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La Cina simpatizza con il Partito Comunista Indiano (Maoista) ?

(17 Agosto 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.contropiano.org

D.S.Rajan

Sono stati pubblicati recentemente su alcuni siti non ufficiali maoisti cinesi alcuni rapporti in favore al Partito Comunista d'India - Maoista (PCI-M), partito tutt'ora illegale in India.
Parallelamente sono usciti anche alcuni documenti scritti da studiosi cinesi, i quali analizzano la crescita dei Maoisti Indiani e le implicazioni che questo comporta sullo scenario nazionale e internazionale. Sicuramente le autorità cinesi ne sono a conoscenza, altrimenti non sarebbe uscito alcun rapporto in merito: in Cina sta crescendo l'attenzione cinese riguardo al ruolo che sta assumendo il CPI(Maoista), anche se rimane ancora incerta la direzione che questo prenderà.
Due siti non ufficiali maoisti cinesi, PRC ( People s Republic of China www.maoflag.net e www.gigy.org ) hanno pubblicato un articolo il 7 aprile 2010, riguardo l'uccisione da parte dei soldati maoisti , di alcuni poliziotti indiani nel Chhattisgarh; un terzo sito, www.reviewing.cn/gogyun (una rivista marxista cinese), sta pubblicando continui aggiornamenti sulle attività del CPI(Maoista).
Il sito cinese Maoflag esmprime apprezzamenti positivi sul CPI(Maoista) ma questo non deve sorprendere. Nel suo ultimo report sul massacro dei poliziotti in Chhattigsgarh, ha osservato che le forze armate indiane restano comunque incapaci di far fronte alla "crescente forza della guerriglia Maoista" che potrebbe così espandere la sua influenza in un terzo dell'India, ossia nei 630 distretti orientali, meridionali e centrali del Paese, grazie al loro programma che mira a difendere gli interessi del contadini e dei lavoratori dell'India, privati delle loro terre.
Anche il sito cinese del movimento comunista internazionale (GJGY) parla positivamente delle attività di guerriglia maoista in India, e gli dedica un intera colonna "Nuova Rivoluzione Democratica in India" periodicamente aggiornata sugli eventi attuali, sulla situazione del CPI (Maoista) e sul suo sviluppo storico . In merito alle uccisioni del 6 aprile 2010, il sito ha riportato un dispaccio dalla corrispondenza di Sujeet Kumar, in cui si affermava che ciò che era successo ha solo mostrato che la maggior parte del popolo indiano non ha affatto beneficiato della crescita economica del paese.
Perché le autorità cinesi sembrano chiudere gli occhi di fronte a questi siti, senza dubbio non ufficiali ma comunque controllabili dal governo, che simpatizzano con un Partito Maoista illegale? È forse un segno che Beijing potrebbe rivedere la sua politica riguardo ai maoisti indiani? Non ci sono risposte certe a questa questione; sicuramente in questo momento i rapporti Cina- India vedono la Cina preferire un rapporto diplomatico di non interferenza con gli affari indiani.
D'altra parte, le relazioni con il CPI (Maoista) con il Partito Comunista Cinese (CCP) potrebbero dover affrontare una situazione difficile. A livello internazionale i CCP segue una politica che prevede un rapporto con membri esteri basato sul principio di indipendenza, completa equità e non interferenza reciproca negli affari interni. L'internazionalismo proletario ha cessato di essere per il CCP la base su cui costruire una rete di partiti.
Questi principi hanno facilitato il legame con i partiti indiani di tutte le correnti (compreso con il partito del Congresso e con il BJP), pur mantenendo le relazioni con i partiti comunisti ufficiali indiani più vicini, come il CPI e il CPI (Marxista).
Beijing non ha ancora riconosciuto il CPI (Maoista) come un partito comunista. L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua infatti li chiama ancora "i ribelli indiani maoisti di sinistra".
Per chiarire meglio la situazione può essere utile l'esempio del Nepal. Agli occhi dei cinesi, il Partito Comunista del Nepal (Maoist) (CPN-Maoista) era un gruppo anti governativo di ribelli che usava il nome di Mao, ma una volta che Prachanda ha prese le redini del paese facendo crescere il partito per avviarlo alla strada parlamentare, il CCP ha stabilizzato i contatti con i maoisti nepalesi.

Il capo del CPN (Maoista) è stato ricevuto in Cina come leader di partito nell'ottobre 2009; il dipartimento internazionale del CCP ha iniziato a interagire con il CPN (Maoista) e con le sue delegazioni firmando poi una convenzione a Butwal, nel Febbraio 2009.
A questo punto c'è da chiedersi se il CCP seguirà il modello Nepalese anche con il CPI (Maoista), aspettando i tempi opportuni. In ogni caso, la Cina è ricettiva nei confronti dei processi indiani, e questo è piuttosto evidente anche a fronte di alcuni commenti di emeriti studiosi cinesi.
Da certe allusioni, sembra che la Cina di oggi non si aspetti che i Maoisti Indiani arrivino al potere tramite una rivoluzione armata. D'altra parte, potrebbe essere che nemmeno il CPI (Maoista) intenda proseguire la lotta lungo il sentiero della lotta armata per sempre, ma solo in questa fase. A queste condizioni, il CCP non dovrà che aspettare e stare a guardare ancora per poco, gli sviluppi del CPI (Maoista). La Cina è molto attenta a non fornire apertamente aiuto alla guerriglia indiana, in coerenza della sua attuale politica di non farsi coinvolgere con i movimenti di liberazione esteri, specialmente con quelli dei suoi vicini.
Il CCP e il governo della Cina sono pronti a negare il loro coinvolgimento con le pubblicazioni online se richiesto, appunto perchè esse risultano non ufficiali. Inoltre, i siti cinesi declinano ogni responsabilità per gli articoli pubblicati attribuendogli una valenza meramente opinionista espressa da scrittori individuali.
Nel caso specifico dei siti menzionati, la supervisione governativa della stampa su internet sembra non dire nulla, mostrando così tacitamente una simpatia per la causa maoista Indiana.

*(D.S.Rajan, è Direttore del Chennai Centre for China Studies, Chennai)
tratto da http://www.southasiaanalysis.org/

(traduzione a cura di Chiara Ferronato)

www.contropiano.org

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