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Il ricatto

Il ricatto

(20 Giugno 2010) Enzo Apicella
A Pomigliano la Fiat convoca, con scarso successo, una manifestazione a favore dell'accordo

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Lettera inviata al direttore del TGcom, contro la sua ed ogni altra difesa di una Fiat indifendibile

(28 Luglio 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa


Dott Liguori, buongiorno.

Sono un laureato al Politecnico di Torino, professionista nel settore “automotive”, cassintegrato dell’indotto Fiat… affetto da incurabile provincialismo italico, visto che mi aspetto che i frutti del mio lavoro, come di quello di migliaia di colleghi, in analoghe condizioni, restino possibilmente in Italia, come patrimonio di sacrificio e conoscenza (quel “know how” di cui tanto blaterano a sproposito i nostrani piccoli capitani d’industria).

Sono inguaribilmente provinciale nel ritenere che a fondamento di ogni Politica del Lavoro, ci sia la persona e non (solo) i numeri… e che in momenti di crisi chi più ha, in termini di denaro e potere contrattuale ed economico, trovi la forza e la dignità di restituire parte di quei sacrifici “popolari”, e contributi statali, su cui ha basato le sue fortune.

E non diserti, invece, come un ladro che dopo aver rapinato sudore e sacrifici contrattuali dei lavoratori… ed incentivi e finanziamenti… e casse integrazione… e sostegno statale ITALIANO (cioè i soldi delle nostre tasse, delle nostre pensioni… e del TFR di migliaia di lavoratori), scappi all’estero disertando, in barba alla propria (molto eventuale) coscienza, in spregio a quel normale senso di riconoscenza verso un Paese ed un Popolo che si è spremuto all’inverosimile… ed in ossequio al più gretto tornaconto personale… tra l’altro spesso perseguito con denaro pubblico.

Ma si sa… chi ha dato ha dato… chi ha avuto ha avuto. Tanti saluti a tutti e andate a quel paese. Io sono già in America… firmato Marchionne.

Ora però sono stufo di sentir dire tante offensive stupidaggini, sull’argomento… per di più con il tono tronfio dell’ignorante (perché ignora i passi fondamentali della vicenda) che crede sia più “à la page” fare la macchietta del cinico liberista… del “cittadino del mondo”… emancipatosi dal quella “piccola” Italia, che pure gli da udienza (peccato) e reddito.

E sono indignato del modo con il quale pubbliche voci come la sua trattano questo tema. Sto parlando del suo qualunquista intervento a TG3 Linea Notte della tarda serate del 22 luglio.

Si può (e si dovrebbe) difendere l’Italia… si potrebbe anche parteggiare per la Serbia, che non è certo mia nemica preconcetta, e i cui lavoratori sono di certo più vicini a me che qualunque mezza figura delle “dirigenza” Fiat.

Ma non si può tenere per il più forte (momentaneamente più forte, grazie alla complicità del Governo)… non si può tifare per chi tiene il coltello alla gola di una classe operaia (ma che come vede comprende ormai tante altre categorie e qualifiche lavorative… diplomi e lauree… tutti “operai” del terzo millennio) già vittima di un asfittico sistema politico e di relazioni industriali che ha eroso giorno per giorno le tutele ed i Diritti del Lavoro.

Non si può e non si deve, per dignità personale, direi, “tifare” per Fiat. Che rappresenta ormai, nel mondo, soltanto il peggio dell’Italia… non certo quella delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, ma quella del “made in Italy” fabbricato all’estero… fasullo… griffato, ma in realtà cinese o indiano (o polacco o serbo)… e non parlo solo delle copie, ma proprio dei falsi “originali”, frutto dell’incapacità e cecità dei nostri sedicenti imprenditori, che non riuscendo, per mancanza di intelligenza e cultura industriale, a promuovere vera ricerca e innovazione nel processo produttivo, ed ottenere così sane e sacrosante economie di scala, si riducono ad agire nell’unico modo che la loro limitatezza culturale gli suggerisce… tagliare sui costi del lavoro, licenziare, cassintegrare, ricattare lo Stato ed i governi complici (come l’attuale aborto che ci “comanda” senza governare), abbassare gli stipendi, isolare e colpire il sindacato, tradire gli accordi e, infine, disertare in altri paesi, sempre più scarsi sul piano delle tutele per il Lavoro, obbligatoriamente arretrati (o non varrebbe la pena trasferirvisi) dal punto di vista industriale e tecnologico… e dove la Politica locale (spesso incentivata e finanziata da un’Europa molto inetta) pur di mantenere il potere, presentandosi anche come salvatrice della Patria, elargisce a piene mani denaro di dubbia provenienza all’Impresa di turno.

Così sta accadendo in Serbia con Fiat, che, per “impiantare” la produzione del suo nuovo monovolume (senza peraltro preoccuparsi di aspetti importantissimi come la formazione del personale, la sicurezza, lo smaltimento delle scorie di produzione, la logistica sfavorevole e la quasi totale assenza di infrastrutture, dato che, essendo soprattutto uno sberleffo al sindacato italiano, il pressappochismo dell’operazione è tollerato), porterà a casa circa tre dei 7 miliardi di Euro del “suo” investimento-fantasma a Pomigliano. E questo è l’unico movente economico serio della cosa.

Ecco perché il sottoscritto non riesce proprio a rallegrarsi per l’operaio serbo, anche se riaffermo di avere molto più in comune con lui che con Fiat.

L’ignoranza e la superficialità di giudizio, da Lei mostrata in merito alla questione è troppo grande, perché non mi decidessi a scrivere questa mia. Chi lavora davvero è arcistufo delle vecchie banalità pseudoliberiste, tra l’altro citate a sproposito, visto che la Fiat, essendo vissuta e sopravvissuta di aiuti di stato, ormai da un secolo, non ha nulla di liberale nel suo DNA (come del resto tutte le cosiddette “multinazionali”). Fiat ha solo una visione gretta, clientelare e padronale del comando, di stampo militaresco, da caserma, che è poi la stessa del nostro piccolo premier, la cui protervia, tra le altre cose disdicevoli del personaggio, ci sta privando da due mesi di un Ministro per lo Sviluppo Economico. E’ la visione analfabeta e deprecabile che Marchionne ha arrogantemente esplicitato in questi giorni: “… siamo in guerra… io sono il generale e voi (operai) siete i miei soldati. A me tocca comandare, a voi eseguire”.

In altri termini… a me le medaglie… a voi il sangue da versare.

Mi stupisco di quanto poco sia rimasto in Lei del giornalista di un tempo. Oggi c’è un suddito… un servitore che ripete a bacchetta le parole, già in origine vuote, del padrone. Che in trasmissione ha solo “tifato” per il nemico… e ha fatto una figura, me lo si lasci dire, proprio identica all’ultimo e più cretino dei quadri e quadretti targati Fiat.

Marchionne… il condottiero del nulla… il Gran Maestro degli italici imprenditori “coi soldi degli altri”… il traditore di accordi e patti, capace di far la voce grossa col più piccolo del delegati Fiom, ma pronto a disfarsi di una Fiat che non sa gestire… incapace anche soltanto di concepire il progetto auto e la sua ingegneria di processo, la cui “illuminata” strategia é banalmente tagliare i costi di produzione, cosa che sa fare qualunque ebete… e chiedere altri soldi allo stato, o ad altri stati, o all’Europa, o agli Usa, per comprarsi “Casa Chrysler” e trasferirvicisi col bottino, cosa che sa fare qualunque estorsore, così come ha ottenuto dallo Stato due anni di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per i Lavoratori di Pomigliano, con la falsa promessa, a cui solo un insipiente come Sacconi, ministro del welfare (come se in Italia, per chi non ruba, ci fosse “benessere”) di vedere finalmente una pallida ombra della Nuova Panda, che già sappiamo mai si farà lì.

E come non rilevare e denunciare la politica da rapina, attuata per anni dalla Fiat. Perchè non si può non ricordare tutto ciò che oggi Foat vuol far pagare ai suoi lavoratori... gli investimenti sbagliati in modelli orribili, il post-selling agghiacciante, l'accordo con GM ed il trasferimento all'estero delle poche risorse disponibili, in termini di denaro e di "teste pensanti", il costante disinvestimento tecnologico, lo strozzinaggio ai fornitori con pagamenti ben oltre i termini stabiliti dalla UE (30 gg. Ora la Fiat paga a 180 gg!!!), i ricatti attraverso le banche, le riduzioni costi, il mamagement proveniente dalla finanza e non dall'industria, etc. etc.

Chi non capisce questo potrà anche sproloquiare in tv, dirigere un giornale, fare la voce grossa con i deboli e prendere per i fondelli chi ha perso tutto, ma dentro è, e resta, un servile altoparlante del suo padrone, un ottuso ed un insipiente, mentre tenta di “épater le bourgeois”con affermazioni da ultraliberista di facciata… decisamente démodé.

Con dispiacere e disgusto.

Giorgio Branca

28 luglio 2010

www.webalice.it/mario.gangarossa

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