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Monfalcone: quel pasticciaccio brutto della TBC.

(27 Maggio 2009)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.proletaria.it


Alessandro Perrone

27/05/2009 08:45

In questi giorni, dopo un incontro tra la direzione di Fincantieri le RSU del cantiere navale di Monfalcone, l’azienda comunicava che un lavoratore straniero di cittadinanza bengalese, risultava positivo, pur senza essere ammalato, alla TBC, l’infezione di tubercolosi.

Del caso era già stata opportunamente interessata la ASS n°2 Isontina, che ha subito provveduto a trattare l’interessato ed i suoi famigliari. Fin qui tutto normale; la TBC è una malattia classica delle aree di sottosviluppo, anche se gli antibiotici hanno potuto sconfiggere ed arginare, la TBC attraverso la povertà, continua ad essere una malattia largamente diffusa in molte parti del mondo. Tuttavia non c’è alcun rischio d’epidemia, né tanto meno di pandemia, insomma nessun allarme, ma che ti succede a Monfalcone? Un pasticciaccio d’avvero brutto!

La Failms Cisal, organizzazione sindacale, sedicente autonoma, ma ben inserita nei gangli della Lega Nord, annuncia ai lavoratori del cantiere navale, in modo del tutto irresponsabile e con una approssimazione sconcertante, l’esserci in atto un rischio d’infezione generalizzato in fabbrica, da notare che i cittadini bengalese presenti in Fincantieri sono diverse centinaia, 1300 in città, residenti da oltre un decennio.

La notizia ben presto esce dalla fabbrica, oscurando, alla vigilia dello sciopero nazionale della FIOM del gruppo cantieristico la rilevanza della mobilitazione sindacale e mettendo in subbuglio la stessa l’opinione pubblica cittadina. Ne approfitta subito la Lega Nord, invocano provvedimenti urgenti, che per bocca del suo capogruppo comunale Sergio Pacor, afferma: «le colpe del sindaco, primo responsabile della salute dei cittadini, sono gravissime. O si iniziano a fare le cose seriamente o troveremo altre soluzioni»… ..”altre soluzioni…?”Quali?

Dallo spezzone ex AN, attraverso un conigliera comunale, Suzana Kulier, si trova modo di intervenire pubblicamente per chiedere: «Che fine ha fatto l’ordinanza anti-sputo e quella anti-accattonaggio (associando tutto in un unico calderone antistranieri ed indigenti), che sono tanto attese dai cittadini? Credo che, a questo punto, il tempo delle riflessioni dovrebbe essere finito».

A questo punto nell’Amministrazione comunale di centrosinistra, regna la confusione più grande, il sindaco Gianfranco Pizzolitto annuncia l’imminente varo dei provvedimenti del caso, dichiarando che: “entro una decina di giorni, le ordinanze (antisputo e antiaccattonaggio, già annunciate e poi bloccate per l’opposizione politica di Rifondazione Comunista, che giustamente ritiene sbagliato associare delle ordinanze di pulizia urbana, condivisibili o meno, con ragioni etiche e sociali - ndr) dovrebbero diventare operative”. Gli fa eco la presidente della commissione consiliare per la Tutela della salute, Barbara Zilli, del PD, che attraverso una dichiarazione sorprendente, si dichiara disponibile a convocare una seduta per approfondire la questione, invitando “magari” - le parole sono sue -, l’Ass, per comprendere se nel quadro epidemiologico del territorio si sia verificato un andamento anomalo di alcune patologie ed aggiungendo: «Purtroppo gli stranieri che provengono da certi Paesi non hanno il concetto non solo di prevenzione – aggiunge Barbara Zilli -, ma nemmeno di cura ( insomma ha ragione Berlusconi: gli altri sono malvestiti e maleodoranti). Per l’Ass diviene quindi importante avere un contatto con queste persone».

Peccherò di dietrologia, ma sono convinto che dietro a tutto ciò ci sia una chiara l’orchestrazione della vicenda. Chi ha voluto la drammatizzazione del caso, soffiando sul fuoco della xenofobia e del razzismo, ora si sta sfregando le mani, convinto che gli immensi interessi presenti sul territorio legati alla navalmeccanica, possano così prosperare tranquillamente, approfittando soprattutto del clima attuale, segnato dalla crisi economica e pervaso di localismo e nazionalismo più beceri. Insomma, penso ci sia in atto un tentativo di controllo del consenso della comunità, che passa anche attraverso l’uso di questi espedienti, in modo che tutti si sentano un po’ più insicuri e guardino agli altri con sospetto, per poter agire con la massima discrezionalità possibile.

Oggi sotto l’indice c’è la comunità bengalese, tra le più sfruttate e vessate in fabbrica e dal mercato nero e affaristico degli affitti sul territorio, domani toccherà ad altri soggetti, in un vortice senza fine.

L’uso strumentale delle epidemie è come sappiamo un uso sempre politico, la storia ne è piena fino dai tempi più remoti. Ciò che colpisce di più in questo frangente è il clima favorevole in cui trova sviluppo una mistificazione senza basi; alla luce di questo fatto, però, spero che ai tanti cittadini confusi, suoni finalmente la sveglia del sonno delle coscienze civile, nel solco della tradizione di una comunità da sempre in prima fila nella difesa della giustizia, della libertà e della democrazia.

Monfalcone 24 maggio 2009

www.proletaria.it

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