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Iraq occupato

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(30 Marzo 2008) Enzo Apicella

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    Via i soldati italiani, ritorno alla legalità in Iraq

    (23 Luglio 2003)

    In queste ore la Camera dei deputati sta discutendo il Decreto legge per interventi urgenti a favore della popolazione irachena, nonché a proroga della partecipazione italiana a operazioni militari.

    Il Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell’Iraq e il Comitato Fermiamo denunciano la poca chiarezza del decreto, che prevede l’approvazione in blocco di decisioni che hanno scarsa attinenza le une con le altre:

    1. missione umanitaria e di ricostruzione dell’Iraq
    2. invio di un contingente militare in Iraq
    3. partecipazione militare italiana a operazioni internazionali
    4. partecipazione italiana ai processi di pace
    5. regole amministrative e coperture finanziaria

    Per salvaguardare i valori dell’azione umanitaria e per impedire che siano inquinati da altri obiettivi totalmente estranei al concetto, agli ideali e alla pratica dell’umanitarismo, il Parlamento dovrebbe definire la missione italiana con il suo vero nome: missione militare, politica e diplomatica.

    Il decreto legge, invece, maschera l’intervento militare (per il quale prevede una spesa di oltre 200 milioni di euro) come la necessaria protezione di aiuti umanitari finanziati nella misura di 20 milioni di euro.

    E’ in gioco l’essenza e il senso vero dell’azione umanitaria, di fronte alla quale nessuna ambiguità può essere permessa. Nessuna Organizzazione umanitaria potrà mai accettare la protezione militare per la realizzazione dei propri interventi. A ciò deve aggiungersi che in Iraq, la presenza militare della Coalizione, Italia compresa, è una presenza cui manca il carattere della legalità internazionale, com’è invece indispensabile per poter partecipare alle operazioni di pace.

    La protezione degli aiuti umanitari è un pretesto: centinaia di operatori umanitari sono in Iraq da mesi senza necessità di protezione militare, anzi è proprio questa indipendenza la garanzia della propria neutralità e imparzialità. Se l’Italia venisse identificata dagli iracheni come potenza occupante, come in definitiva il decreto prevede, l’incolumità degli operatori umanitari sarebbe messa a rischio.

    Il Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell'Iraq e il Comitato Fermiamo la guerra chiedono l’immediato ritiro dei militari italiani, la revoca della partecipazione alla "Coalition Provisional Authority", il ripristino della legalità internazionale con l’affidamento all’ONU della transizione, la promozione di iniziative umanitarie con il coordinamento delle Nazioni Unite, e l’utilizzo dei fondi previsti per finanziare la missione militare per progetti di cooperazione allo sviluppo in Iraq e altrove.

    E’ convocata per domani 23 luglio 2003 alle h. 12.00 presso la Sala stampa della Camera una conferenza stampa del Tavolo Iraq e del Comitato Fermiamo la guerra per il lancio di iniziative di sensibilizzazione e di mobilitazione della società civile italiana contro il decreto legge per interventi urgenti a favore della popolazione irachena, nonché a proroga della partecipazione italiana a operazioni militari. Sarà presentato inoltre un resoconto sulla missione in Iraq della delegazione del Tavolo di solidarietà con le popolazioni irachene appena rientrata in Italia.

    Roma 23 luglio 2003

    Tavolo di solidarietà con le popolazioni dell’Iraq
    Comitato Fermiamo la guerra

    Fonte

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