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L’Eta sospende le ostilità e apre il cammino alla pace. Chi lo spiega ai media italiani?

(7 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it


Marco Santopadre, Radio Città Aperta

06-09-2010/19:28
--- E’ di ieri l’importante notizia di un video-comunicato attraverso il quale l’organizzazione indipendentista basca Euskadi Ta Askatasuna risponde positivamente alle sollecitazioni venute nei mesi scorsi dal movimento popolare della sinistra indipendentista affinché desse dei passi significativi nella prospettiva di una cessazione delle ostilità. Attraverso un difficile – si trova ridotto a una condizione di clandestinità e sottoposto a una repressione selvaggia – ma articolato processo di discussione e dibattito interno alla militanza di Batasuna e delle altre aree sociali in cui è articolata la sinistra indipendentista, l’indicazione era stata quella di una via pienamente politica e in assenza di ingerenze armate, anche da parte di quella organizzazione che da molti baschi viene considerata una sorta di esercito popolare al servizio del diritto all’autodeterminazione o, quanto meno, un gruppo armato che pur con le sue tante contraddizioni e limiti rimane comunque l’unica forma di autodifesa rispetto ai continui attacchi che il popolo basco subisce. Un dibattito e un orientamente precipitati nel documento Zutik, Euskal Herria! (‘In piedi, Paese Basco!’) che a sua volta ha portato alla rottura dell’isolamento di una forza politica, Batasuna, che nonostante sia ridotta da anni in clandestinità dal governo di Madrid continua ad essere il motore delle aspirazioni del popolo basco al cambiamento sociale, politico ed istituzionale. Il nuovo clima di distensione ha avuto effetti storici nel contesto politico locale, con una inedita e sorprendente ‘alleanza’ – ai fini della risoluzione negoziale e pacifica del conflitto fatte salve le profonde differenze per quanto riguarda la strategia politica a lungo termine – tra il partito della sinistra radicale indipendentista e partiti nazionalisti più moderati – Eusko Alkartasuna ed in parte Aralar – o con alcuni gruppi di sinistra schierati per l’autodeterminazione ma tiepidi sull’indipendenza come Alternatiba ed altri. La dichiarazione resa pubblica ieri da parte dell’ETA – che molti si aspettavano alcune settimane se non mesi fa, e che in parte delude chi immaginava una tregua indefinita – rappresenta un passo di natura storica da parte dell’organizzazione armata: non è la prima volta che i gudari (combattenti in euskera) dell’organizzazione armata più vecchia d’Europa dichiarano un cessate il fuoco o una tregua, parziale o totale. Ma è decisamente la prima volta che questo passo si somma ad una situazione politica contraddistinta da un’accumulazione di forze di tipo politico e sociale che, nel panorama basco e anche con una forte rete di sostegno internazionale, pretende il rispetto di tutte le opzioni politiche nessuna esclusa e l’avvio immediato di un negoziato che permetta ai diversi interlocutori di poter decidere un nuovo scenario senza nessuna forma di pressione o di ricatto da parte di altri soggetti: l’organizzazione armata così come il governo di Madrid. Per ora l’esecutivo di Zapatero, e il ministro degli interni Rubalcaba, il falco Rubalcaba, ha risposto picche, affermando che con l’Eta non si tratta. Ma con l’Eta i socialisti, così come i popolari, hanno già trattato, tanto da arrivare solo pochissimi anni fa ad un centimetro dall’avvio di un negoziato risolutore.
I media italiani, e non solo quelli mainstream, non hanno colto il valore storico di quanto accaduto ieri: obnubilati da una intollerabile fedeltà all’establishment di Madrid in molti casi, disorientati dalla scarsa conoscenza del tema in altri. Per lo più i giornali si sono affannati a spiegare ai loro ignari lettori che l’ETA ci sta provando… che indebolita dagli arresti di militanti e dirigenti negli ultimi mesi sceglie di prendere tempo per riorganizzarsi. Ai loro lettori questi media dovrebbero forse spiegare che l’ETA ha più volte messo in campo proposte di negoziato che a più riprese hanno coinvolto le istituzioni spagnole, anche quando poteva contare su centinaia di militanti e su migliaia di collaboratori. Oltretutto la storia della stampa iberica è una collezione di titoli del tipo ‘Sgominata l’ETA’, ‘Arrestata la cupola della banda terrorista’, ripetuti di anno in anno senza fare gran caso al fatto che l’organizzazione rimaneva viva e vegeta e continuava a colpire. Oppure dovrebbero spiegare come Batasuna, definita immancabilmente come ‘braccio politico dell’ETA’, possa aver costretto la ‘testa’ a dichiarare un cessate il fuoco. Oltretutto, non ci avevano già più volte spiegato i suddetti media che tra Eta e Batasuna non c'era alcuna differenza, giustificando e anzi plaudendo agli arresti dei dirigenti della formazione politica patriottica? Invece di pubblicare semplicemente la traduzione del testo del comunicato dell’organizzazione, giornali e tv si sono imbarcati in improbabili e manipolatorie interpretazioni e solo chi è in grado di comprendere il castigliano ha potuto leggere integralmente la traduzione pubblicata già ieri dal quotidiano progressista basco Gara.
Per rimediare all’ignoranza e al pressappochismo imperanti nei media italiani, vi proponiamo tre interessanti articoli pubblicati su altrettanti siti web nelle ultime ore (ora è più chiaro perché il governo sta cercando di introdurre limitazioni e censure alla rete?). Buona lettura!
Fonte: Infoaut
“Eta fa sapere che già da alcuni mesi ha preso la decisione di non portare a termine azioni armate offensive". E' uno dei passaggi del comunicato dell'organizzazione armata basca, che oggi ha diffuso un video, in esclusiva su Bbc e sul quotidiano basco Gara, in cui inizia un nuovo percorso in prospettiva di un possibile negoziato. Il comunicato, in lingua euskera, è di sette minuti. La traduzione presenta una prima parte di analisi storica, il ripercorrere l'impegno e il sacrificio dei militanti degli ultimi cinquanta anni, una sintetica analisi politica. ma soprattutto il riaffermare la paternità di numerosi tentativi di dialogo nel corso dei decenni di storia dell'organizzazione.
Eta afferma che oggi il Paese basco è in un momento chiave e per questo ha preso la decisione che annuncia una tregua. La parola 'tregua' o 'cessate il fuoco' non sono presenti nella traduzione del testo. Eta parla, come riportato, della decisione di fermare le azioni armate, anzi dice che da alcuni mesi si trova in queste condizioni. Aggiungendo, come sempre in questi casi, che si tratta di una decisione sulle azioni offensive. Resta quindi fuori la possibilità di rispondere, come non viene specificato se il cessate il fuoco sia temporaneo o definitivo.
Nei giorni scorsi Batasuna ed Eusko Alkartasuna, la prima fuorilegge, la seconda una formazione indipendentista che ha deciso di intavolare una alleanza proprio con Batasuna, avevano diffuso un documento molto articolato, seguendo la linea della dichiarazione di Alsasua di un anno fa. In quella dichiarazione Batasuna riaffermava di essere a favore di un processo senza ingerenze violente e scriveva nero su bianco che si comprometteva a promuovere la strada del principi del senatore Mitchell - utilizzati in Nord Irlanda e che comprendono la verifica internazionale della tregua e la distruzione e verifica degli arsenali dell'organizzazione armata -.
Eta, in questo comunicato, non si esprime sul documento, né accenna alla verifica internazionale di tregua o arsenali di cui si è parlato negli ulitmi mesi, soprattutto per bocca dei mediatori di pace. Ma gli elementi chiave risiedono in due fatti: l'avviso ad alcuni player della diplomazia internazionale della volontà di un cessate il fuoco, e quella frase in cui Eta chiede al governo spagnolo il minimo democratico necesario per intavolare un negoziato.
A Madrid riuniti i reponsabili dela lotta antiterrorismo al ministero dell'Interno. Per ora si chiede cautela e prudenza e si parla di 'un passo in avanti'. Ma le parole di Eta fanno supporre che ci si attenda una risposta esplicita o per altre vie, prima di compromettersi ad abbracciare la stessa strada della verifica internazionale e abbandono delle armi previste negli schemi dei mediatori di pace che lavorano da diverso tempo in territorio basco.

Angelo Miotto, Peacereporter
ETA ha reso oggi pubblica una dichiarazione in base alla quale informa che alcuni mesi fa, decise di non realizzare più azioni armate offensive, e si appella ai diversi agenti internazionali e non, a rispondere alla situazione vigente e al desiderio di cambiamento del popolo basco.
La dichiarazione fatta pervenire sia in formato video che attraverso un comunicato alla catena televisiva britannica BBC e al quotidiano basco Gara, esprime l'impegno di ETA a rispondere alla situazione politica attuale a favore del processo politico per la risoluzione del conflitto intrapreso dalla sinistra indipendentista nell'ottobre del 2009. L'organizzazione armata fa oltremodo appello agli agenti politici e a tutta la cittadinanza basca affinchè si assumano la propria responsabilità all'interno di tale processo. Invita quindi ad avanzare con "passi decisi" nell'articolazione del progetto indipendentista in modo da creare le condizioni necessarie per costruire un processo democratico. Imprescindibile per ETA è la presenza costante di una risposta chiara e decisa alla repressione che lo Stato spagnolo attua, così come una difesa determinata dei diritti civili e politici che corrispondono a Euskal Herria in quanto popolo. A sapere in anticipo della decisione di ETA di una tregua è stata la comunità internazionale, alla quale l'organizzazione armata si rivolge per chiedere un'implicazione attiva per "l'articolazione di una soluzione duratura, giusta e democratica a questo secolare conflitto politico". Dialogo e negoziazione sono gli strumenti per arrivare a tale soluzione, e permettere quindi ai cittadini e alle cittadine basche di decidere del proprio futuro in forma libera e democratica. Ma per fare ciò è indispensabile, e ETA lo dice esplicitamente nella sua dichiarazione, che il Governo spagnolo stabilisca i "minimi principi democratici necessari". Le condizioni politiche per avviare una nuova fase verso un cambiamento politico è il frutto di anni di lotta e il confronto, per l'organizzazione armata non può che essere necessario in questo momento per superare "la negazione e la chiusura" degli Stati. La decisione della tregua armata, resa ufficiale quest'oggi, non giunge quindi come un fulmine a ciel sereno, e i fatti degli ultimi mesi lo hanno dimostrato. Il comunicato e il video diffusi dimostrano d'altro canto che la direzione intrapresa dalla sinistra indipendentista verso un processo di cambiamento politico nei Paesi Baschi stia facendo il suo cammino dimostrandosi come un processo "irreversibile". E proprio con queste parole, la sinistra indipendentista si è espressa oggi pomeriggio in una conferenza stampa a Donostia per esprimersi in merito alla dichiarazione di ETA. Per la sinistra abertzale il passo che ETA ha dato quest'oggi costituisce un apporto di enorme valore per "l'istallazione della pace e la consolidazione di un processo democratico". Il compromesso di ETA e il dibattito con le conseguenti conclusioni adottate di forma unanime dalla sinistra indipendentista, costituiscono l'apertura ad una nuova fase politica che potrebbe permettere il superamento definitivo dell'attuale situazione politica. Le prime reazioni sul comunicato dell'organizzazione armata iniziano a comparire anche da altri esponenti politici internazionali. Il presidente del Sinn Fein, Gerry Adams, ha espresso tramite un comunicato di alcune ore fa, la sua approvazione nei confronti della dichiarazione dell'ETA. Se da una parte ha affermato che questo passo ha un "potenziale per mettere fine permanentemente al conflitto basco", dall'altra auspica che il Governo spagnolo risponda positivamente a questa importante dichiarazione, e che approfitti dell'opportunità di avanzare in un processo di pace.

Emiliano Raponi – Il Megafono Quotidiano
L’organizzazione armata basca Eta ha dichiarato ieri un cessate il fuoco unilaterale. In un video consegnato alla BBC e al quotidiano basco Gara, tre portavoce incappucciati di Eta fanno sapere che “già da alcuni mesi è stata presa la decisione di non intraprendere azioni armate offensive”. Questo significa che il silenzio delle loro armi, che dura ormai da un anno, è parte di una precisa strategia nella quale la loro lotta – per l’indipendenza e il socialismo nel Paese Basco- si avvia verso una prospettiva demilitarizzata.
Come i lettori de “Il Megafono Quotidiano” http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/la-sinistra-basca-una-nuova-fase) ormai sanno da alcuni mesi la sinistra abertzale (indipendentista) basca dopo un intenso dibattito aveva rivendicato la necessità di avviare un processo di risoluzione del conflitto che superasse lo scontro armato. Di conseguenza, era ovvio attendere una reazione proprio da quella parte –Eta appunto- che del conflitto armato è parte fondamentale: tale reazione è arrivata, e nel video – esclusivamente in basco, di cui Gara fornisce la traduzione integrale in spagnolo- l’organizzazione fondata nel 1959 rivendica il suo percorso storico ma annuncia anche la sua decisione strategica, finalizzata a lasciare il campo libero alla lotta politica piuttosto che al confronto armi in pugno.
Il governo socialista spagnolo così come la destra del Partito Popolare e la stampa conservatrice di ogni ordine e grado fanno oggi a gara nello sminuire la portata dell’annuncio: i militanti di Eta - è l’accusa - non dichiarano nessuna tregua definitiva, non depongono le armi e -in ultima analisi - non annunciano il loro scioglimento. Ma nessun osservatore intellettualemente onesto poteva aspettarsi tanto.
La notizia sta piuttosto nel fatto che un’organizzazione come Eta, accusata spesso di tirare i fili della sinistra basca e di considerarla come mero “braccio politico” ha risposto alla richiesta pressante che arrivava dalla sua base e dalla leadership politica della stessa izquerda abertzale, che rivendica a sé la direzione della lotta e ritiene centrale la lotta politica e la mobilitazione sociale. In questo contesto va letta anche la creazione prima dell’estate del cosidetto “polo sovranista”, alleanza tra sinistra abertzale e la sinistra moderata di Eusko Alkartasuna come primo raggruppamento di forze che nella loro diversità rivendicano entrambi al Paese Basco il diritto di decidere sul proprio futuro.
Le premesse ci sono tutte: la sinistra abertzale e tutta la società basca sono pronte a intraprendere un cammino verso la fine del conflitto armato, ma la soluzione passa necessariamente per la legittimazione di tutte le opzioni politiche e per la legalizzazione dei partiti indipendentisti, così come non si può pensare di “disarmare” il conflitto senza una soluzione equa per I prigionieri politici e le vittime di tutte le parti.
Il portavoce abertzale Arnaldo Otegi - attualmente detenuto - ebbe a dire, citando Arafat, che la sinistra abertzale presentava la sua proposta di pace con un ramoscello d’olivo in mano. Adesso la palla passa al Governo, che da parte sua dovrà fare dei passi sostanziali verso la negoziazione politica: sarà in grado Zapatero di non far cadere quel ramoscello d’olivo?

www.radiocittaperta.it

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