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Iraq, onu vuole governo unita' nazionale

E' quello che desiderano anche gli Usa per contenere influenza dell’Iran, prima del ritiro delle truppe di occupazione. Intanto Damasco e Tehran appoggiano candidati opposti a premier iracheno

(5 Agosto 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nena-news.com

Roma, 05 agosto 2010, Nena News – Le Nazioni Unite scendono, almeno in apparenza, con maggiore determinazione sul campo da gioco iracheno. Il Consiglio di Sicurezza mercoledì ha esortato Baghdad a procedere alla formazione di un governo di unità nazionale, mettendo fine al vuoto politico che regna in Iraq dalle elezioni legislative dello scorso marzo. Il Palazzo di Vetro ha fatto sapere con un comunicato di volere la nomina di Iraq «al più presto possibile» di un governo rappresentativo di tutte le forze politiche e delle componenti della popolazione. E lo stesso Segretario generale Ban Ki-moon ha auspicato una rapida soluzione della crisi e delle differenze che hanno impedito sino ad oggi la formazione del nuovo esecutivo, per non dare ulteriore spazio a quelle forze che «si oppongono allo sviluppo del sistema democratico del Paese», ha detto in apparente riferimento ai qaedisti che nelle ultime settimane hanno lanciato una nuova ondata di attentati. Martedì 42 persone sono state uccise da una serie di esplosioni mentre luglio 2010 si è rivelato il mese più insaguinato dal 2008 a oggi.

Quella dell’Onu, certo non a caso, riflette la posizione degli Stati Uniti che attraverso la nomina di un governo di unità nazionale e la fine dello scontro in atto tra i due principali candidati alla carica di premier, gli sciiti Iyad Allawi e Nour al Maliki (primo ministro uscente), credono di poter contenere la crescente influenza in Iraq di Tehran, in vista del ritiro delle forze americane di occupazione. Al momento ci sono 65mila soldati Usa in Iraq ma il presidente Barack Obama ha ordinato la loro riduzione a 50mila entro il 1 settembre.

I piani di Stati Uniti e Onu si scontrano però con una paralisi politica che sarà difficile sbloccare. All’inizio di giugno, la commissione elettorale centrale irachena ha comunicato i dati definiti delle elezioni di marzo confermando la vittoria di stretta misura di Allawi, sciita ma stimato anche dalla minoranza sunnita, sul suo rivale Al Maliki. Quest’ultimo ha cercato di formare un «blocco sciita» contro le ambizioni del suo rivale ma non ha raggiunto il suo scopo e ora le formazioni sciite minori gli chiedono di farsi da parte.

Tehran appoggia contemporaneamente Allawi e Al Maliki ma ritiene il secondo più adatto all’incarico e più disposto a garantire all’Iran un ruolo di primo piano nelle vicende interne irachene. Una posizione che, scriveva ieri il quotidiano di Baghdad Az-Zaman, la Siria non condivide perchè più favorevole alla nomina di Allawi, con il quale mantiene ottimi rapporti da lungo tempo.

Nel ruolo di arbitro c’è l’Allenza Curda che con i suoi voti può garantire la stabilità di qualsiasi coalizione di governo. I curdi iracheni, notoriamente filo-americani, guardano con favore all’esecutivo di unità nazionale ma vogliono garanzie sulla presidenza della repubblica.(red ) Nena News

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