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La sentenza Dell'Utri ed il Sen.Pisanu

(2 Luglio 2010)

La relazione Pisanu ha gelato quanti si erano gettati a capofitto sulla sentenza Dell'Utri per mondare la nascita di Forza Italia da ogni possibile sospetto di incubazione e partecipazione mafiosa. La pirandelliana sentenza della Corte di Appello di Palermo aveva decretato che Dell'Utri era stato amico e sodale della mafia fino al 1992. Da quella data in poi avrebbe chiuso con le sue frequentazioni di cattive compagnie, avrebbe cominciato una nuova e virtuosa vita dedicandosi alla costruzione del partito di Berlusconi e conquistandosi una vittoriosa carriera politica. La sentenza ha messo in dubbio la trattativa Stato-Mafia e un tentativo di fare luce sulle stragi e sugli attentati del periodo 92/94 e slegato la fine dello stragismo dal fortunato esordio del nuovo Partito in grado di riempire il vuoto creato da tangentopoli e dalla fine della Prima Repubblica. La sentenza Dell'Utri fa una periodizzazione di un prima e di un dopo 1992 che sembra una forzatura come fu una forzatura quella creata con la sentenza Andreotti. Perchè questa periodizzazione? Evidentemente per sganciare Forza Italia da ogni sospetto di essere in qualche modo un partito della mafia. Se Dell'Utri dopo il 1992 non è più uomo di collegamento della mafia con il mondo degli affari e delle professioni è conseguente che il partito di cui è cofondatore è pulito e deriva da altro e da altre cause.

Il senatore Pisanu, Presidente della Antimafia, riapre la discussione su quegli anni che la sentenza avrebbe voluto chiudere per affermare non solo che la trattativa Mafia-Stato ci fu, ma anche che la mafia non ha mai dismesso di occuparsi di politica. Certo non lega la nascita di Forza Italia alla mafia ma chiede un approfondimento di quanto è successo allora. Che forze dello Stato abbiano contribuito alle stragi sembra oramai quasi acclarato. La luce che si è fatta su un importante personaggio della Questura di Palermo, capo della mobile ed uomo dei servizi segreti è uno dei tanti tasselli che confermano una convergenza Stato-Mafia in determinati obiettivi e quanto è stato raccontato da Massimo Ciancimino e dal pentito Spatuzza.

Perchè Pisanu riaccredita una interpretazione dei fatti che i maggiorenti del suo Partito si erano affrettati a smentire? Perchè interviene in un massiccio bombardamento massmediatico volto a fare della sentenza di Palermo la negazione di quanto scoperto o intuito o scritto sul biennio 1992/94 uno dei più terribili della storia patria? Perchè probabilmente prevale in lui l'uomo di Stato su l'uomo di Partito. E' di provenienza DC e nella DC personaggi devoti allo Stato più che al Partito ne abbiamo conosciuti: Fanfani, Moro, Andreatta e molti altri. Inoltre la sua relazione è un prodotto collegiale del Parlamento e come tale credo che abbia molta più importanza politica di una sentenza che potrebbe essere capovolta o smentita dalla Cassazione e che comunque riguarda un collegio limitato di persone.

In ogni caso l'intervento di Pisanu è stato tempista, opportuno e provvidenziale. Ha tagliato le gambe subito a coloro che vorrebbero oscurare un periodo terribile della nostra storia, il periodo al quale è seguito lo sfascio del Paese, la sua perdita di identità democratica, la sua frattura interna, la sua svendita attraverso il federalismo, le cartolarizzazioni e le privatizzazioni. Sbaglia, a mio parere, il Procuratore Grasso quando dice che ci vogliono le "prove". Innanzitutto le prove dovrebbe essere lui a cercarle ed a procurarle. In ogni caso anche se ancora non esiste una prova di tutto, esistono prove di tanti singoli eventi. L'uccisione degli eroici poliziotti Di Piazza e Agostino che salvarono la vita di Falcone all'Addaura è una. La condanna di Contrada è un'altra......I processi a carico del generale Mori, la villa di Riina lasciata incustodita e di fatto affidata alla mafia etc..etc...etc...

Condivido quindi la dichiarazione di Rita Borsellino che afferma. ''Le parole di Pisanu smentiscono palesemente chi appena ieri, con ragionamenti paradossali, ha cercato di leggere, nella pesante condanna inflitta al senatore Dell'Utri, la negazione della trattativa tra Stato e mafia".

Pietro Ancona

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