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Sudafrica, in sciopero i minatori

(8 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.operaicontro.it

DA PEACEREPORTER Sudafrica, l'ora della tregua condividi I sindacati del pubblico impiego dichiarano uno stop agli scioperi, che si sono già estesi al settore minerario, la prospettiva che il governo temeva di più Per il governo sudafricano finalmente una buona notizia: lo sciopero degli statali, appena entrato nella sua terza settimana, verrà sospeso. Purtroppo, la cosa che l'esecutivo più temeva si è già realizzata: l'agitazione ha raggiunto un settore nevralgico, quello minerario.

Si ferma Northam. E' sempre una rivendicazione di tipo salariale, quella che ha spinto sulle barricate i minatori della Northam, che chiedono un aumento del 15 per cento, sette punti percentuali più di quanto non sia disposta a concedere il management della società mineraria specializzata nell'estrazione del platino. E così, alla National Union of Mineworkers (Num), alla quale aderiscono ben ottomila degli 8600 lavoratori della società, non è rimasto che dichiarare l'agitazione, proprio quando il governo riusciva a chiudere, temporaneamente, il fronte principale. I sindacati che rappresentano il pubblico impiego, infatti, hanno deciso di sospendere lo sciopero durante i 21 giorni che avranno per valutare l'ultimo rilancio dell'esecutivo. Lo hanno annunciato in un comunicato, diramato lunedì pomeriggio, il Congress of South African Trade Unions (Cosatu), una sorta di ombrello che raggruppa tutte le sigle sindacali, e l'Independent Labour Caucus (Ilc), i quali hanno comprensibilmente presentato la loro decisione come una prova di buon senso ma anche come un gesto distensivo nei confronti di un governo sconfitto. "Questa è una vittoria che resterà nella storia dei negoziati per il pubblico impiego dove il datore di lavoro è stato costretto a riaprire le trattative", recitava la dichiarazione congiunta. Non dicono i sindacalisti che anche la loro posizione si era fatta estremamente difficile. "Lo sciopero ha colpito soprattutto i poveri", ammette adesso un dirigente della Public Service Association. Vero, perché è soprattutto il segmento più debole della società che ha pagato la paralisi di scuole e ospedali, quello che non può accedere, pagando, a servizi alternativi. Queste tre settimane senza stipendio, infine, hanno causato un danno ingente anche agli stessi scioperanti. Per cui, non c'è da sorprendersi se in Sudafrica i sindacati stessi stiano aspettando con ansia i risultati dei sondaggi condotti dall'Independent Labour Caucus, per capire se godono ancora dell'appoggio dell'opinione pubblica.

Nessun vincitore. I sindacati cantano vittoria ma sono contestati dalla base, che ha rumoreggiato quando si è diffusa la notizia della tregua. Non ha di che ridere nemmeno il governo, però, sfibrato da estenuanti trattative e dallo scontro, tenuto coperto, tra i ministri disposti a trattare e i falchi che hanno puntato i piedi, schierati dietro Richard Baloyi, il ministro del Pubblico impiego, per ammorbidire il quale si è speso addirittura il presidente Jakob Zuma. E' a lui che gli statali avevano chiesto un aumento dello stipendio dell'8,6 per cento e un bonus casa di 1000 rand ed è lui che aveva costruito una sua linea Maginot, individuata in un sette per cento d'aumento e un bonus da 700 rand. Alla fine, ha dovuto capitolare: aumento del 7,5 per cento in busta paga e 800 rand in più al mese per il bonus abitativo, vale a dire il 60 per cento in più. L'ultima offerta è stata ufficializzata lunedì.
Non va dimenticato il risvolto economico: il Sudafrica è in grado di reggere la spesa aggiuntiva in bonus casa e aumenti salariali? Secondo l'economista Mike Schlusser, pagare aumenti e bonus a un milione e trecentomila persone - tanti sono i dipendenti pubblici -, costerà allo stato 26 miliardi di rand l'anno, otto in più di quanto preventivato. Lo si potrà compensare con un aumento dell'Iva e delle tasse ma non si riuscirà a evitare l'aumento del deficit; inoltre, il fatto che il governo abbia accordato aumenti slegati dall'inflazione è un precedente che preoccupa molto. Si riuscirà poi a evitare la spirale inflazionistica?

Alberto Tundo

www.operaicontro.it

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