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Eta in tregua.

L'analisi di Giovanni Giacopuzzi.

(10 Settembre 2010)

06/09/2010



Brian Currin mediatore sudafricano che ha contribuito alla dichiarazione di Bruxelles sottoscritta da una ventina di personalità internazionali a favore del dialogo basco spagnolo sostiene che la dichiarazione di Eta è "d'importanza storica"
Il video comunicato di Eta nel quale riafferma il proseguimento della sospensione delle attività "armate offensive" intrapresa alcuni mesi è divenuto notizia sui maggiori mezzi d'informazione di tutto il mondo. C'era attesa per una dichiarazione della organizzazione armata basca e la stampa spagnola stava preparando il terreno cosi come governo spagnolo e quelli autonomi della Comunità autonoma basca (Cav) e della Navarra. A modo loro. Proprio altro ieri la portavoce del governo autonomo basco, Idioia Media (Partito socialista basco), dichiarava che "un alto al fuoco di Eta non servirebbe a nulla". Mentre il ministero degli Interni spagnolo diffondeva il volto "attualizzato" della presunta nuova "numero di Eta", definita un "dura" favorevole al proseguimento della lotta armata e contraria ad una tregua permanente. Non solo. Ci sarebbe anche un'altra donna ai vertici dell' organizzazione. Poi, oggi, arriva l'annuncio di Eta e a leggere il documento è una donna "militante veterana" sempre secondo la stampa spagnola che dichiara che "la sospensione delle azioni offensive era stata presa già da alcuni mesi". Il ministrod egli Internispagnolo Perez Rubalcaba ci ha messo 24 ore per annunciare che la politica antiterrorista non cambuierà di una virgola, scartando negoziati con Eta. Ma nelle prime ore è stato compito di Ares, ministro degli Interni del governo basco di Patxi Lopez, quello di farsi portavoce dello stato spagnolo affermando che la dichiarazione di Eta "è insufficiente, ambigua e fraudolenta". Che il Governo di "Lakua (della Cav), spagnolo le forze di sicurezza spagnole non sono in tregua e lavoreranno con la stessa decisione e fermezza contro Eta". Ares poi si fa addirittura "portavoce" della stessa sinistra indipendentista nell'affermare che la dichiarazione non risponde "alle esigenze e richieste che i dirigenti della sinistra indipendentista stavano facendo a Eta"(!). Sinistra indipendentista che, invece, in una conferenza stampa, afferma che l' annuncio di Eta di mantenere la sua decisione "unilaterale indefinita e non condizionata", costituisce un contributo "di valore indiscutibile per l'installazione della pace e il consolidamento di un processo democratico".

Del resto questo annuncio di Eta ribadisce quanto era stato già detto in altre occasioni dopo la dichiarazione di Altsasu e Venezia del novembre scorso della sinistra indipendentista di intraprendere un processo politico che favorisca un processo democratico senza violenze ne ingerenze. Lo ricorda Brian Currin mediatore sudafricano che ha contribuito alla dichiarazione di Bruxelles sottoscritta da una ventina di personalità internazionali a favore del dialogo basco spagnolo. Currin sostiene che la dichiarazione di Eta è "d'importanza storica" e che la decisione di Eta è "una risposta e una conseguenza alla leadership politica della sinistra indipendentista e della volontà espressa dal popolo basco". Anche Gerry Adams, presidente del Sinn Fein il quale ha chiesto al "Governo spagnolo di stabilire rapidamente negoziati politici includenti". Nel Paese basco le reazioni dei partiti e sindacati sono stati di diverso teneore. Se per Eusko Alkartasuna, che ha stipulato un accordo politico strategico con la Sinistra Indipendentista questa dichiarazione è una notizia "lungamente attesa e incoraggiante" e significa ratificare "il lavoro svolto fino ad ora" per Aralar la decisione di Eta è positiva ed importante" e allo stesso tempo chiede all'organizzazione armata basca una fine della lotta armata "unilaterale definitivo per motivi politici". Anche il maggior sindacato basco ELA ha accolto positivamente l'annuncio di Eta che "dovrebbe essere ricevuto in modo prudente e responsabile dal Governo spagnolo, attraverso una revisione della sua politica e prendendo decisioni che possano contribuire alla distensione". C'è chi però non è disposto ad accettare il corso degli avvenimenti ed il significato di questa annuncio storico. Il partito della destra navarra Unione del Pueblo Navarro riduce l'annuncio di Eta a una "strategia per poter una volta di più entrare nell istituzioni". Per Upn, Eta non "può chiedere nulla in cambio di questo cessate il fuoco" ed "essendo la Navarra l'obiettivo fondamentale di Eta", Upn "non permetterà che Navarra sia tema di una tavolo negoziale". Insomma, l'ipotesi che ci sia un cambio radicale e definitivo nel paese basco sta preoccupando chi su conflitto violento ha costruito la sua ragion d'essere. Lo ricorda l'Associazione Scorte in Attivo del Paese Basco, che vuole allertare "l'opinione pubblica" su quella che definisce una "nuova tregua trappola" che servirà unicamente a Eta per "riorganizzarsi e finanziarsi". In questo contesto da segnalare il cauto commento del quotidiano El Pais, che assunse una linea editoriale contraria al dialogo nelle conversazioni politiche del 2006. L'editorialista del tema basco Luis R. Aizpeolea scrive che questo sarà "un cessate il fuoco per dosi". "Non risponde (l'annuncio di Eta) nemmeno a quanto richiesero gli appoggi internazionali della sinistra indipendentista, nel marzo scorso, ossia la dichiarazione di un alto al fuoco permanente e verificabile. Nemmeno impone condizioni. Il comunicato è per tanto, un primo passo al quale seguiranno altri nei quali si chiarirà le grandi incognite che il testo oggi non chiarisce. Sarà un processo di spiegazioni per dosi.”

Giovanni Giacopuzzi - Talkingpeace.org

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