

7 giugno 2010

Paolo De Gregorio

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