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A Piazza Navona un muro di scatoloni contro la privatizzazione dell'acqua: un miracolo da 1.400.000 firme

(19 Luglio 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it


Redazione Radio Città Aperta

19-07-2010/18:30
--- Più di cento scatoloni con oltre un milione e 400 mila moduli, firmati da altrettanti cittadini italiani che chiedono che l’acqua resti o in alcuni casi ridiventi pubblica, sono stati consegnati questa mattina alla Corte di Cassazione di Roma che ora dovrà decidere se accogliere o meno la proposta di indire un referendum abrogativo contro alcuni articoli del decreto Ronchi che impongono la privatizzazione della gestione dell’acqua. Prima della consegna, durante una manifestazione iniziata alle 10 in Piazza Navona alla presenza anche di alcuni artisti, gli esponenti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua hanno disposto gli scatoloni a forma di muro, per ‘creare un argine contro la privatizzazione’. Se la Corte darà parere favorevole, il referendum potrebbe tenersi nella primavera-estate del 2011. “La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre Sì”, afferma il Forum.
Senza grandi partiti e sindacati a disposizione, senza grandi finanziamenti o sponsor politici la raccolta delle firme ha avuto un risultato eccezionale. Grazie alla mobilitazione capillare nei territori di comitati, associazioni, gruppi più o meno informali nei tre mesi che è durata la campagna referendaria le firme raccolte dal cosiddetto ‘popolo blu’ sono state ben 1.401.492. «Un enorme segnale di richiesta di democrazia. - spiega ai microfoni di Radio Città Aperta il presidente del Forum italiano dei Movimenti per l'acqua, Marco Bersani - Le donne e gli uomini di questo paese vogliono decidere su ciò che appartiene loro e per una volta dicono chiaro e tondo che non si può affidare tutto al mercato». Tra i promotori presenti a Piazza Navona questa mattina l’entusiasmo era palpabile: «Si tratta di un risultato straordinario sia dal punto di vista numerico, perché nessun referendum fin’ora aveva raccolto 1 milione e 400 mila firme in così poco tempo, – spiega ancora Bersani - ma soprattutto si tratta di un grande risultato politico perché è stato ottenuto da una coalizione sociale dal basso, senza grandi padrini politici e senza finanziatori, senza grandi mass media. Come primo atto politico chiediamo subito una moratoria al governo su tutti i decreti attuativi, il decreto Ronchi, e quindi diciamo che poiché l’anno prossimo a questo punto il popolo italiano si dovrà pronunciare sulla gestione dell’acqua, lo deve fare a bocce ferme. E poi chiediamo alle amministrazioni locali di non procedere secondo i dettami del decreto Ronchi perché una parte di questo paese ha messo esattamente in discussione quel decreto e chiede che si pronuncino tutte le donne e gli uomini di questo paese».
Ora viene la parte forse più difficile: vigilare sul lavoro dei giudici della Corte di Cassazione affinchè svolgano la propria funzione in maniera indipendente e fuori da ogni condizionamento; e poi, se i quesiti verranno ammessi, portare la maggioranza degli italiani alle urne per dire che l’acqua deve essere un bene pubblico. «Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo. Per conservarlo per le future generazioni» hanno scritto sul loro sito i promotori dei tre referendum riassumendo i cardini della campagna. Un messaggio che chi ha firmato ha ben compreso. "C'è stata una mobilitazione straordinaria, le adesioni sono state più di un milione e 400.000" dice Paolo Carsetti del ‘Forum italiano dei movimenti per l’acqua’: l’obiettivo è difendere l'acqua come bene comune, da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto. Le norme approvate dal parlamento nel Novembre scorso stabiliscono che dal 1° Gennaio 2011 gli enti locali affidino la gestione del servizio idrico a società interamente private o nelle quali la presenza privata superi il 40%. La legge Ronchi accelera in sostanza un processo cominciato anni fa dai governi di Centro Sinistra e che, secondo il “Forum italiano dei movimenti per l’acqua", tra il 1995 e il 2005 ha già provocato un crollo degli investimenti nel settore da due miliardi a 700 milioni di euro l'anno. Incuria e degrado delle reti di distribuzione non hanno però impedito aumenti significativi delle bollette, addirittura del 300% in otto anni nell'esemplare caso della città laziale di Aprilia.
Nella raccolta delle firme la parte del leone l'ha fatta la Lombardia, con 236.278 moduli compilati. Al secondo posto il Lazio, con 146.450 sottoscrittori. In piazza stamattina a festeggiare il risultato c'erano fra gli altri Stefano Leoni, presidente del Wwf, padre Alex Zanotelli, Corrado Oddi della Funzione pubblica Cgil e alcuni esponenti dei partiti della sinistra che hanno appoggiato (ma non promosso, precisano gli organizzatori) la raccolta di firme: Prc, Verdi, Sel e altri ancora. Non l’Italia dei Valori che ha deciso di raccogliere le firme su un proprio quesito che in realtà non chiede la ripubblicizzazione dell’acqua ma vorrebbe lasciare tutto così com’è. Il prossimo appuntamento del 'popolo dell'acqua pubblica' è fissato per il prossimo 18 e 19 settembre, con una assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua che si terrà probabilmente a Firenze.
Invece per domani a Roma è prevista una iniziativa di ‘AcquaLiberaTutti’, cioè di quello che si fa chiamare il ‘Comitato contro i referendum per la nazionalizzazione dei servizi idrici’, promosso da politici, amministratori, ricercatori, professionisti, esponenti del mondo della cultura e della societa' civile di diversa appartenenza politica ma naturalmente convintamente liberisti. In una nota affermano che in Italia nessuno ha mai veramente privatizzato l'acqua e che nessuno propone di farlo. A presentare il comitato in una sala della Camera dei Deputati saranno Antonio Iannamorelli (PD), Piercamillo Falasca (Istituto Bruno Leoni - Libertiamo), Sandro Gozi (PD), Benedetto Della Vedova (PDL), Giuliano Cazzola (PdL).

www.radiocittaperta.it

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