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Uno dei due ha la dentiera

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(30 Luglio 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

Benevenuti a Cleto tra aspettative e paure...

(2 Settembre 2010)

La lettera parla della situazione che vivono i piccoli comuni della calabria, tra spopolamento tagli alle casse comunali e carenza dei servizi .

Benevenuti a Cleto tra aspettative e paure...

Cleto, piccolo comune della costa tirrenica cosentina, conta poco più di mille abitanti e vive ormai da anni una condizione di spopolamento progressivo quasi irreversibile, dovuta soprattutto ad una situazione economica pesante, incapace di produrre occupazione soprattutto tra i giovani .
A Cleto paradossalmente abbiamo i capannoni vuoti , mentre tanti sono gli operai emigrati al nord.
Il paese vive una forte stagione di speranze caratterizzata da un lato, dall'ultimazione dei lavori di ristrutturazione del castello medievale e dal prossimo inzio dei lavori dell’altro castello nella frazione di Savuto, dall' altro lato invece emergono sempre più ansie e paure a causa di un futuro che appare sempre più problematico ed incerto, per colpa anche dello spopolamneto dovuto allo scarso "utilizzo"delle risorse del territorio e dalla forte carenza dei servizi.
Tra di essi spiccano soprattutto i presidi medici, le poste e le scuole, che per via di barbari ridimensionamenti rischiano la chiusura.
Infatti nelle giovani famiglie cletesi si sta diffondendo la paura di non poter garantire ai propri figli un’istruzione adeguata, proprio a causa di queste paventate chiusure.
Inoltre la recente manovra finanziaria incombe ancora sulla testa delle piccole comunita' come Cleto con ingenti tagli alle casse comunali. Minori risorse ai Comuni significa minori servizi.
La manovra mantiene i privilegi della politica a Roma sacrificando le piccole realtà, dove gli sprechi neanche ci sono (basti pensare che nel mio piccolo comune non abbiamo nè il vigile urbano nè tantomeno l’automobile della polizia municipale!!!).
Come può una piccola comunità come Cleto resistere al richiamo dei grandi centri urbani?
L'abbandono e quindi la crescente solitudine economica e sociale di chi resta e' anche frutto di politiche locali che nel corso degl’anni hanno parlato alla “Pancia” anzichè alla testa della gente , il più delle volte creando solo false illusioni nella popolazione.
La politica, a tutti i livelli, si deve rendere conto una volta per tutte che lo spopolamento dei comuni può essere arginato solo incentivando attività produttive legate all’artigianato ed all’agricoltura, al turismo, all’ ambiente, alle energie rinnovabili.
Un progetto che miri a introdurre alcune tipologie di attività è probabile che incontri successo seguendo esempi positivi, come ciò che e' avvenuto nella locride dove, attraverso la costituzione di cooperative di giovani del luogo ed immigrati e rifugiati politici, è stato promosso un modello nuovo di sviluppo locale improntato sull’accoglienza e sull’integrazione, creando laboratori di artigianato tipico locale e promuovendo l’agricoltura biologica.
Il centro storico di Cleto, una volta abitato da sarti, artigiani, calzolai e contadini, e' costituito da una serie di edifici rurali e da alcuni palazzi signorili (ora mete della speculazione edilizia) alla cui sommità si erge una castello medievale.
Terminata la fase del restauro,durata circa 5 anni, lo scorso 20 luglio c’è stata l'inaugurazione: tale intervento di riqualificazione e' stato supportato da un finanziamento europeo che ha avuto come obiettivo quello di ridare vita in maniera sostenibile ad uno dei castelli pui belli di tutta la Calabria.
La speranza è che questo possa creare ricchezza per la nostra economia.
Intanto a Cleto, seppur tra mille ostacoli e con tanti sacrifici, emerge ogni tanto , sul piano del sociale, anche qualcosa di positivo, come ad es. un’associazione di giovani (La Piazza) che oltre ad organizzare un “povero” ma ricco programma estivo, promuove petizioni per salvare l’antica chiesa nei pressi del castello o per contrastare la privatizzazione dell’acqua. E’ tanto ma non basta!
Bisogna quindi capire come conferire al territorio un'identità precisa.
Cleto deve innanzitutto farsi conoscere ad apprezzare dai calabresi.
Fatto cio' bisogna aprirsi all'esterno per intercettare risorse umane ed economiche per dare un'anima ed un'identità ad una zona che da troppo tempo stenta ad emergere.
E' importante trovare degli interlocutori che abbiamo interessi culturali ed economici, partendo in primis della gente del luogo, per rendere vivo e fiorente questo borgo dalle grandi potenzialita turistiche ed agricole.
Certo questa strada è di non facile percorribilità, ma potrebbe essere un’idea per andare oltre l'abbandono ed il degrado.
Questa infatti appare e sembra ancora la via migliore per un rilancio economico di un territoro, altrimenti inesorabilmente destinato allo svuotamento demografico.
Chi lo sa...forse un giorno uno sviluppo economico attento alle esegenze di tutti passera' anche da Cleto.
Forse è un sogno…

Franco Roppo Valente
Coordinamento Forum Ambientalista Calabrese

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