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La piovra del nove

La piovra del nove

(19 Aprile 2010) Enzo Apicella
Per Berlusconi il romanzo "Gomorra" e lo sceneggiato "La piovra" non sono denuncia, ma pubblicità della mafia

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    (11 Agosto 2010)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.comunistiuniti.it

    La crisi europea, la policy di Tremonti, la cacciata dei finiani, il terzo polo e i nuovi inquietanti scenari possibili…

    di Barbara Maffione

    La sera del 29 luglio le agenzie diffondono la notizia della cacciata di Fini dal PDL. Il 30 luglio è lo stesso Fini a spiegare, con una nota scritta di suo pugno, dal sito della Fondazione Fare Futuro, i motivi dell’espulsione dal partito che lui stesso aveva contribuito a fondare. Espulso perché colpevole di “stillicidio di distinguo e contrarietà nei confronti del governo, critica demolitoria alle decisioni del partito, attacco sistematico al ruolo e alla figura del premier”. Un problema non più superabile di distanze culturali: di “stile e di linguaggio”, di corretta interpretazione del libero mercato, di etica e di onestà. Queste le argomentazioni di Fini e dei cosiddetti finiani. Pura demagogia! La replica degli ultras del PDL.

    Ma cosa è successo veramente? Come mai le contraddizioni interne al PDL, chiaramente evidenti sin dalla nascita del partito, esplodono proprio oggi? Qual è la reale portata politica di questa rottura?

    Per capirlo è necessario fare una digressione.

    Col declassamento della Grecia, della Spagna e del Portogallo da parte delle agenzie di rating statunitensi Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch l’ombra lunga della recessione statunitense arriva in zona UE, provocando la crisi.

    Jean Claude Paye, sociologo, in suo recente articolo*, sostiene che la crisi dell’euro è il risultato di un attacco mirato da parte delle agenzie di rating statunitensi e l’abbassamento della valutazione di questi tre paesi da parte delle agenzie americane, soprattutto per quanto riguarda i conti pubblici della Grecia, relegati nella categoria degli investimenti speculativi, è la conseguenza di un’azione volta alla costituzione di un “mercato transatlantico”, che sposti capitali dall’Europa agli Stati Uniti. Avamposto degli USA nella Fortezza Europa è la Germania, che, non a caso, tanto peso ha avuto nella risoluzione della crisi greca, spingendo per l’accordo capestro con l’ FMI.

    In siffatto contesto internazionale, la situazione dell’Italia è formalmente migliore, ma nella realtà la forma non coincide con la sostanza. L’Italia è un paese in stagnazione economica sin dall’inizio degli anni ’90. Alla stagnazione economica si somma una ormai strutturale instabilità politica: il tanto decantato bipolarismo ha prodotto una moltiplicazione esponenziale dei partiti; l’ondata giustizialista di Tangentopoli non ha risolto il problema della corruzione, che dilaga assai più oggi di ieri. Soprattutto la nuova classe dirigente, subentrata in tutta fretta a quella della cosiddetta Prima Repubblica, si è dimostrata nettamente incapace di affrontare i problemi del paese. Per di più, all’ombra di uno stato sempre più debole sia dal punto di vista economico che politico, pasce un antistato sempre più forte sia dal punto di vista economico, che militare, che politico: è l’Italia delle mafie! Le mafie italiane sono le organizzazioni criminali più forti al mondo! Se questa situazione risulta formalmente migliore di quella greca, spagnola o portoghese è grazie alla “finanza creativa” di Giulio Tremonti, un vero maestro nell’arte di far sparire, tra le pieghe dei bilanci pubblici, debiti e storture d’ogni sorta. Giulio Tremonti, il vero leader del PDL! Entrato come tecnico sin dalla prima ora, pian piano negli anni, ha iniziato a prendere peso politico, fino a diventare il dominus della Casa delle Libertà, coll’indebolirsi della figura di Berlusconi, ormai un dittatorello sul viale del tramonto, ridotto alla squallida figura di un omuncolo che deve pagare anche per circondarsi di una corte dei miracoli; ma soprattutto con l’exploit della Lega. L’ultimo ostacolo sul suo cammino per la leadership è Gianfranco Fini. Fini, l’eterno delfino; delfino di Almirante, delfino di Berlusconi sin dal ’94. A differenza di Tremonti, che ha esordito in tarda età come tecnico, Fini è un politico vecchia scuola che per tutta la vita non ha fatto nient’altro se non politica, da quadro a Presidente di Partito. Lo scontro tra i due si profila, in effetti, come una guerra dei mondi: da un lato il mondo della finanza che assalta la politica e dall’altro il mondo di una politica ormai senza identità ma sempre più assetata di potere.

    Nel momento in cui la cancelliera Merkel, forte del peso economico della Germania, aveva portato a compimento le sue trame transoceaniche, spingendo sull’UE affinché i paesi membri assestassero i loro conti in modo da far calare l’euro, sia Tremonti che Fini sapevano di non poter derogare alle più alte volontà: per mantenere il potere dovevano approvare una manovra economica comune!

    Tremonti poteva contare sull’appoggio della maggioranza del PDL e della Lega, Fini su quello di una parte dell’ex AN e poteva fare leva sul malcontento interno al PDL. Il 31 maggio viene varata la cosiddetta “manovrina”**, trionfo della policy di Tremonti, che è andata a colpire i settori d’interesse strategico finiano, sia in termini di bacino elettorale di riferimento, sia in senso lato; non senza reazioni da parte di Fini e dei suoi. Approvata la manovrina, arriviamo alla cacciata di Fini e con essa all’inizio di una feroce campagna mediatica, che in queste ore sta approdando nelle aule dei Tribunali. Aule dalle quali sono anche uscite in congruo anticipo le motivazioni della sentenza di condanna ai vertici della PS, per l’irruzione alle scuole Diaz-Pertini, durante il G8 di Genova del 2001…fatti in cui Fini è “vagamente” implicato, dal momento che in quei giorni, inspiegabilmente, da Vice- Presidente del Consiglio, presidiava incessantemente la Questura di Genova, tenendosi costantemente informato delle operazioni in corso.

    In questo scenario, arriviamo al voto della mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo.*** Come sempre la battaglia politica è una battaglia di numeri. Alla camera il PDL in teoria potrebbe contare su 316 voti, ma “a sorpresa” con 299 voti contrari e 229 voti favorevoli, la Camera respinge la mozione: 75 deputati si sono astenuti dalla votazione.

    Quanto pesa politicamente quest’astensione?

    Tanto, perché Fini è riuscito a compattare un fronte abbastanza omogeneo e potenzialmente coeso, che va dall’UDC all’MPA, passando per l’API di Rutelli e per alcune significative defezioni, tra cui quella inaspettata di Chiara Moroni, figlia dell’esponente socialista suicidatosi a seguito dell’arresto per i fatti di Tangentopoli all’inizio degli anni ’90. Fini da epurato e sconfitto è riuscito a ribaltare la situazione, andando a creare nei fatti un “terzo polo”.

    Ancora di più, perché queste astensioni sono numericamente di più della distanza tra i voti di maggioranza e d’opposizione e determinano il fatto che il PDL non ha più la maggioranza alla Camera! Esattamente la condizione inversa in cui si trovò il Governo Prodi poco più di due anni fa…

    A questo punto è pienamente ipotizzabile una prossima caduta del Governo Berlusconi.

    Quali scenari si aprono? Gli scenari possibili sono diversi, ma sono tutti egualmente inquietanti nella prospettiva della classe lavoratrice! E’ largamente ipotizzabile, infatti, che, come nel’94, alla caduta di Berlusconi segua un governo “tecnico”, camuffato sotto nuove, “più originali” spoglie. Con la differenza, però, che oggi il movimento vive una fase di riflusso. Oggi la sinistra è praticamente disintegrata, atomizzata; i partiti all’opposizione in Parlamento, della sinistra, conservano solo i banchi e quelli all’opposizione extra parlamentare sono semplicemente assenti dai conflitti, troppo presi da operazioni di annessioni chirurgiche d’infimo profilo. I sindacati, oggi come non mai, sono spaccati e sempre meno rappresentativi. In compenso, i padroni – che non hanno problemi di poltroncine da mantenere ad ogni costo - hanno gettato la maschera, mostrando il loro vero volto. Nel nome del mantenimento dell’occupazione pretendono lo smantellamento completo dei diritti conquistati in oltre un secolo e mezzo di lotte! Nel frattempo, dall’Antimafia avvertono che la mafia è pronta a colpire, approfittando del momento d’incertezza politica.

    Che ne sarà di noi? Solo a noi spetta deciderlo!!!

    Comuniste e comunisti ri-uniamoci, è l’ora!!!

    Sitografia:

    * Crisi dell’euro e smantellamento dell’Unione Europea

    di Jean-Claude Paye: http://www.voltairenet.org/article166215.html

    ** Manovra Economica Finanziaria 2010: testo decreto legge 31/5/10:

    http://crisi-finanziaria.myblog.it/archive/2010/05/30/manovra-finanziaria-economica-2010-testo-decreto-legge-10.html

    *** Caliendo, respinta la sfiducia alla Camera. Adnkronos.com

    http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Caliendo-respinta-la-sfiducia-alla-Camera_777549856.html

    www.comunistiuniti.it

    Fonte

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